Presunta corruzione, Dario Safina: “Il Riesame riconosce insussistenza delle ipotesi di reato”

La vicenda riguarda il suo operato nella qualità di assessore comunale di Trapani

Il Tribunale del Riesame di Palermo ha depositato le motivazioni che hanno portato all’annullamento della misura cautelare degli arresti domiciliari alla quale il parlamentare regionale trapanese Dario Safina era stato raggiunto lo scorso mese di gennaio. La vicenda riguarda il suo operato nella qualità di assessore comunale di Trapani.

“Sono bastate 26 pagine di motivazione – commenta Safina – per fare chiarezza sul mio legittimo agire, delineare i profili giuridici del project financing e l’inesistenza di fatti di reato. Sono 26 pagine di motivazione – prosegue il parlamentare regionale – che non basteranno però a cancellare la sofferenza dei miei familiari e dei miei genitori, che mi hanno educato alla legalità, per questa che è solo una triste vicenda e che, incredibilmente, mi vede ancora – e da oltre tre anni – indagato. Tre anni nel corso dei quali è stata scandagliata in lungo e in largo la mia vita pubblica e, soprattutto, privata alla ricerca di un reato che i giudici del Riesame dicono non esistere”.

Secondo Safina “le motivazioni depositate dal Tribunale del Riesame di Palermo, a chi vorrà leggerle senza occhi faziosi, sgombrano il campo dalle pesanti ombre calate in queste settimane sulla mia persona e sul mio operato. I giudici hanno letto nelle carte delle indagini il mio rispetto per le normative ed escluso qualsivoglia tornaconto personale”.

“Non ho rivelato segreti d’ufficio – prosegue – non ho turbato alcuna asta, né tanto meno sono stato né sarò mai un politico corrotto. Nessun affare torbido nella mia attività, solo passione e voglia di spendersi per la politica e per la mia terra, da uomo libero e per bene”.

“Sarebbe, forse, bastato poco per evitare tanto clamore e tanto dolore ai miei cari, sarebbe bastato agli inquirenti interrogarmi. Di certo non mi sarei, come non mi sono, sottratto dal rispondere e dal chiarire ogni singolo passo della mia attività amministrativa. Gli organi inquirenti hanno preferito invece perseguire altre e ben più lunghe, costose ed irte strade che, per quanto è stato acclarato dal Tribunale del Riesame, non portavano ad alcun reato”.

“L’amarezza per tale operato non fa venire meno, tuttavia, la mia fiducia nella magistratura. Ho sempre detto che tra un’indagine fatta e una non fatta, meglio una fatta. È evidente che mi riferivo alle indagini fatte bene e senza nessun pregiudizio di sorta”.

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