Processo “Scrigno”, la Dda di Palermo fa appello contro sentenza del Tribunale di Trapani

Nei confronti degli imputati Ruggirello, Mannina e Manuguerra

La DDA di Palermo ha presentato appello contro la sentenza pronunciata dal Tribunale di Trapani nell’aprile di quest’anno in merito al processo nato dall’operazione “Scrigno”.

Il ricorso presentato dai pm palermitani riguarda, al momento, le posizioni di tre imputati: si tratta dell’ex parlamentare regionale Paolo  Ruggirello, l’ ex consigliere comunale di Trapani ed ex consigliere provinciale Vito Mannina e l’ex consigliere comunale di Erice Alessandro Manuguerra.

Ruggirello è stato condannato in primo grado dai giudici trapanesi a 12 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. La DDA, invece, aveva chiesto 20 anni di carcere contestando all’imputato l’associazione mafiosa. Il Tribunale di Trapani, però, aveva riqualificato il reato nel meno “pesante” concorso esterno così come ha fatto con i reati contestati a Mannina e  Manuguerra: dalla più grave corruzione mafiosa elettorale a quella più “leggera” di corruzione elettorale.

Secondo la Procura di Palermo, diversamente da quanto deciso dal Tribunale di Trapani, le stabili e continuative relazioni tra Ruggirello e Cosa nostra trapanese non possono che ritenersi come il frutto di una sua  compenetrazione organica con il tessuto organizzativo dell’associazione mafiosa che, nel corso di un decennio, avrebbe fatto confluire voti, in occasione di diverse competizioni elettorali, su Ruggirello che si sarebbe impegnato a candidare persone segnalate dall’associazione mafiosa e assumere specifiche iniziative per assecondare i desiderata di più affiliati.

Anche nei confronti di Vito Mannina i magistrati della Procura di Palermo ritengono non condivisibile la conclusione del Tribunale di Trapani che non terrebbe in debito conto il tenore delle conversazioni, rilevanti nella vicenda, dei contatti tra Mannina, Pietro Cusenza e i fratelli Francesco e Pietro Virga, del ruolo di Cusenza all’interno di Cosa nostra.

Riguardo a Manuguerra, mentre secondo i giudici di primo grado non è stato sufficientemente provato che il patto voti-denaro riguardasse anche il procacciamento di consenso con il metodo mafioso, secondo i pm palermitani il ragionamento seguito dal Tribunale non risulterebbe condivisibile e sarebbe in contrasto con le acquisizioni dibattimentali.

 

 

 

 

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