La biologa trapanese Aura Ylenia Minafò tra i 160 ricercatori premiati dalla Fondazione Veronesi

Minafò porta avanti la sua ricerca presso l'Istituto Dermopatico dell’Immacolata IDI-IRCCS di Roma

C’è anche una trapanese tra i 160 ricercatori con progetti all’avanguardia in oncologia e prevenzione premiati dalla Fondazione Umberto Veronesi. Nata a Erice e laureata in Biologia Molecolare presso l’Università degli Studi di Parma, la biologa trapanese Aura Ylenia Minafò è ricercatrice in Scienze Immunologiche, Ematologiche e Reumatologiche presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.

Il suo studio “Il ruolo del microambiente tumorale nel carcinoma squamocellulare cutaneo” è stato premiato dall’importante fondazione. Minafò porta avanti la sua ricerca presso l’Istituto Dermopatico dell’Immacolata IDI-IRCCS di Roma.

Sono 160 i medici e ricercatori, italiani e stranieri, che sono stati premiati durante l’annuale cerimonia dedicata ai finanziamenti alla ricerca scientifica di Fondazione Umberto Veronesi.
All’evento hanno partecipato Paolo Veronesi, Presidente di Fondazione Umberto Veronesi e Direttore Divisione Senologia Chirurgica IEO, e Chiara Tonelli, Presidente del Comitato Scientifico di Fondazione Umberto Veronesi e Professore Emerito di Genetica presso l’Università degli Studi di Milano.

Anche quest’anno, che coincide con il ventennale di Fondazione Umberto Veronesi, la cerimonia di consegna delle borse di ricerca assegnate annualmente ai migliori candidati selezionati nel campo dell’oncologia e nel campo della prevenzione e stili di vita è stata l’occasione per celebrare la ricerca scientifica d’eccellenza, il lavoro e i risultati di ricercatrici e ricercatori di altissimo livello, nonché l’impegno civile di tanti illuminati sostenitori. Le borse di ricerca di Fondazione Umberto Veronesi contribuiscono a bilanciare il fenomeno della migrazione di tanti validi talenti dall’Italia, dove si sono formati con profitto, verso altri Paesi.

Una premiazione che è stata suggellata anche da un messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «Rivolgo un cordiale saluto ai partecipanti alla Cerimonia di premiazione dei ricercatori e dei vincitori del “Fondazione Umberto Veronesi Award”, rivolta a progetti di alto livello scientifico diretti a trasferire in tempi brevi i risultati di laboratorio alla pratica clinica. La ricerca scientifica – scrive Mattarella – , con la crisi pandemica degli ultimi anni, ha confermato il suo ruolo essenziale nel realizzare un futuro più equo e sostenibile in ogni settore della nostra vita. Promuoverne la centralità e investire su giovani dotati di talento e idee, fornendo loro i mezzi per esprimere progettualità innovative, appare fondamentale. Auguro alla Fondazione Veronesi di continuare a fornire il proprio contributo al progresso scientifico e ai giovani ricercatori premiati ogni soddisfazione professionale. La comunità intera potrà beneficiare dei vostri successi».

Dal punto di vista scientifico e più tecnico, Minafò ha spiegato la sua ricerca. «Il carcinoma squamocellulare cutaneo (CSCC) è un tumore della cute la cui incidenza, in Italia, aumenta ogni anno a causa dell’invecchiamento della popolazione. In questo tumore il rischio di recidive e metastasi è correlato alla presenza del cosiddetto campo di cancerizzazione, un’area cutanea danneggiata dall’esposizione ai raggi UV, con lesioni persistenti di diverso grado. I meccanismi molecolari legati alle recidive tumorali del CSCC non sono noti, ma le alterazioni del microambiente tumorale (l’insieme di cellule e tessuti che circonda il carcinoma) sembrano svolgere un ruolo importante: per questo motivo è fondamentale analizzare al meglio le caratteristiche di questo ambiente. Obiettivo del progetto sarà studiare l’interazione tra il tumore e il suo microambiente per identificare dei biomarcatori (molecole biologiche utili ai fini diagnostici) in grado dare informazioni sulla recidiva tumorale. A questo scopo, grazie a moderne tecniche di sequenziamento del DNA, verranno valutati i cambiamenti nell’espressione di specifici geni (cioè quanto siano “attivi”) nel carcinoma in fase precoce. Al tempo stesso, grazie a studi in vitro, verrà analizzata la loro funzione. Utilizzando modelli organotipici in 3D – cioè agglomerati di cellule in tre dimensioni che simulano un organo – si potrà valutare se i geni identificati siano coinvolti nello sviluppo del tumore e capire se possano diventare dei futuri bersagli terapeutici».

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