Mafia, operazione “Hesperia”: i Carabinieri eseguono misure nei confronti di 70 persone [VIDEO]

Le accuse sono di associazione di tipo mafioso, estorsione, turbata libertà degli incanti, reati in materia di stupefacenti, porto abusivo di armi, gioco d’azzardo

Eseguiti stamane dai Carabinieri del ROS e del Comando Provinciale di Trapani, con il supporto in  fase esecutiva dei Comandi Provinciali Carabinieri di Palermo e Catania, del 9° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Palermo, degli Squadroni Eliportati Carabinieri “Cacciatori Sicilia” e “Cacciatori Calabria”, nonché del 12° Reggimento Carabinieri “Sicilia”, i provvedimenti emessi dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo nei confronti di circa 70 persone, 35 dei quali gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione, turbata libertà degli incanti, reati in materia di stupefacenti, porto abusivo di armi, gioco d’azzardo e altro, tutti aggravati dal metodo e dalle modalità mafiose mentre nei confronti degli altri soggetti è in corso l’esecuzione di decreti di perquisizione e sequestro.

L’operazione – denominata “Hesperia” s’inquadra nella più ampia manovra investigativa condotta dall’Arma volta alla cattura del boss mafioso latitante Matteo Messina Denaro e riguarda esponenti di primo piano dei mandamenti mafiosi di Cosa nostra del Trapanese, confermandone la riferibilità alla leadership del castelvetranese che sarebbe ancora in grado di impartire direttive funzionali alla riorganizzazione degli assetti della “provincia” mafiosa.

Inoltre, le investigazioni hanno restituito l’immagine di una perdurante vitalità della mafia trapanese che continua a regolare il proprio funzionamento sul più rigoroso rispetto delle regole ordinamentali che hanno nel tempo contraddistinto l’agire dell’organizzazione.

Il monitoraggio delle famiglie mafiose di Campobello di Mazara, Mazara del Vallo e Marsala, nelle loro espressioni di vertice ha fatto emergere, in primo luogo, la figura di un uomo d’onore campobellese – il 66enne Franco Luppino – che, recentemente scarcerato e già protagonista in passato di importanti dinamiche riguardanti i rapporti dell’area trapanese con esponenti del vertice di Cosa nostra palermitana, secondo quanto ritenuto dal gip, sarebbe gravemente indiziato di avere acquisito centralità in tutto l’aggregato mafioso della provincia, risultando “in grado di esprimere una costante e trasversale autorevolezza nell’ambito di dinamiche tra i mandamentali, anche esterne al Trapanese”

Posizione di rilevanza, la sua, garantita anche dalla ritenuta vicinanza a Messina Denaro del quale – a detta di alcuni indagati – avrebbe ricevuto comunicazioni finalizzate alla designazione dei referenti di diverse articolazioni territoriali mafiose della provincia. La sua operatività sul territorio sarebbe stata garantita, secondo le risultanze richiamate dal giudice per le indagini preliminari nel provvedimento cautelare – l’uomo è stato prelevato dalla sua abitazione estiva di Tre Fontane – da un fiduciario, anche egli raggiunto dal provvedimento cautelare.

Luppino avrebbe designato il reggente della “decina” di Petrosino e chiesto conto della  nomina del reggente dell’importante mandamento di Mazara del Vallo, rimasto vacante  a seguito dell’operazione “Anno zero”.

Le investigazioni hanno anche permesso di ricostruire la successione al vertice di Cosa nostra di Marsala, individuando i soggetti che sono gravemente indiziati di rivestire il ruolo di reggenti e documentandone le interlocuzioni con l’esponente  mafioso campobellese.

Sono stati, infine, acquisiti gravi indizi con riferimento a dinamiche associative ultra-provinciali, in direzione di Cosa nostra palermitana, agrigentina e catanese nel cui ambito i Trapanesi venivano indicati come “quelli che appartengono a Matteo Messina Denaro”; le attività di infiltrazione di Cosa nostra trapanese nel tessuto economico/sociale con riferimento a presunti condizionamenti degli appalti, alla gestione, in forma pressochè monopolistica, del settore della sicurezza nei locali notturni e del recupero crediti; interventi finalizzati ad alterare le procedure di aggiudicazione di immobili oggetto di aste giudiziarie; presunte estorsioni in danno di aziende locali nel settore enogastronomico (tra cui una cantina vinicola) e turistico (strutture ricettive); la disponibilità di armi da fuoco.

Nel corso dell’operazione i Carabinieri hanno effettuato numerose perquisizioni delegate dall’Autorità giudiziaria in luoghi ritenuti di interesse anche ai fini della ricerca di Matteo Messina Denaro e intensificate le attività di controllo del territorio nelle località di maggiore interesse operativo. GUARDA IL VIDEO

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