Trentotto anni fa l’uccisione di Giangiacomo Ciaccio Montalto, il ricordo del Comune di Trapani

Il 25 gennaio 1983 in Valderice veniva ucciso per mano mafiosa, a 42 anni, il giudice Giangiacomo Ciaccio Montalto. Lasciava la moglie e tre figlie

Dal carcere il mafioso Mariano Agate aveva preannunciato la condanna a morte “Ciaccinu arrivau a stazione”. Montalto muore ammazzato poco dopo, appunto il 25 gennaio 1983. Una vita spesa per la lotta contro la mafia e le sue articolate connivenze anche extra regionali.

Giangiacomo Ciaccio Montalto, di origine trapanese, era molto legato al mare e amava la musica. E proprio a Villa Margherita, nel cuore di Trapani, dove sono collocati i busti ai Trapanesi illustri, due anni fa l’Amministrazione Tranchida decise di far realizzare l’Albero della Memoria – opera in ferro dell’artista Massimiliano Errera – raffigurante il volto del giudice Montalto proteso verso l’ascolto al teatro, come da desiderio della figlia Marene. Il progetto fu patrocinato dall’Associazione Nazionale Magistrati e dall’associazione antimafia “Libera”.

“Stamani avviamo voluto rendere omaggio alla memoria del magistrato Montalto – ha detto indaco Giacomo Tranchida – proprio qui, davanti a quell’albero con i rami protesi al cielo come a cercare speranza di riscatto oltre che luce per le menti. Qui, dove prima della pandemia i bambini venivano e ritorneranno a divertirsi con i giochi inclusivi, accompagnati dai loro genitori insieme ai nonni a godersi un’ora al sole. Un messaggio simbolico – ha concluso il sindaco – proprio dove sorge anche il Teatro “De Stefano”, a sottolineare che la Cultura può battere definitivamente la mafia”.

Alla presenza dei soli rappresentanti delle Istituzioni e delle Forze dell’Ordine, nel rispetto delle norme anticovid, il primo cittadino ha sottolineato “la volontà dell’Amministrazione comunale di sostenere ulteriori azioni culturali per far rifiorire la bellezza della libertà e il sapore del riscatto culturale dell’onesta e laboriosa comunità trapanese, cominciando col togliere la polvere nascosta da troppo tempo sotto il tappeto, fatto di silenzi, paure, ipocrisia e connivenze, e che ha offuscato il ricordo di quanti hanno sacrificato la propria vita per servire questa terra”.

Dopo l’intitolazione al prefetto Fulvio Sodano dell’ex Aula consiliare di Palazzo D’Ali e la dedicazione a Mauro Rostagno dell’ex piazza Mercato del Pesce, in primavera sarà realizzata un’opera artistica che accoglierà in sé i rottami dell’auto su cui viaggiava il magistrato Carlo Palermo, distrutta nell’attentato mafiosa a Pizzolungo dove morirono Barbara Rizzo e i suoi gemellini Giuseppe e Salvatore Asta.

Sarà anche realizzata, d’intesa con il Comune di Erice e con la collaborazione di ANM e le associazioni Libera e Art.21, anche la biblioteca multimediale da “Cosa nostra a Casa nostra” e saranno attivati una web radio e un giornalino online gestiti dagli studenti degli Istituti superiori con la collaborazione dell’Ordine dei giornalisti.

“Si, guardiamo anche a luoghi simbolici e visibili della città, oltre che all’impiego di contemporanee tecnologie informatiche – ha detto Tranchida – poiché fortemente crediamo che i nostri giovani, oltre a essere custodi del passato e dunque coltivare la memoria, possano essere anche cultori del futuro che abbiamo il dovere di consegnare loro migliore di come l’abbiamo trovato”.

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