Venti anni di Arte a Trapani da Diart al San Rocco [AUDIO]

Don Liborio Palmeri questa sera ricorderà una storia tutta trapanese

“Nel 2004 è accaduto qualcosa di storico, il direttore di uno dei Musei più importanti del mondo, davanti a più di 2000 persone, veniva a inaugurare una Collezione di arte contemporanea creata dalla Diocesi di Trapani la “DiArt”. Nonostante le tante difficoltà, nel corso degli anni l’esperienza è cresciuta e oggi si esprime in una realtà culturale molto articolata, quella del Museo San Rocco” 

Don Liborio Palmeri questa mattina ha raccontato alla redazione di TrapaniSì.it ricordi ed anticipazioni che ricostruiranno questi venti anni di autentica evoluzione culturale a Trapani. Per ascoltare schiaccia PLAY:

“Questa sera, alle 21.00, al museo San Rocco proveremo a raccontare quella storia, soprattutto nelle sue origini… molti protagonisti non ci sono più, qualcuno strappato alla vita terrena, qualcun altro perché si è voluto defilare… era il 17 aprile 2004, il Museo era in realtà un insieme di splendidi Musei, i Musei Vaticani, e il direttore era Francesco Buranelli… Vi aspettiamo al San Rocco!”

Diffusa la notizia, raccogliamo dai social un sentito commento-ricordo dell’architetto Vito Corte che sintetizza tante emozioni vissute negli anni trapanesi alla ricerca della bellezza:
“Venti anni fa si scrisse una pagina importante per la storia della cultura trapanese e per la storia della diocesi trapanese.
Il progetto visionario di Liborio Palmeri trovava una sintesi con il progetto pastorale di una chiesa che si interrogava e si apriva, che pure si esponeva a critiche e ad errori: ma questo insieme diventava interlocutorio e non elitario. In venti anni il risultato ottenuto appartiene a quella dimensione dello straordinario che per tante ragioni abita qui da noi, emarginati da quasi tutto e tutti: in altri contesti, in altre condizioni, con altri supporti si fa di più. Non è detto che si faccia meglio però. Il patrimonio di valori che le opere della Collezione Diart e del Museo San Rocco è cospicuo ma secondo me è raro e prezioso il patrimonio delle umanità che sostengono queste due realtà: umanità che oggi leggo più evolute, più preparate, più aperte e consapevoli di venti anni fa.
Nonostante tutte le immani difficoltà.
Sarò felice di esserci stasera così come felice lo ero ventuno-ventidue anni fa quando, con i miei figli bambinetti che si perdevano nei grandi corridoi del Seminario Vescovile, si sognava, si ragionava e si cercava di dare una mano per come si poteva”.

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