L’eccidio dimenticato di San Vito Lo Capo

La spiaggia si colorò di rosso, e non era il colore del corallo rosso che la mattina, ancora oggi, si vede sulla battigia la mattina di agosto, ma era il rosso del sangue di tanti innocenti

di Francesco Torre

Era il 23 luglio del 1943, un caldo infernale aveva colpito la provincia di Trapani. Tantissimi trapanesi si erano rifugiati nell’entroterra e nel paese di San Vito Lo Capo dopo i bombardamenti avvenuti nella zona del porto e nella zona di San Pietro a Trapani.

San Vito sembrava un paradiso rispetto a quello che stava succedendo ovunque in Italia e in Sicilia. La gente non sentiva la guerra, anzi conduceva una vita normale, andava a farsi il bagno la mattina e la sera si ascoltava la radio per conoscere le ultime notizie. I contadini e i pescatori si incontravano nella piazza del Santuario dopo il lavoro nelle campagne e al ritorno dalla pesca. Si parlava della guerra, dei figli di sanvitesi al fronte e del futuro dell’Italia.

Tutto sembrava normale. Sembravano momenti di vita semplici, come poche città in Italia avevano. Gli autobus facevano la spola tra Trapani, Custonaci e San Vito Lo Capo. Le notizie arrivavano tramite radio o da qualche ferito che arrivava dal fronte, che ritornava in quanto non più valido per difendere il proprio paese.
La spiaggia in quel periodo era 60 metri più larga di quella attuale. Il mare era di un azzurro hawaiano, le case erano tutte lungo l’asse nord-sud. Lungo la spiaggia vi erano le dune fossili che bloccavano la sabbia durante i venti forti di maestrale e di tramontana, e la riportavano di nuovo in estate nello stesso posto quando tornava lo scirocco che soffiava in senso opposto ai venti invernali. Non esisteva l’erosione e la perdita di quintali di sabbia che ogni anno volano via dalla spiaggia. San Vito era un piccolo ecosistema perfetto, una nicchia ecologica unica nel suo genere nell’universo siciliano.

Dopo avere superato, venendo da Trapani la piccola contrada di Purgatorio vicino Custonaci, si è sempre pensato di arrivare in paradiso. E questo era il paesino di San Vito. Ma purtroppo la guerra, questa maledetta bestia a volte è capace di trasformare il paradiso in un inferno, anche in zone che sembravano sicure da attacchi nemici.
Quel 23 luglio del 1943 è stato un giorno che ha scritto una pagina indelebile e terribile per la storia di San Vito.
Tutto nasce dagli aeroporti di Milo e Chinisia, dove stazionavano tantissimi aerei tedeschi. Per le forze alleate quell’aeroporto doveva essere distrutto a tutti i costi c0sì ne diedero l’incarico alle forze aeree inglesi.

Una Flottiglia di aerei inglesi, che doveva bombardare l’aeroporto di Milo e Chinisia, stava sorvolando San Vito quando venne notato un via vai di gente dal porto verso la spiaggia. Le persone che andavano e venivano dal porto, dove vi era un bastimento affondato, stavano rubando oggetti dalla barca, alcuni rubavano le parti in legno, altri le parti elettriche, e altri ancora i viveri di bordo. Tutti volevano portare qualcosa a casa. Il comandante della squadriglia dopo avere sorvolato il paese, pensando che fossero tedeschi in fuga, diede ordine di ritornare indietro e mitragliare. Sulla spiaggia vi erano soprattutto bambini, come una mia zia, che teneva le scarpe del fratello, ma anche i parenti di coloro che erano andati sul bastimento a rubare qualcosa. Altre persone, soprattutto donne, erano mogli che avevano accompagnato i mariti. La spiaggia vicino il porto pullulava anche di curiosi. Fu una strage di innocenti. La spiaggia si colorò di rosso, e non era il colore del corallo rosso che la mattina, ancora oggi, si vede sulla battigia la mattina di agosto, ma era il rosso del sangue di tanti innocenti.

Furono uccisi quel giorno circa 20 persone tra cui 7 bambini. Mia zia teneva ancora in mano le scarpe del fratello maggiore che, assieme a tanti altri, era andato sul bastimento per racimolare qualche oggetto. Fu tranciata a metà. Il comandante della flottiglia aerea, alla fine della guerra, accortosi del grave errore, si recò a casa di mia nonna, ma anche a casa di tutti coloro che ebbero parenti uccisi, per porgere le sue scuse personali e quelle del Governo inglese.

Troppo tardi per una bambina di 9 anni che aveva perso la vita solo perché accompagnata dal fratello maggiori e si era recata alla spiaggia per farsi il bagno.
Troppo tardi.
Sarebbe bello se ogni 23 Luglio, il Comune di San Vito Lo Capo si ricordasse di questo eccidio, magari con una messa sulla spiaggia o gettando al porto una corona di fiori per ricordare tutte quelle vittime innocenti che molti ormai non ricordano più.

***

Sulla lapide di mia zia NZINUZZA, nel cimitero di Trapani si legge:
“Qui dorme in pace Guaiana Vincenza fu Antonio
piccolo fiore stroncato Il 23.7.1943 a soli anni 9 a S. Vito Lo Capo da incursione aerea nemica
La mamma, i fratelli e le sorelle posero”.

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