Coronavirus, i medici del Covid Hospital di Marsala: “Vaccini e nuove terapie le armi per sconfiggerlo”

Il punto su ricoveri, vaccini e terapie con i primari di Terapia Intensiva e Malattie Infettive

Da oggi la Sicilia è in “zona gialla” e numeri parlano chiaro anche all’ospedale “Paolo Borsellino” di Marsala, Covid hospital della provincia di Trapani fin dalla prima ondata della pandemia di SARS-CoV-2 che ha cambiato le nostre vite con importanti ricadute sul piano sociale, economico, relazionale. “Sugli attuali 8 pazienti ricoverati in Terapia Intensivaci dice il primario Antonio Cacciapuoti7 sono persone che non si erano vaccinate. Una percentuale, quella tra vaccinati e non, che si può riferire anche a tutti coloro che sono stati ricoverati in precedenza in questa ultima ondata. L’età media è quella della fascia che si è meno vaccinata, cioè dagli over 55 ai soggetti di 65, 70 anni”.

“Attualmente, tra degenza ordinaria e semintensiva, su 63 ricoverati solo 8 sono vaccinati. Tra coloro che hanno una forma lieve della malattia, che sono 45, sono 7 i vaccinati – si tratta di persone che hanno patologie concomitanti o che rientrano in quella piccola percentuale in cui il vaccino non ha dato un’immunizzazione completa – in semintensiva su 18 ricoverati, attualmente, c’è solo un vaccinato mentre, come si diceva, in Terapia intensiva solo 1 ricoverato sugli 8 attuali è vaccinato. Le persone sane che si sono vaccinate non arrivano più in ospedale e, se ci arrivano, hanno forme lievi della malattia”, sottolinea Cacciapuoti.

L’aspetto del Covid-19, ricorda il primario, è lo stesso che conosciamo dallo scorso anno, con le forme più severe che presentano un’insufficienza respiratoria che, a seconda della gravità, può condurre in Terapia Intensiva. Quella che fa fede, dopo che il paziente avverte i primi sintomi, è la TAC polmonare: se si evidenzia una polmonite bilaterale viene ricoverato, altrimenti si può tornare a casa e si viene curati dai medici del Territorio.

In Terapia Intensiva l’approccio terapeutico attuale è quello di dare supporto alla respirazione, con la ventilazione meccanica, la somministrazione di cortisone e la copertura con antibiotici. “Alcuni farmaci – spiega Cacciapuoti – come l’idrossiclorochina e gli antivirali, non si usano più perchè le evidenze degli studi hanno mostrato che non danno alcun vantaggio, anzi i pazienti sono sottoposti ai loro effetti collaterali. Noi facciamo sì che il paziente sopravviva alla fase acuta della malattia, poi la guarigione avviene per via naturale”.

“Mediamente un paziente in Rianimazione costa allo Stato circa 2.600 euro al giorno – commenta Cacciapuoti – considerando i costi del personale, dei farmaci, delle attrezzature, del funzionamento generale del reparto e dell’ospedale. Se pensiamo che un paziente resta ricoverato, in media, circa 30 giorni in Terapia intensiva, si capisce che con quella cifra ci si vaccina una città”.

“Siamo davanti ad una situazione nuova”, sottolinea il primario di Terapia Intensiva dell’ospedale marsalese e invita anche a saper leggere i dati relativi ai contagi e ai ricoveri tra vaccinati e non vaccinati: “Una cosa è se – dice facendo un esempio – su 10mila persone, tra 9mila vaccinati ci siano 100 ricoverati, altra che ce ne siano altrettanti sui mille non vaccinati. L’incidenza è ben diversa, non si possono paragonare i due numeri. E’ ovvio che più persone vacciniamo più, tra chi arriva in ospedale, ci saranno soggetti che hanno ricevuto il vaccino. Se tutti saremo vaccinati, è chiaro che i ricoverati in ospedale, che anche se in misura molto minore ci saranno, saranno solo vaccinati. Ma questo non vuol dire che il vaccino non funzioni”.

Attualmente sono 18 i posti letto attivati presso il “Paolo Borsellino” di Marsala, numero suscettibile di essere raddoppiato, e quindi di arrivare a 36, se necessario. Dal punto di vista di attrezzature e personale, la criticità, secondo Cacciapuoti, potrà riguardare solo quest’ultima componente, specie rispetto alla disponibilità di medici anestesisti e rianimatori. In quel caso, necessariamente, questi specialisti saranno dirottati dall’Asp verso il Covid hospital da altri reparti ospedalieri del Trapanese, con le inevitabili ripercussioni sulle ordinarie attività di cura dei pazienti con altre patologie.

“Anche di questo problema i non vaccinati si dovrebbero rendere conto: l’occupazione dei posti letto di Terapia Intensiva si ripercuote su tutti i cittadini che hanno necessità di un intervento chiururgico e non lo possono fare, si pensi ai malati oncologici. I malati di Covid-19 continueremo ad averli per alcuni anni – conclude il medico – ma non possiamo vivere per anni come adesso, quel che dobbiamo fare è diminuire la pressione sugli ospedali e questo possiamo ottenerlo solo con la vaccinazione di almeno il 70-80 per cento della popolazione e con i richiami. Io lavoro in ospedale e ho già avuto il vaccino, se ci sarà da fare la terza dose la farò. Mi fa molta più paura il Covid”.

Dello stesso tenore le considerazioni espresse da Pietro Colletti, primario del reparto di Malattie Infettive dell’ospedale di Marsala che colloca la situazione nel Trapanese alla pari di quella che i dati registrano a livello nazione: circa l’80 per cento dei ricoverati non sono vaccinati e quel 20 per cento di ricoverati vaccinati sono soggetti con altre patologie pregresse e che, comunque, non presentano, se non in rarissimi casi, forme severe di Covid-19.

Colletti sottolinea come sia necessario dispiegare tutte le forze disponibili per superare la cosiddetta “esitazione vaccinale” di molti cittadini. “Dobbiamo ricordarci che il Covid-19 è una malattia provocata da un virus molto contagioso, ci si infetta molto facilmente e bisogna proteggersi. E’ una malattia che può portare alla morte e lo fa provocando enormi sofferenze fisiche e anche psicologiche. Le complicanze sono molto gravi, non solo a livello polmonare ma anche cardiaco, renale, a livello di sistema nervoso centrale e muscolare”.

“Stava andando bene, adesso siamo nuovamente in una situazione preoccupante.  Perchè si è abbassata la guardia. Lo scorso anno – prosegue il primario di Malattie Infettive – venivamo dal lockdown e poi, man mano che si è data fiducia, come era giusto, ai cittadini riducendo le restrizioni, abbiamo assistito ad un allentamento del rispetto delle misure di sicurezza. A questo si aggiunga il massiccio afflusso turistico che ha investito la nostra Isola, le riunioni, gli assembramenti, le feste e festicciole, e il virus ha ripreso a correre. Abbiamo però delle armi, oltre a distanziamento e precauzioni personali, la prima è il vaccino. Se oggi non abbiamo più alcune malattie infettive severe, lo dobbiamo ai vaccini. Penso al vaiolo, alla poliomielite, alla difterite”.

Quanto al versante delle terapie, Pietro Colletti sottolinea come, già adesso, con l’avvento degli anticorpi monoclonali, ci sia la possibilità di combattere efficacemente il rischio di forme severe della malattia nei pazienti più a rischio. “Si tratta di sostanze prodotte in laboratorio che sono mirate contro questo coronavirus. Dallo scorso 1 aprile questi farmaci, in Italia, sono a disposizione di tutti e gratuitamente. Se sono somministrati nei primissimi giorni dell’infezione riducono la necessità di ricovero fino all’80 per cento. L’Asp di Trapani – prosegue il medico – ha allestito un servizio che consente, dopo la segnalazione che arriva solitamente dai medici di base e da quelli delle USCA, di somministrare la terapia, che avviene in ambito ospedaliero per infusione”. Sono circa 50, finora, i pazienti trattati in questo modo nel Trapanese e si sono tutti negativizzati, di solito entro 10 giorni, senza sviluppare la forma grave della malattia.

“Un altro aspetto importante – sottolinea il primario di Malattie Infettive del “Paolo Borsellino” di Marsala – è che in questi pazienti si evidenzia, così come nei vaccinati, una minore contagiosità, è una terapia che funziona e va ulteriormente implementata. Si lavora per arrivare a modalità di somministrazione più facile, che non necessiti di condurre il paziente in ospedale”.

Quanto alle varianti della SARS-CoV-2, Colletti afferma che i vaccini e le terapie attuali mostrano di poter continuare a funzionare. “Le mutazioni hanno determinato una importante riduzione dell’efficacia protettiva, è molto più variabile il virus dell’HIV che non quello del Covid-19 – sottolinea lo specialista – ed è per questo che ancora, in quel caso, non si è arrivati ad un vaccino efficace”.

“Ai cittadini preoccupati degli eventuali effetti collaterali del vaccino – prosegue – vorrei ricordare i risultati di uno studio pubblicato lo scorso 27 agosto sul British Medical Journal che ha preso in esame 42 milioni di persone, di cui 30 milioni di vaccinati con AstraZeneca, 10 milioni con Pfizer e 2 milioni di non vaccinati. Dai dati sulle complicanze resi pubblici, si evince come il rischio di un evento trombotico sia di gran lunga più basso nei soggetti vaccinati rispetto a chi contrae l’infezione, si parla di molto meno dell’1 per cento. Liberarci da questo virus non dipende solo dai progressi della Scienza – conclude il medico – ma da ciascuno di noi, usiamo l’arma del vaccino, il vaccino non è un’opinione”.

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