Maltrattamenti in famiglia, assolto un 32enne a Trapani

L'uomo era stato denunciato dalla ex fidanzata

Assolto perchè il fatto non sussiste dal giudice monocratico del Tribunale di Trapani un 32enne trapanese che la ex fidanzata convivente aveva denunciato per maltrattamenti in famiglia.

L’uomo, che lavora come istruttore di fitness, era stato chiamato in giudizio dato che la ex, nella denuncia presentata nel giugno 2019, gli attribuiva, sia durante la loro convivenza sia dopo la fine della stessa, comportamenti violenti, percosse e atteggiamenti denigratori e minacciosi. I due avevano vissuto insieme dal gennaio 2018 all’aprile 2019 in un’abitazione di proprietà della madre del 32enne.

A detta della denunciante, dopo una idilliaca fase iniziale, la situazione aveva cominciato a cambiare nel gennaio 2019 quando, secondo quanto da lei riferito, il compagno aveva cominciato a manifestare una gelosia ingiustificata e a picchiarla, prima sporadicamente e poi – sempre secondo la versione fornita dalla donna agli investigatori – più spesso, fino all’aprile 2019 quando, appunto, era stata costretta a tornare a vivere a casa dei suoi genitori. A detta della donna, l’ex l’aveva poi contattata, cercando di riconquistarla, ma il loro secondo incontro – avvenuto nel giugno 2019 – si era concluso con un nuovo violento litigio prima in auto e  poi continuato nei pressi dell’abitazione familiare dove la donna aveva chiesto di essere  riaccompagnata.

Dalle testimonianze ascoltate, però, il quadro della vicenda si è chiarito in una direzione totalmente opposta a quanto la donna aveva voluto far credere. “La complessiva ricostruzione dei fatti offerta dalla parte offesa – si legge nella sentenza di assoluzione – non può dirsi munita di un sufficiente livello di coerenza intrinseca con riguardo a taluni aspetti rilevanti del racconto, primo fra tutti quello inerente alla causa della cessazione del rapporto sentimentale”. In prima battuta, infatti, la donna aveva dichiarato di aver interrotto la loro convivenza a causa delle ripetute condotte aggressive e minacciose tenute dal suo ex fidanzato, mentre, sentita successivamente dalla polizia giudiziaria, aveva affermato di “essere stata lasciata e di essere stata lei ad aver più volte cercato contatti telefonici con lui per comprendere le cause che lo avevano portato a decidere di porre fine alla sua relazione”.

Sul telefono cellulare dell’uomo, inoltre, era stata trovata un’app di geolocalizzazione di cui lui era inconsapevole e che, presumibilmente, era stata installata proprio dalla fidanzata per controllarlo. Più volte, secondo quanto riferito da diversi testimoni, lei si era presentata a sorpresa dove l’uomo si trovava.
Sentita sul punto, la donna aveva detto di non aver mai avuto accesso al telefono del compagno mentre, in sede di denuncia, aveva affermato di aver scoperto il tradimento dell’uomo – motivo di un litigio in cui sarebbe stata picchiata – esaminando proprio il suo cellulare.

Anche in un precedente rapporto sentimentale la donna “aveva dato il tormento” ed era stata “invadente” con l’ex compagno, sia secondo il racconto di testimoni sia dello stesso ex che l’ha descritta al giudice come una persona “estremamente gelosa”, circostanza che l’aveva portato a decidere, dopo quattro anni di relazione, a lasciarla. L’ex ha anche riferito che la donna aveva continuato a pedinarlo e, in un’occasione, aveva alzato le mani nei suoi confronti. La “persecuzione” era cessata quando lei aveva cominciato a frequentare il nuovo fidanzato.

Da numerose altre testimonianze si è così delinato uno schema “tossico” che la donna – ritenuta non credibile nei suoi racconti privi di riscontri oggettivi – avrebbe ripetuto nelle sue relazioni e che hanno portato il 32enne – che era difeso dall’avvocato Salvatore D’Angelo – davanti al giudice con un’accusa tanto infame quanto insussistente, così come è stato riconosciuto in Tribunale.