domenica, Marzo 3, 2024

Perché, molto probabilmente, non avremo la Cassa Integrazione il 15 aprile

AVVISO: il blog vuole cercare di raggiungere una platea di utenti che normalmente non mastica il diritto del lavoro, e pertanto è volutamente sintetico e cerca di usare una comunicazione semplice. Un occhio tecnico potrebbe trovare alcune imperfezioni, che sono però un costo necessario da sostenere per poter raggiungere una platea più ampia.


Risposta breve.
Perché il Governo ha voluto affrontare una situazione di emergenza con uno strumento ordinario e non con uno strumento creato appositamente e quindi, appunto, straordinario.

Risposta lunga.
La linea comunicativa di questo Governo, piaccia o no, sta creando delle problematiche che giorno dopo giorno rischiano di creare sempre più disagi e irrequietezza in questo periodo estremamente complicato per tutti.
In questa linea rientra l’estrema certezza con cui si è rassicurato che entro il 15 aprile i lavoratori dipendenti avrebbero ricevuto le indennità di Cassa Integrazione. Ma è questo il vero problema? No, questo è solo un grande acceleratore di un problema di fondo.

Chi almeno una volta nella propria vita si è trovato in una situazione aziendale complicata, sa che questa indennità viene normalmente erogata in mesi, non in settimane. La situazione emergenziale ha fatto sperare i più che certe lungaggini burocratiche venissero superate; alcuni, non lavorando in settori esposti normalmente a problematiche da affrontare con Cassa Integrazione, semplicemente non le hanno considerate, perché non le conoscevano. A questo si aggiunge una infrastruttura digitale obsoleta, di cui il sito INPS ieri (1° aprile) ha dato un grande e significativo esempio. Ecco, per chi non lo avesse capito, è da questa infrastruttura web che passano tutte le istanze telematiche relative a queste indennità; istanze che dovranno essere trasmesse, protocollate e successivamente accolte o respinte; in caso di accoglimento poi si dovrà trasmettere un ulteriore invio telematico in modo da quantificare il totale da pagare.

Tuttavia, la problematica principale è a monte: aver appunto scelto di affrontare questa emergenza con uno strumento ordinario. Questo strumento prevede 4 strade differenti da percorrere per arrivare a uno stesso risultato: ovvero un sostegno al reddito del lavoratore dipendente per fronteggiare l’emergenza coronavirus. Ogni azienda, a seconda del proprio inquadramento, o per dirlo in maniera più semplice, in base alle proprie caratteristiche, deve muoversi su uno di questi 4 percorsi: Cassa Integrazione Ordinaria, Fondo di Integrazione Salariale, Cassa in Deroga e Enti Bilaterali; in una situazione normale, potrebbe anche starci una tale differenziazione; in questa circostanza, però, il motivo che ha indotto a fermare la macchina economica è uno solo: il COVID-19. Per questo stona tantissimo tutto il lavoro a monte che va fatto, sulla scelta del giusto ammortizzatore e sulle varie e differenziate comunicazioni ai sindacati, che ovviamente sanno dell’esistenza dell’emergenza pandemica in atto.

Tutti questi fattori creano inevitabilmente un imbuto, che in una situazione straordinaria come quella attuale non potrà agevolare di certo le tempistiche di pagamento dell’indennità.

Cosa che invece sarebbe stata più agevole con uno strumento unico per tutti lavoratori e privo di gran parte di questi passaggi.

Ponendo inoltre il focus sulla nostra regione, il discorso diventa ancora più macchinoso. Per la stragrande maggioranza delle aziende sarà la Cassa Integrazione in Deroga, gestita dalla Regione, a sopperire al mancato reddito del lavoratore dipendente. Tuttavia, questa procedura è ancora in fase di collaudo e solo il 3 aprile i consulenti del lavoro potranno cominciare a fare tutti gli atti preparatori per la richiesta. In soldoni questa procedura prevede un passaggio sindacale, una doppia istanza ai centri per l’impiego e all’Inps e l’emissione del decreto regionale di spesa da parte del Dipartimento regionale lavoro.

È chiaro quindi che sarebbe stato meglio avere quantomeno una linea comunicativa prudente, pur non mettendo in dubbio la buona volontà del Governo.
In questo senso, infatti, il Ministro Catalfo ha siglato un accordo con ABI (Associazione Bancaria Italiana) che dovrebbe mettere una toppa: i lavoratori potranno farsi anticipare l’indennità dalla propria banca che poi in sostanza si rifarà sull’INPS. Va però compreso se anche il sistema bancario avrà un atteggiamento burocratico in merito o se sarà in grado di adattarsi a una situazione straordinaria, in modo straordinario.

“Il lavoro, spiegato bene” è il blog di Sergio Villabuona, consulente del lavoro ed euro-progettista. È possibile interagire con lui attraverso la sua pagina Facebook.

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