Dragaggio porto di Trapani, Monti fa chiarezza sulle procedure

Nessun rischio di danno ambientale e nessuna lesione degli interessi economici delle marinerie locali

Nessun allarme ambientale o socio-economico, come paventato nell’atto di diffida di Movimento Cristiano Lavoratori, Confsal e “Sicilia Antica” all’Autorità di Sistema portuale della Sicilia occidentale – allarme rilanciato anche dal sindaco di San Vito Lo Capo Giuseppe Peraino – deriverà dalla ricollocazione delle sabbie prelevate dai fondali del porto di Trapani in occasione dei lavori di dragaggio per aumentarne la profondità.

Lo aveva già anticipato e assicurato il presidente Pasqualino Monti nel corso dell’incontro svoltosi qualche settimana fa a Trapani per fare il punto sulle attività previste nel porto e lo ribadiscono, adesso, sia lo stesso presidente sia i tecnici e i legali dell’Autorità di sistema Portuale del mare di Sicilia occidentale.

“È il momento di fare chiarezza, una volta per tutte, su un argomento importante che vale il futuro del porto di Trapani”, commenta Monti, che prosegue: “Basta notizie false, basta bugie, dobbiamo rappresentare la verità dei fatti per rispondere ad attacchi che si susseguono e che a noi, soliti ragionare in assoluta buona fede, appaiono strumentali. L’ultima nota pubblicata – prosegue il presidente dell’Autorità di sistema portuale – riporta sciocchezze facilmente oppugnabili; inoltre, come amministrazione, siamo stati sempre trasparenti e disponibili al dialogo con chiunque e in ogni frangente, sempre pronti e attenti a rispondere a qualunque domanda. A patto, ovviamente, che ci venga posta. Invece, come in questo caso, le associazioni in questione hanno pensato bene di diffondere un messaggio senza prima informarsi e senza chiedere un confronto per accertare che le tesi dichiarate corrispondessero alla realtà dei fatti”.

“Questo – commenta – per me non è rendere un servizio alla comunità ma è fare terrorismo comunicativo. Vuol dire insinuare nella città e nei territori limitrofi – tutti luoghi che si nutrono di turismo – sospetti attorno a pseudo notizie totalmente false che possono sollevare reazioni e malcontento se non si rimette in primo piano la verità. Dopo tutto il lavoro svolto in questi anni per riqualificare i nostri porti, mai commetteremmo errori tanto insensati. La nostra storia e il nostro operato parlano per noi”

Secondo le tre associazioni, il sito scelto per collocare i “fanghi contaminati” prelevati dal porto di Trapani “è prospiciente e contiguo con la Riserva naturale orientata di Monte Cofano e con l’ambito territoriale protetto di Rete Natura 2000” e ciò sarebbe “in palese violazione” delle prescrizioni relative ad una specifica direttiva europea”.

Il luogo – si legge ancora nella diffida – “si trova ad una distanza di 3 miglia nautiche circa da una rigogliosa prateria di Posidonia oceanica, il cui stato ecologico risulta pari a buono”. Allarme anche per i pesci: “Si tratta di triglie, naselli e gambero rosa che “richiedono una profondità compresa tra i 50 e i 400 metri e che hanno anche un valore commerciale considerevole perché specie pregiate”. La scelta dell’Autorità di Sistema portuale metterebbe a rischio – secondo le tre associazioni – non solo l’ambiente ma anche gli interessi delle marinerie locali “composte da nuclei familiari locali che rischierebbero di perdere, oltre tutto, la loro storica principale o unica fonte di reddito”.

Nella diffida si propone invece, di portare i sedimenti prelevati dei fondali del porto di Trapani “nelle due apposite discariche speciali già individuate in provincia di Agrigento”, effettuando il trasporto con camion attrezzati. All’Autorità di Sistema portuale, Movimento Cristiano Lavoratori, Confsal e “Sicilia Antica” imputano una logica di abbattimento dei costi che sarebbe a svantaggio del territorio e dell’ambiente marino.

“Il progetto di dragaggio – spiegano dagli uffici tecnici e legali dell’Autorità di Sistema portuale del mare di Sicilia occidentale – concretizza la bonifica degli attuali fondali, oggi inquinati, nel rispetto di tutte le vigenti norme. È, dunque, falsa l’affermazione che verranno sversati rifiuti contaminati in mare, in una zona vicina alle riserve di Monte Cofano e ai siti protetti di San Vito Lo Capo: si prevede, ai sensi di legge, lo sversamento in mare dei soli sedimenti non contaminati, e cioè di quei sedimenti che costituiscono risorse del mare e che debbono appartenere al mare, in quanto hanno caratteristiche fisico-chimiche idonee a tale scopo. Da evidenziare, inoltre, che la scelta del sito di sversamento è stata fatta sulla base di una rigida procedura di valutazione e confronto che ha visto coinvolti professionisti e specialisti in materia e l’Università Kore, che ha individuato l’area in oggetto sulla base di approfonditi studi condotti, passando da uno specifico studio idraulico marittimo alla caratterizzazione del sito di immersione da parte di una società specializzata. L’individuazione del sito è stata validata dall’analisi di tutte le possibili soluzioni alternative che si sono rivelate peggiori del sito prescelto che ha tutte le caratteristiche di idoneità per gli scopi del progetto. È stato anche predisposto un Piano di Monitoraggio Ambientale, da una società incaricata, all’interno del quale è stata prevista una sezione per il controllo degli impatti delle attività di immersione dei sedimenti sulle specie ittiche presenti. Gli studi approfonditi eseguiti e i pareri resi dalle Istituzioni competenti in materia ambientale e della pesca escludono qualunque rischio per l’ambiente, gli habitat e l’ecosistema nonché per l’economia delle marinerie della zona. Altrettanto non vera è la seconda affermazione, quella secondo cui l’Autorità di Sistema portuale, dopo avere eseguito un’analisi di mercato sulle discariche, per risparmiare denaro, abbia scartato tale soluzione per un’altra eterea non meglio individuata. Invece, a seguito di prove sperimentali, eseguite sugli attuali sedimenti inquinati del porto, è stato individuato il trattamento idoneo a separare la parte inquinata dalla matrice sedimentologica, prevendo la destinazione degli elementi inquinati nelle discariche autorizzate e il riutilizzo (come VUOLE la legge) del sedimento depurato. Priva di fondamento l’affermazione che detta previsione sia fatta per economia di previsioni, considerato che tale processo, di fatto, realizza solo un beneficio in termini ambientali (recupero risorsa del mare + minore intasamento delle discariche + minori trasporti). In conclusione, viene spontanea una considerazione: essendo stata l’AdSP sempre molto aperta alla condivisione, non si comprende perché le associazioni firmatarie del documento abbiano fatto ricorso alla stampa – mossa emotivamente più d’impatto – evitando un democratico confronto. Ci auguriamo che tale comportamento non serva a cercare di far lavorare, anche dove non si dovrebbe, le discariche. Se così fosse, sarebbe molto grave. In ogni caso, visto il tono della nota, saremo noi, attraverso il nostro ufficio legale, a valutare una eventuale azione giudiziaria per diffusione di notizie false a mezzo stampa, procurato allarme e danno di immagine, riservandoci sin da ora la facoltà di richiedere il risarcimento dei danni subiti”.

Il progetto relativo alle operazioni di dragaggio del porto di Trapani – attese da lungo tempo nell’ottica di un rilancio dello scalo per consentire l’accesso di navi più grandi, come quelle del circuito crocieristico  – è pubblicato nel portale “Valutazione ambientale” della Regione siciliana, Assessorato Territorio e Ambiente con codici di procedura 1262 e 1296.

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