mercoledì, Febbraio 21, 2024

Tra il dire ed il fare… C’è di mezzo un’altra sconfitta

Non me l’aspettavo. La sconfitta del Trapani a Cittadella per 2-0, senza se e senza ma, stona sul piano della prestazione con le dichiarazioni improntate all’ottimismo, rilasciate il giorno prima dall’allenatore Baldini.
Il Mister ci aveva descritto un gruppo in decisa crescita, sotto ogni punto di vista, tanto da dichiararsi fiducioso proprio sul tipo di prestazione, che i suoi amministrati avrebbero offerto nella odierna gara di campionato.
Sapete tutti com’è andata; primo tempo dove non abbiamo mai prodotto gioco, incapaci di affacciarci nell’area avversaria, eccezion fatta per un tiro di Scaglia, peraltro fuori dallo specchio della porta .
Nella ripresa abbiamo avuto una timida reazione solo dopo essere andati sotto di due reti, che però si è esaurita nel giro di pochissimi minuti, senza peraltro portarci al goal.
Baldini negli spogliatoi ai microfoni di mio fratello Nicola ( RadioCuore ) ha detto due cose, secondo me centrali, che inquadrano bene il momento :
1) posso accettare di perdere, solo se noi da parte nostra abbiamo comunque “fatto”, ossia costruito; non posso accettare di perdere, se ci limitiamo solo a subire.
2) I miei giocatori lavorano benissimo in allenamento ma poi non riescono a fare altrettanto in partita; non riescono cioè a fare in gara le stesse cose che riescono loro così bene durante la settimana.
Sulla prima questione: il Trapani a Cittadella ha solo subito; non è riuscito a manovrare in modo lineare ed efficace, a creare gioco e pericoli, a segnare e a ribattere in modo altrettanto determinato alla veemenza dell’avversario.
I nostri atleti apparivano lenti, svagati rispetto agli avversari, vittime di un pressing continuo ed asfissiante.
In più non ho condiviso la scelta dell’allenatore di schierare come attaccanti esterni Jakimovski e Scaglia; il primo perché non è una punta; il secondo perché, pur essendo un attaccante, non ne ha al momento il passo nè è assistito, per ora, da un’adeguata condizione atletica.
Questa scelta ha finito col renderci spuntati, inefficaci negli ultimi 20 metri, aggravando una difficoltà di manovra del nostro centrocampo, già di per se imbarazzante, per non parlare della facilità disarmante con cui i nostri difensori venivano saltati nei contropiede avversari.

Mi sarei aspettato da Baldini un tridente con Tulli e Ferretti ad affiancare Pettinari, che peraltro a me non è dispiaciuto per come si è mosso e per come ha giocato il pallone.
Se si sceglie il sistema 4-3-3, bisogna giocare offendendo, ossia con tre attaccanti tre, non rendendo il sistema eccessivamente prudente, fino al punto di snaturarlo.
Chiaro che questa scelta, da sola, non è la causa della sconfitta ma vi ha contribuito, a mio avviso.
Sulla seconda questione: delle due l’una, o questo gruppo di calciatori non riesce ancora ad imporre in gara il proprio gioco e la propria personalità, perché appena formatosi e non ancora diventato squadra, malgrado una propria identità di gioco, che però proprio per questo rimane al momento relegata al solo allenamento e scompare invece in partita. Oppure questo gruppo di calciatori non è intimamente convinto del gioco che l’allenatore gli ha dato ed inconsciamente oppure volutamente non lo mette in pratica in gara con la determinazione adeguata, mentre invece la situazione imporrebbe che gli stessi schemi, provati durante la settimana, dovrebbero essere riproposti in campo con un livello d’intensità ed una convinzione ben maggiori, in piena simbiosi con i dettami del tecnico.

Nel primo caso, sarebbe solo questione di tempo, anche se ciò chiamerebbe in causa l’abilità e la capacità professionale dell’allenatore nell’infondere al gruppo tranquillità, sicurezza ed autostima, così da risolvere nel più breve tempo possibile il problema.
Nel secondo caso, invece il problema sarebbe irrisolvibile, se non con un avvicendamento alla guida tecnica.
Un gruppo che non crede nel gioco proposto dal proprio allenatore non va da nessuna parte.
Se i primi a non crederci sono, ad esempio, i riconfermati dell’anno scorso, essi stessi renderanno difficilissimo l’inserimento dei nuovi arrivati e l’amalgama di squadra.
Con tutte le conseguenze immaginabili.
In conclusione, se versiamo nella prima ipotesi, il Trapani ha ancora un po’ di tempo per cambiare il proprio atteggiamento in gara e con esso le proprie prestazioni, trovando finalmente la quadratura del cerchio e trasformandosi davvero in un gruppo unito e determinato a lottare.
Ma è un tempo limitato, diciamo le prossime tre o quattro partite. Se la situazione non migliorerà, l’esonero dell’allenatore diverrà inevitabile.
Se invece versiamo nella seconda ipotesi, allora non ci sono soluzioni diverse da quella dell’esonero immediato dell’ allenatore, che non ha il gruppo con se, anzi che allena un gruppo spaccato, in cui alcuni magari lo seguono mentre altri certamente no.
Io non so quale delle due situazioni sia quella vera, mi augurerei la prima, per il semplice fatto che, almeno in quel caso, il tempo, sia pure limitato, ci può portare ad una soluzione degli attuali problemi di gioco, senza dovere assumere decisioni drastiche e comunque rischiose.
Diversamente, il tempo finora trascorso lo avremmo sprecato inutilmente…

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