Trapani Shark senza veli: “Dobbiamo continuare a far sognare”

Coach Daniele Parente ha rilasciato una lunga intervista dove ha parlato anche di calcio e della città

Brindisi in A2 grazie ad un pallone rubato sullo scadere: è iniziata così la storia di Daniele Parente con Trapani. Era l’8 giugno del 2008 e l’odierno coach dei granata vestiva la casacca della squadra pugliese. Inizia così la lunga intervista realizzata da Fabio Tartamella dove è venuto fuori molto di quello che è il dietro le quinte dell’attuale Trapani Shark.

“La vita fa giri strani e oggi posso dire di essere qua, in quella che adesso posso dire essere la mia città perché è qui che è nata mia moglie, qui è nata anche mia figlia ed è una città che amo. Per fare quello che mi piace fare Trapani non ha eguali” ha dichiarato Daniele Parente.

“Al di là di tutte le scelte tecniche era fondamentale trovare un equilibrio, siamo partiti da zero con 8/10 nuovi e tutti giocatori forti con dei precedenti più o meno importanti. Il primo passo era far cercare di capire a ognuno di loro di accettare un minutaggio inferiore e credo che tutti abbiano fatto un passo indietro per fare allo stesso tempo tre passi in avanti. Posso dire che abbiamo trovato l’equilibrio che cercavamo anche piuttosto velocemente, ma è sempre qualcosa di precario perché basta poco per andare troppo in alto o in basso”.

Una squadra già unita in fase di ritiro, è forse questo uno dei segreti della Trapani Shark: “Erano tanti anni che non andavo in ritiro, ma ovviamente questo accelera i processi d’apprendimento e credo che abbia aiutato a conoscersi meglio stando insieme anche nei momenti morti” ha affermato il coach. “Horton? Sono stati bravi i compagni ad accoglierlo ed è stato bravo lui a inserirsi nonostante sia arrivato dopo. È un americano atipico, non ha bisogno di toccare 20 palloni in attacco e ci dà quello che cercavamo. I ragazzi sanno che dietro ci dà una protezione in più, ci dà profondità in avanti e allo stesso tempo possono allargarsi gli spazi per gli altri”.

Valerio Antonini è stato indubbiamente una figura fondamentale per la rinascita dello sport trapanese: “Ce ne vorrebbero di più come lui nel nostro sport. La sua visione futuristica è contagiosa, ha la capacità di renderti partecipe delle sue idee nell’immediato ed è stato chiaro fin da subito che chi fa parte del suo progetto deve avere in mente un solo obiettivo” ha dichiarato coach Parente. “La ricerca dei giocatori per comporre il roster è stata effettuata in quest’ottica, andando alla ricerca di giocatori di esperienza e di giocatori che nella nostra testa possono vincere un campionato”.

“Il rapporto si costruisce col tempo – ha evidenziato il coach -, i giocatori esperti hanno bisogno di allenarsi in una certa maniera e non tutti allo stesso modo, ma il polso della situazione non ce l’ha mai l’allenatore. Forse è questa la parte più bella, arrivare alla domenica e quello che succederà resta un punto interrogativo”.

Daniele Parente è un tifoso della Sampdoria e un grande appassionato di calcio: “Probabilmente è stato più il calcio a pescare dalla pallacanestro che viceversa. A me piace molto guardare come si approcciano gli allenatori alle conferenze stampa, mi piace ascoltare le interviste e come lavorano a livello di staff. Credo che da questo punto di vista possiamo imparare molto e in generale penso che tutti gli sport possano prendere qualcosa da altri. A me piace tantissimo il calcio inglese, vedere 50 o 60mila persone a ridosso del campo e l’atmosfera che si genera, credo che non ci sia niente di più bello per un atleta che giocare in quegli ambienti”.

“A mister Torrisi non posso dire nulla, sta facendo un lavoro incredibile – ha sottolineato Parente -. Purtroppo credo che sia un lavoro sottovalutato, per molti dato per scontato. Lui, lo staff e i giocatori devono solo tenere la testa bassa e terminare ciò che hanno iniziato”.

“Mi sento di difendere sempre un mio giocatore quando arrivano accuse da chi magari non lo vede lavorare tutta la settimana. I rimproveri preferisco farli in privato o davanti alla squadra, alla fine sono esseri umani e difficilmente vedo della malizia in un giocatore perché è una cosa stupida, quando si sbaglia penso sempre che ci siano dei problemi e sta a me cercare di risolverli”.

Le squadre del girone rosso pare giochino un basket più fisico: “Sembrerebbe così, ma il +8 in classifica può aver cambiato qualcosa inconsciamente. Questa pausa non ci fa piacere, ma cercheremo di sfruttarla al meglio per recuperare anche mentalmente. Non c’è più il senso di urgenza che c’era prima perché i playoff arriveranno tra due mesi, non dovrebbe essere così, ma parliamo sempre di esseri umani”.

“Io posso comprendere bene quello che si sta vivendo a Trapani perché per diversi anni c’è stata meno coesione col tifo. Sapevo che la città aveva una grande passione per il basket, ma non avevo mai toccato con mano e scoprirla adesso è incredibile, lo si vive anche nel quotidiano. Credo però che bisogna scindere le due cose, bisogna continuare a far sognare il tifoso, ma noi dobbiamo restare concentrati e tenere d’occhio il nostro obiettivo” ha concluso il coach della Trapani Shark.

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