Stupro di gruppo a Campobello, parla il padre della 18enne

L'uomo, In un primo momento, non aveva creduto al racconto della figlia

“La mia famiglia è stretta attorno a mia figlia, non ci meritavamo queste ignobili falsità e spero che non influisca sulla volontà di altre vittime di violenza: bisogna denunciare”.

A parlare all’AGI è il padre della 18enne di Campobello di Mazara, vittima di uno stupro per cui i Carabinieri di Trapani hanno arrestato quattro giovani.

L’uomo si riferisce alle informazioni diffuse da alcuni media rispetto a una sua iniziale diffidenza nei confronti della figlia, documentata nella ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Marsala.

“Ho letto commenti davvero spregevoli nei confronti di me stesso e della mia famiglia”, continua il padre della giovane. La circostanza riguarda le prime ore successive alla denuncia che la 18enne, all’indomani della violenza subita in una villetta nella frazione balneare di Tre Fontane, aveva presentato ai militari dell’Arma.

L’uomo, dopo aver raggiunto la locale stazione dei Carabinieri, insieme ai quattro ragazzi accusati, aveva riferito al piantone che erano “bravi ragazzi” e che la figlia era ubriaca e aveva riferito cose non vere.

“In quel momento nulla mi era chiaro – dice l’uomo – il fatto che io non veda correttamente non mi ha permesso di affondare lo sguardo per capire se mi stessero mentendo o meno, questa dichiarazione è stata fatta in mezzo alla strada, ma quando io mi sono ritrovato davanti ad una realtà, rappresentata dai Carabinieri e da mia figlia, ho riflettuto, ricostruito ciò che è successo e mi sono schierato al fianco di mia figlia”.

Il giorno seguente, il 9 febbraio, l’uomo ha ricostruito ogni circostanza ai Carabinieri, rispondendo ad ogni domanda, come confermato dal procuratore capo di Marsala, Vincenzo Pantaleo.

“Non è bastata la dichiarazione del procuratore di Marsala, che ha chiarito il mio percorso – aggiunge il padre della ragazza violentata – tanto che fino a stamattina ho visto che, in alcuni siti, continuano a dire che io ho tentato di proteggere questi mascalzoni. Fortunatamente la comunità di Campobello di Mazara mi conosce, conosce la mia famiglia, e anche quando alcuni giornali hanno scritto queste inesattezze su di me, nessuno mi ha davvero voltato le spalle. Queste violenze vanno denunciate sempre e urlate a chi di dovere”.

Tra le ricostruzioni degli investigatori è riportato anche il tentativo di due degli arrestati di rivalersi sul fratello della vittima, anche attraverso una spedizione punitiva, ma nonostante ciò il ragazzo ha sostenuto la sorella. “Mio figlio è stato un vero ometto – conclude il padre della 18enne – a dimostrazione che la nostra famiglia è davvero unita attorno a questo dramma che supereremo tutti assieme”.

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