L’EDITORIALE DI BRUNO CONFORTI
HO VINTO LA CAUSA MA ABBIAMO PERSO LA PARTITA
Il mio avvocato ha vinto la sua partita. Il giudice ha revocato il decreto ingiuntivo da 54.900 euro e ha condannato il Trapani Calcio a pagare oltre 9.000 euro di spese legali. Lo hanno scritto i giornali, sono arrivati messaggi, telefonate, attestazioni di solidarietà. Dovrei essere contento, invece sono profondamente triste.
Per quasi quarant’anni la nostra radio ha raccontato il Trapani Calcio senza saltare una radiocronaca. Quando è diventato necessario acquistare i diritti, li abbiamo acquistati dalla Lega e i nostri giornalisti hanno continuato a fare il loro lavoro.
Poi è arrivata una fattura da 54.900 euro per l’utilizzo di un box stampa.
Per me quella fattura era palesemente infondata e l’ho contestata immediatamente. Ho sostenuto fin dal primo giorno che si basasse su un rapporto economico che, nei termini rappresentati, non era mai esistito. Da quella fattura è nato un decreto ingiuntivo e quel decreto, adesso, è stato revocato.
Ma il problema non sono mai stati soltanto i 54.900 euro, il problema è stato quello che quella vicenda ha prodotto: ‘’la paura di continuare a fare il nostro lavoro’’
Avremmo potuto ricominciare, comprare di nuovo i diritti, rifare tutto l’iter e mandare i nostri giornalisti allo stadio. La Lega mi aveva detto che poteva garantirci l’ingresso e un posto dal quale lavorare. Avremmo potuto anche rinunciare al box, tornare a una soluzione più semplice, perfino un cellulare e la regia in studio.
Ma chi mi garantiva cosa sarebbe successo dopo?
Perché, se a campionato finito fosse arrivata un’altra fattura, saremmo stati di nuovo punto e a capo, con un altro avvocato e un’altra causa civile. Il problema, quindi, non era trovare fisicamente un posto dal quale fare una radiocronaca. Il problema era sapere se, dopo averla fatta, ci saremmo ritrovati ancora una volta a doverci difendere.
È questo che, per due anni, ho cercato di spiegare.
Non serve chiudere materialmente una porta a un giornalista, o spegnere un microfono, perché la libertà di informazione diventi più fragile. Può bastare che, ogni volta che devi fare il tuo lavoro, ti venga da chiederti cosa succederà dopo, se arriverà un’altra fattura, un altro avvocato, un’altra causa. Nessuno ti ha chiuso materialmente la porta, ma lavorare serenamente, così, diventa sempre più difficile.
Non sto dicendo che questo lo abbia stabilito un giudice, perché non è così. Sto dicendo che questo è quello che abbiamo vissuto noi.
E dico “abbiamo” perché io parlo da editore. Ho una testata, dei giornalisti, dei tecnici, persone che ogni giorno lavorano per informare e raccontare questa città. Il mio compito non è prendere il microfono al posto loro, ma metterli nelle condizioni di poterlo prendere, andare allo stadio e fare il proprio lavoro liberamente e serenamente.
Quando un editore deve decidere se mandare un giornalista a fare il proprio lavoro, rispettando tutte le regole, non può chiedersi anche quale potrebbe essere, dopo, il prezzo da pagare per averlo fatto.
Per questo ho chiesto aiuto. Ho scritto al sindaco, al prefetto, al presidente della Provincia, alla Lega, all’Ordine dei Giornalisti, ad Assostampa. Ho presentato esposti, fatto accessi agli atti, raccolto documenti, bussato praticamente a ogni porta alla quale pensavo fosse possibile bussare.
Non chiedevo che qualcuno decidesse, al posto del Tribunale, se quella fattura fosse dovuta. Chiedevo che qualcuno si fermasse davanti a un fatto: una testata che raccontava il Trapani da decenni stava dicendo pubblicamente di non sentirsi più libera e serena nel continuare a farlo.
La risposta, in forme diverse, è stata quasi sempre la stessa: «È una questione tra privati».
Cinque parole comodissime, e forse anche formalmente corrette, ma resta una domanda: cosa succede quando una questione tra privati produce conseguenze che, a un certo punto, non riguardano più soltanto i due privati?
Perché alla fine le radiocronache si sono fermate. Sono passati due campionati, due stagioni, decine di partite che la nostra radio non ha più raccontato.
Questo mi pesa più dei 54.900 euro.
Il decreto ingiuntivo è stato revocato, ma quei due anni non tornano indietro. E se una radio smette di raccontare perché, ogni volta che deve fare il proprio lavoro, deve anche chiedersi cosa potrebbe arrivare dopo, allora il problema non sono più soltanto i soldi.
La libertà di stampa piace a tutti, soprattutto quando è una bella frase da mettere nei convegni e nei comunicati. Il punto è difenderla quando farlo è scomodo, quando non c’è ancora una sentenza, quando non sappiamo ancora chi avrà ragione.
Il mio avvocato ha vinto la sua partita. Io avrei preferito che la nostra non si fosse mai interrotta.
IO NON HO VINTO, … ABBIAMO PERSO TUTTI.
















