Stupro di gruppo a Campobello di Mazara, c’è un quinto indagato

Si tratta di un minorenne, per il quale si procede separatamente. Intanto la Procura di Marsala smentisce che il padre della ragazza non abbia dato credito alla figlia

C’è un un quinto indagato nella vicenda dello stupro di gruppo a Campobello di Mazara che ha portato, ad opera dei Carabinieri, due giovani in carcere e due agli arresti domiciliari. Si tratta di un minorenne – che era presente nell’abitazione dove è avvenuta la violenza e che avrebbe compiuto alcuni atti sulla vittima – per il quale si procede separatamente.

Come vi abbiamo riferito ieri, i quattro ragazzi – uno di 24 anni e uno di 23, cugini tra loro, uno di 21 anni e uno di 20 anni – sono accusati di aver costretto una ragazza appena maggiorenne a subire atti sessuali contro la sua volontà, approfittando delle condizioni di inferiorità fisica e psichica della giovane che avevano condotto, con la scusa di una riunione tra amici in un’abitazione nella frazione di Tre Fontane.

I fatti sono avvenuti nella notte tra il 6 e il 7 febbraio scorso e, dopo la denuncia della giovane, i Carabinieri hanno avviato le indagini procedendo ad intercettazioni telefoniche da cui sono emersi gravissimi elementi indiziari – “vere e proprie confessioni”, si legge nell’ordinanza del gip Riccardo Alcamo – al successivo sequestro dei telefoni cellulari degli indagati e alla raccolta di informazioni da altre persone coinvolte a vario titolo nella vicenda.

Sono stati sentiti anche i quattro che hanno provato a sviare le indagini fornendo versioni dei fatti che non hanno trovato i necessari riscontri, tra queste l’aver riferito falsamente che quella sera erano presenti altre ragazze nell’abitazione di Tre Fontane di proprietà dei familiari di uno di loro.

Gli approfondimenti, peraltro, sono ancora in corso perché si attende l’esito della consulenza tecnico-informatica sugli smartphone e degli esami biologici del RIS su oggetti prelevati nella casa.

Sulla vicenda oggi si registrano anche alcune precisazioni della Procura di Marsala a proposito dell’atteggiamento tenuto nella circostanza dal padre della ragazza che è stato oggetto di alcune indiscrezioni giornalistiche.

L’uomo, che ha una seria patologia alla vista, non aveva accompagnato la figlia a presentare la denuncia – la giovane è stata condotta alla caserma dei Carabinieri dal fratello insieme ad un’amica – e, in un primo momento, non conoscendo ancora i dettagli di quanto era avvenuto, aveva detto ai militari dell’Arma, prima al telefono e poi di presenza, che i quattro giovani,  che lo avevano accompagnato in caserma, erano dei “bravi ragazzi” e che la figlia era ubriaca al momento della violenza e aveva denunciato cose non vere.

“Dopo un iniziale momento di incredulità, dovuto all’estrema gravità del fatto denunciato – ha detto il procuratore capo di Marsala, Vincenzo Pantaleo – il padre della persona offesa si è mostrato solidale nei confronti della figlia e ha collaborato con gli inquirenti ai fini dell’accertamento della verità”.

È verosimile – si legge nelle carte dell’inchiesta – che il padre, constatato di persona lo stato di ubriachezza della figlia quando si era ritirata a casa, intorno alle ore 2, avesse creduto alla versione dei fatti fornitagli dai ragazzi, tra cui uno che conosceva da molto tempo e di cui aveva il numero di telefono, salvo poi ricredersi una volta parlato con la figlia.

Gli interrogatori di garanzia dei quattro giovani si svolgeranno lunedì prossimo, 3 maggio, e saranno condotti dal gip Riccardo Alcamo, lo stesso che ha autorizzato i loro arresti.