Levanzo, recuperate dai fondali 26 monete romane, puniche ed ellenistiche

Rinvenute in un unico areale ad oltre 80 metri di profondità, provengono da tutto il Mediterraneo

Dopo il rostro recuperato nei giorni scorsi, dai fondali a nord-ovest dell’isola di Levanzo, nelle cui acque si svolse la Battaglia che nel 241 a.C. vide contrapporre Romani e Cartaginesi, sono state recuperate, dai subacquei altofondalisti della SDSS (Società per la Documentazione dei Siti Sommersi), diretti da Mario Arena, in raccordo con la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, 26 monete di origine romana, punica ed ellenistica.

Rinvenute in un unico areale ad oltre 80 metri di profondità, le monete provengono da tutto il Mediterraneo: Repubblica Romana, Cartagine, monete di Gerone II Tiranno di Siracusa, di Tolomeo III Evergete d’Egitto, di Neopoli in Campania e una sola moneta d’argento proveniente dalla città greca di Velia in Lucania.

Per Mario Arena della SDSS “Ogni nave racconta una storia diversa. Sappiamo molto sulle battaglie navali ma relativamente poco sulle navi da guerra stesse e sui loro equipaggi, quindi ogni oggetto che recuperiamo aggiunge elementi alla nostra conoscenza”.

“Il sito della Battaglia delle Egadi – evidenzia il soprintendente del Mare, Ferdinando Maurici – è l’unico sito di battaglia navale antico conosciuto e il recupero delle monete, come anche di alcuni arieti in bronzo, o dei rostri, da parte della Fondazione Nautica RPM in collaborazione con la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana ha notevolmente migliorato le conoscenze degli archeologi marittimi sull’antica merce navale. I manufatti ritrovati – dalle anfore, ai rostri, alle monete – diventano prezioso contributo per gli archeologi che li aiuta a ricostruire lo scenario e a definire nel dettaglio gli accadimenti oltre alle dimensioni e tipo di navi da guerra”.

I rinvenimenti e i recuperi di questi giorni sono stati resi possibili grazie alla nave oceanografica “Hercules” della RPM Nautical Foundation che, in quest’ultima missione, ha avuto a bordo anche il presidente e mecenate George Robb jr. ed il segretario e consulente giuridico James Goold che, da anni, grazie all’incontro con Sebastiano Tusa, collaborano con la Soprintendenza del Mare nella ricostruzione dello scenario della Battaglia delle Egadi, affrontrando gli impegnativi costi delle operazioni.

La campagna di ricerca condotta in questi giorni con un robot subacqueo (ROV), ha fatto individuare, a circa 90 metri di profondità, alcune anfore, di cui molte integre, oltre al recupero del rostro numero 24.
Per le indagini in profondità, oltre alle competenze degli operatori subacquei, sono necessari strumenti ad alta tecnologia quali ROV, metal detector, imbragature per il recupero degli oggetti.
Le ricerche, che vedono coinvolti numerosi soggetti e istituzioni, hanno visto la collaborazione attiva dell’università di Malta che è intervenuta con un sofisticatissimo mezzo sottomarino autonomo (AUV) e la importante consulenza di Timmy Gambin, titolare dell’insegnamento di Archeologia Marittima ed egli stesso esperto subacqueo altofondalista.
All’operazioni hanno dato il loro contributo anche la Capitaneria di Porto di Trapani, il Comune di Favignana, l’AMP “Isole Egadi” e la Direzione dell’ex stabilimento Florio di Favignana.

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