Trapani – Rende, l’analisi di Francesco Rinaudo

Noi siamo cresciuti indubbiamente sia sul piano atletico che su quello dell’intesa di squadra ma non siamo ancora belli ed efficaci come invece diamo l’impressione di potere diventare

Dico la mia sul Trapani, vincitore domenica sul Rende per 2-1 nel campionato di serie D. Ho visto la partita in Tv e le immagini mi hanno mostrato una squadra più a suo agio con un avversario meno ostico della Cavese, che ci aveva battuto alla seconda di campionato. Noi siamo cresciuti indubbiamente sia sul piano atletico che su quello dell’intesa di squadra ma non siamo ancora belli ed efficaci come invece diamo l’impressione di potere diventare.

In molti mi sono piaciuti: Munoz nell’inedito ruolo di terzo difensore centrale; Barbara e Pedicone sulle corsie laterali; Buffa in regia; Musso e Vitale in attacco.

Ma non siamo ancora al top dell’efficienza di gioco:
1) perché questa volta abbiamo sprecato svariate occasioni da rete per chiudere definitivamente la gara.
2) perché in fase difensiva non siamo ancora in grado di controllare adeguatamente gli avversari, ma continuiamo a subire il loro ritorno di fiamma.

Se vogliamo ulteriormente migliorare, magari fino a scoprire di potere lottare anche per il primo posto, serve qualcosa di meglio in mezzo al campo (qualcuno in grado di tenere palla, dettare i tempi di gioco ed al contempo interdire con efficacia) e non mi pare possa bastare l’aspettativa di una ulteriore crescita in amalgama e condizione atletica della squadra.
Serve soprattutto qualcuno che la butti dentro con maggiore frequenza rispetto a quanto accaduto fino ad oggi.
In tal senso, pur auspicando una crescita degli attuali attaccanti, sono curioso di capire cosa ci potrà dare in termini di goal il nuovo arrivato Spano, centravanti di esperienza per la categoria.

Diversamente, andrebbe indubbiamente bene anche così, come primo anno, per un organico praticamente tutto nuovo, formato in gran parte poco meno di due mesi fa.
Ma perché non cogliere l’occasione, se dovesse capitare? Non siamo poi tanto distanti per cifra tecnica dalle migliori.
Domenica, il Mister ha fatto il suo sul piano tattico.

Di fronte agli avversari che si schieravano con un 4-3-1-2, abbastanza prudente ed a baricentro arretrato, Moschella ha opposto il suo ormai noto 3-4-3.
Pedicone e Barbara costringevano i due terzini avversari (Corbo e Mazzotta) a precipitosi rientri dalle loro sistematiche proiezioni offensive, andando a riallinearsi con i due difensori centrali (Piscopo e Della Miranda), formando così la linea a 4.
Ma siccome noi giocavamo con tre attaccanti, i loro due centrali difensivi erano aiutati dalla mezzala destra Mirabelli, che, poco più avanti a loro, prendeva in consegna Gatto; così come dall’altro lato la loro mezzala sinistra Bovo controllava le puntate di De Felice, lasciando alle cure dei due centrali il nostro Musso, schierato da centravanti.

Il Rende costruiva gioco con il play basso Urruty ( il 23 ) ma quest’ultimo solo raramente trovava l’appoggio di Riconosciuto, che agiva da trequartista più di copertura che di appoggio alle punte.
Con il risultato di rendersi pericolosi solo quando la palla arrivava da dietro al funambolo Abbey, un vero peperino, che ha dato più di un grattacapo ai nostri difensori centrali, più lenti di lui, rispetto all’altro attaccante, Palma.
I granata però sono stati più bravi a sviluppare il gioco sulle corsie laterali, liberando sempre Pedicone e Barbara per i cross in area.
Da questo cliché tattico sono nate le nostre due reti ma poi, ancora una volta, ci siamo quasi fermati, giocando sotto ritmo e consentendo anche agli avversari di trovare la rete, che ha riaperto la gara.

Su questo aspetto Moschella dovrà lavorare, affinché la squadra mantenga quanto più possibile il controllo, se non del gioco, quantomeno degli avversari, impedendo loro di rendersi pericolosi oltre il lecito.