Un anno fa la cattura di Matteo Messina Denaro, le indagini proseguono

Si lavora per ricostruire complicità e aspetti della sua lunga latitanza

Ad un anno esatto dal suo arresto a Palermo e a quasi quattro mesi dalla sua morte, le indagini su Matteo Messina Denaro continuano ad andare avanti.

Come ha dichiarato il procuratore di
Palermo Maurizio De Lucia in una intervista a Il Fatto quotidiano, “è esistito un livello di complicità, che stiamo cercando di ricostruire, salendo piano piano di grado”.

Il boss di Castelvetrano ha portato con sé i suoi segreti e gli inquirenti sono al lavoro per provare a ricostruire non solo i passaggi di una latitanza durata tre decenni ma anche i dettagli della stagione delle stragi. “Noi abbiamo la sensazione – prosegue De Lucia – che il materiale trovato fino a oggi non corrisponda a tutto quello che era davvero nelle sue disponibilità”.

Il procuratore capo di Palermo conferma le indagini su tutta una serie di soggetti che hanno aiutato Messina Denaro durante la sua latitanza: “Alcuni di questi, come è noto, sono stati non solo individuati, ma anche arrestati e in parte processati. Qualcuno è stato pure condannato in primo grado”.

È ormai appurato che Matteo Messina Denaro vivesse da diverso tempo a Campobello di Mazara. “Quindi – prosegue il procuratore – possiamo dire che è esistito un livello di complicità, anche dal punto di vista penale, che stiamo cercando di individuare, salendo piano piano di grado. Ma c’è anche un livello di compiacenza importante che ci deve fare riflettere perché esistono ancora zone della Sicilia dove l’omertà la fa da padrona”.

Un anno dopo l’arresto di Messina Denaro, secondo il procuratore De Lucia, Cosa nostra “è certamente in difficoltà, perché non è l’organizzazione che abbiamo conosciuto a cavallo del 1992-93. Però è un’organizzazione viva che sta cercando di ristrutturarsi e sta cercando di farlo, sostanzialmente, puntando a tornare a essere ricca. Cioè tentando di accumulare capitali attraverso il traffico di stupefacenti e cercando di conservare, per quello che le è possibile, i rapporti con quella che abbiamo chiamato borghesia mafiosa, cioè pubblici amministratori e uomini politici a vari livelli”.

Il 16 gennaio di un anno fa, i Carabinieri del ROS catturavano l’ultimo boss stragista latitante da 30 anni in una delle cliniche private più note di Palermo poco prima che si sottoponesse ad una seduta di chemioterapia. Giaccone di montone griffato, cappellino di lana in testa e al polso un orologio da 35mila euro, “mi chiamo Matteo Messina Denaro”, rispose al militare del Ros che l’aveva bloccato.

Con l’ex latitante fu arrestate un imprenditore di Campobello di Mazara, Giovanni Luppino, che aveva accompagnato il capo mafia nella struttura sanitaria. “Me l’avevano presentato con un altro nome, mi ha chiesto un passaggio”, dirà nell’immediatezza ma quello del 16 gennaio 2023 era solo uno dei 50 viaggi a Palermo fatti insieme a Messina Denaro.

A portare gli investigatori sulle tracce di Messina Denaro un biglietto trovato in casa della sorella Rosalia in cui la donna aveva scritto una sorta di diario clinico del boss, affetto da due anni da un tumore al colon.
Dalla scoperta del biglietto – era l’8 dicembre 2022 – la macchina investigativa si era messa in modo e, attraverso uno screening dei malati di tumore di tutta Italia, i Carabinieri erano arrivati ad un paziente compatibile per età e luogo di residenza al capomafia: Andrea Bonafede, geometra di Campobello di Mazara e nipote del capomafia Leonardo. Ma quando risultava in cura presso la clinica, il vero Bonafede era da tutt’altra parte. Quando il 14 gennaio i militari appurarono che il malato si sarebbe sottoposto alla chemioterapia il lunedì successivo fu organizzato il blitz.

Dall’arresto – Messina Denaro viene portato nel supercarcere de L’Aquila – è stato un susseguirsi di scoperte: dalla rete dei fiancheggiatori (finora ne sono stati individuati nove), alle abitazioni di Campobello piene di pizzini e appunti, ai soldi sequestrati: circa 800mila euro in contanti.
Interrogato più volte, Messina Denaro accettò di rispondere ma precisando subito “non mi pento”. Morirà la notte del 24 settembre, nel reparto detenuti dell’ospedale de L’Aquila, dopo avere riconosciuto la figlia naturale Lorenza.

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