Nessun “assedio” dei “romani” a Siracusa. Valerio e Archimede a confronto

L'unica parola da dire è: "Peccato!". Questa volta, né d'astuzia, né di forza nessuno vincerà

La storia ci ricorda che, se un romano chiede ad un siracusano: “Scusa c’hai da accendere?”, deve stare molto attento. Gli aretusei, l’ultima volta ai romani gli hanno letteralmente dato fuoco!
I romani, quella volta che cinsero d’assedio Siracusa, là per là credettero di essere stati accolti a braccia aperte: “Ao’, ma tu li hai visti ‘sti magnigreci che ci hanno combinato? Ci hanno messo li specchi pe facce vedè quanto semo forti e quanto semo belli!”, sicuramente pensarono quando le loro navi arrivarono al largo della città! Mai a pensare che dietro quella accoglienza ci fosse un omino barbuto e calvo che si chiamava Archimede. Molti dicono che Archimede fosse calvo perchè aveva tante idee in testa che, con la loro potenza, avevano spinto da sotto tutti i capelli e gli erano caduti, ma di ciò non ne abbiamo prova. Forse per questo motivo il genio siracusano imparò ad usare gli specchi per altri scopi…

Bastò girare infatti, questi specchi ustori verso il sole e… poi sappiamo tutti come andò a finire!

A distanza di millenni, adesso un giovane condottiero romano, il “generale” Valerio, (qui allegoricamente raffigurato in un fotomontaggio pubblicato sulla pagina Facebook del  Trapani):

questa domenica, con la squadra di calcio, il Trapani, attualmente in testa alla classifica, andrà a fare visita al Siracusa, distanziata di due punti, per la partita di calcio prevista dal calendario del Girone I della Serie D. Ribadisco, si tratta di “UNA PARTITA DI CALCIO” e non di una guerra, né di un assedio, nè di una battaglia, né di un duello all’ultimo sangue, né di un attacco terroristico, ma una semplice competizione in cui ventidue giocatori, undici per parte, con  maglie di colore diverso, daranno calci e testate ad un pallone per buttarlo in fondo ad una rete…

No, non si tratta di una GUERRA, di queste ne abbiamo abbastanza! Di odio e di morte, non ne vorremmo più, ed anche se non ci coinvolgono da vicino, con tutta la distruzione e le lacrime che comportano, ogni giorno, tramite le immagini e le notizie che apprendiamo dalla televisione e dal web, ci riempiono l’anima ed il cuore di sconforto e di sgomento.
Mai come di questi tempi, ognuno di noi, dopo anni di pandemia ed isolamento ha bisogno di rapporti umani e di evasione. Questo in fondo è lo sport, questo deve essere una partita di calcio, a qualsiasi livello ed a qualsiasi latitudine: una partita di pallone, è qualcosa che dovrebbe far divertire, sia chi darà questi calci al pallone, sia chi assisterà alla partita. Ma domenica, purtroppo, non sarà così.

I ventidue calciatori scenderanno in campo ed attorno a loro troveranno una arena stracolma di spettatori che però, sosterranno una sola fazione, quella di casa. E non sarà più una partita di pallone, bensì il risultato di una subdola strategia preventiva giocata da entrambe le parti, ma non sul campo.
Oggi i giochi si fanno sui social, il guanto di sfida non ti colpisce più sul volto, ma ti sfiora delicatamente che, là per là neanche lo senti o ti rendi conto di averlo lanciato.
Non è come allo stadio dove i cori come gli sfottò si perdono nel vento, sui social ogni commento, è come un sassolino innocuo gettato nello stagno. Chiunque può farlo, senza sentirsi in colpa, libero di agire indisturbato dietro una tastiera, finché non ci si rende conto che tutti questi sassolini, con i loro cerchi concentrici, sono riusciti ad agitare le acque in maniera incontrollabile. Dopo, l’unica soluzione per cercare di far tornare tutto alla normalità è: svuotare lo stagno. Ed in questo caso, svuotare il calcio e lo sport in genere del suo nobile significato sociale.

Domenica non sappiamo se tra il pubblico ci sarà qualche discendente di Archimede, non sappiamo se dopo la partita, s’accenderà una sigaretta soddisfatto o la accenderà per calmarsi i nervi, né tantomeno sappiamo se lo farà con uno specchio ustore da taschino.
Ci chiediamo però, se dopo questo match, comunque vada a finire, trapanesi e siracusani troveranno di nuovo il coraggio di guardarsi allo specchio.
Siracusa – Trapani poteva essere un’occasione per far vincere la nostra solarità di siciliani, il nostro calcio siciliano, la nostra passione, invece, avranno perso tutti.

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