“Oriri”, le foto del trapanese Francesco Bellina in mostra a Catania

Un viaggio a ritroso attraverso l’esperienza di migliaia di donne africane obbligate a condurre una vita di sfruttamento in Europa

“Oriri” nella lingua Bini significa “spiriti, incubi” ed è questo il titolo del progetto fotografico realizzato dal fotografo trapanese Francesco Bellina, tra il 2015 e il 2020, in Benin, Niger, Nigeria, Ghana, Mar Mediterraneo e Sicilia. Le sue foto sono un viaggio a ritroso attraverso l’esperienza di migliaia di donne obbligate a condurre una vita di sfruttamento, legate per sempre ai loro sfruttatori attraverso il rito iniziatico e religioso, elemento chiave di questo fenomeno.

Esposta per la prima volta a Palermo, alla Fondazione Sant’Elia nel 2021 e nella sede del Parlamento Europeo di Bruxelles nel 2023, “Oriri” arriva adesso a Catania.

Il curatore, Luca Santese, descrive così il fotografo: “Bellina è un fotografo in cui ho fin da subito riconosciuto grande intuito nel penetrare gli eventi entrando in contatto con i suoi abitanti, sia come giornalista ma innanzitutto come persona, dote che gli permette di realizzare immagini di situazioni a cui pochi possono avere accesso e permette così a noi, come fruitori, di giungervi.Varchiamo così anche soglie di piani ulteriori, trascendenti appunto, usualmente riservati a cerchie molto ristrette”.

Con le sue fotografie, frutto di un lungo periodo di lavoro sul campo, Francesco Bellina racconta un punto di vista poco esposto: il legame religioso e rituale tra le donne vittime di schiavitù sessuale e gli sfruttatori, che spesso ricorrono a sacerdoti di culti locali, descritti generalmente come vudù, per creare e rafforzare il vincolo di assoggettamento.

Il viaggio documentaristico si sviluppa attraverso i Paesi dove si celebrano questi riti iniziatici: dalla Repubblica del Benin, dove nasce la religione vudù e si reclama un ruolo positivo dei rituali, al Ghana, dove si incrociano i riti tradizionali con le regole delle chiese pentecostali, passando per la Nigeria, dove i legami delle attività criminali e del traffico di esseri umani sono connessi alle tradizioni rituali e religiose. Il Niger e in particolare la città di Agadez è invece uno snodo fondamentale per il traffico di esseri umani, che dalla regione del Tenerè attraversano il deserto verso la Libia. Una storia dove le reti criminali si fondono ai culti religiosi, per arrivare in Sicilia dove si trova terreno fertile a causa della mafia locale.
Il lavoro di Bellina intende anche valorizzare le pratiche di solidarietà diffusa, volte ad arginare il fenomeno delle vittime di tratta, messe in atto da tante suore e tanti preti che lavorano a stretto contatto con queste realtà, fornendo aiuti concreti alle schiave sessuali.

“Oriri” vuole mostrare al mondo cosa sta all’origine di un sistema criminale – spiega Francesco Bellina – che sfrutta le donne e le costringe a una vita infernale tenendole legate a falsi rituali e perverse dipendenze”.

Oriri è anche un’opera editoriale curata ed edita da Studio Forward che ha scelto di tradurre in forma grafica la narrazione di Bellina con l’obiettivo di valorizzare la dicotomia tra documentazione e narrazione.

La mostra a Catania sarà ospitata a Palazzo Scammacca dal 12 aprile al 9 giugno prossimi. Orari apertura al pubblico: lunedì/giovedì su appuntamento; venerdì/sabato 16-20.30; domenica 10-13
Ingresso gratuito. per info e prenotazioni palazzo@scammacca.it +39 3476208489.
Le mostra farà tappa anche a Trapani, al Museo San Rocco, nel dicembre di quest’anno.

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