Valderice, posata la “Pietra d’inciampo” in memoria di Leonardo Miceli [AUDIO]

La cerimonia si è svolta in via Baglio Simonte 141 (davanti la casa che fu dello stesso Miceli), alla presenza della prefetta Filippina Cocuzza e del sindaco Francesco Stabile

È stata posata, questa mattina a Valderice la “Pietra d’inciampo” in memoria di Leonardo Miceli. La nipote, Mariangela Miceli, cultrice universitaria, ha raccontato ai microfoni di Trapanisi.it la storia del nonno Leonardo, nato a Trapani il 28 luglio 1920, deportato e internato in un lager nazista, decorato con medaglia d’onore. Clicca play per ascoltare:

La cerimonia si è svolta in via Baglio Simonte 141 (davanti la casa che fu dello stesso Miceli), alla presenza della prefetta Filippina Cocuzza e del sindaco Francesco Stabile. Leonardo Miceli era partito militare il mese di giugno del 1940, viene preso prigioniero dai tedeschi a Trento l’8 settembre del 1943 ed internato in Germania nel campo di Dachau.

Il campo di Dachau lo Stalag III B dove fu internato era uno dei più grandi. Vantava oltre 600 arbeitskommando (luoghi di lavoro). Nella prima fase facevano capo allo stalag III B industrie tessili, birrerie, fabbriche alimentari, trasporti e deposito merci, fra cui carbone. Nell’ultimo anno invece si intensificò il lavoro presso industrie pesanti, fonderie come la Maximilianhutte, specializzate nella produzione di munizioni, tra cui quelle per cannoni.

Durante la prigionia ha provato la fame e il freddo, tanto che per soddisfare la fame spesso mangiava bucce di patate che cuoceva appoggiando la buccia alla canna fumaria che passava dalla cella. Un giorno, una delle guardie ha appoggiato un panino e appena girato non l’ha più trovato. Il prigioniero aveva ingoiato tutto insieme il panino e la guardia non si rendeva conto.

Esaminando con attenzione il modus operandi del lager, ha approfittato di una svista delle guardie e si è nascosto in un furgone di biancheria sporca e così è riuscito ad evadere. Una volta fuori dal lager ha attraversato tutta l’Italia a piedi tanto da tornare con i piedi congelati. Durante il percorso fu aiutato da varie famiglie che gli hanno dato vitto ed alloggio. È rientrato dalla prigionia a Trapani il 30 ottobre del 1945. Al rientro dalla prigione pesava 38 chili e in uno dei suoi ricoveri in ospedale ebbe la visita della regina Maria Josè, moglie dell’ultimo re d’Italia.

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