Indipendenza dal gas russo, obiettivo fissato entro 2024

I così detti rigassificatori stanno giocando un ruolo sempre più importante nella strategia del governo italiano per staccare la spina alle forniture di gas russo. Il Governo è già all’opera per riuscire a far sue almeno due strutture di questo tipo, ma l’impresa non è semplice

Un rigassificatore è un impianto che permette di portare un fluido, che normalmente in natura si presenta sottoforma di gas, dallo stato fisico liquido nuovamente a quello aeriforme. Attualmente in Italia esistono tre strutture di questo tipo. Entro il 2023 l’obiettivo è quello di aumentare la capacità di rigassificazione del paese, attraverso l’acquisto di due nuovi impianti galleggianti e la creazione di due nuovi impianti sulla terra. Secondo le stime, l’Italia non potrà fare a meno del gas russo fino al 2024: entro quella data, sarà necessario acquistare nuovi rigassificatori.

L’Italia ha una capacità di stoccaggio pari a 17,5 miliardi di metri cubi(di cui 4,5 sono riserve strategiche). I depositi ora sono pieni all’82,5%. L’obiettivo del governo è di arrivare al 90% entro ottobre. Ricordiamo che a Giugno/luglio la percentuale era circa del 64%, quindi un grande passo avanti. Il sistema di depositi copre complessivamente circa il 20% del fabbisogno annuale di gas dell’Italia che nel 2021 ha toccato i 76 miliardi di metri cubi. La durata delle riserve dipende dal consumo.

I rigassificatori attualmente attivi si trovano a Panigaglia, in provincia di La Spezia, a Livorno e a Porto Viro, in provincia di Rovigo. La struttura di Panigaglia è la prima mai realizzata in Italia ed è di proprietà di Snam. Il rigassificatore galleggiante di Livorno è invece di proprietà della Olt offshore Lng Toscana, attivato per la prima volta nel 2013. Si tratta di una nave ancorata in modo permanente al fondale e collegata alla costa con un gasdotto. Infine il rigassificatore di Porto Viro è un’isola artificiale, realizzata nel 2009 è gestita dalla società Terminale Gnl Adriatico, una joint venture composta dalla statunitense Exxon mobil, Qatar petroleum e Snam.

Più che “creare” rigassificatori, l’Italia punta a “comprare” rigassificatori. Per la precisione, navi rigassificatrici capaci di gestire flussi variabili di GNL (Gas Naturale Liquefatto), e di essere usate all’occorrenza. Lo spiega proprio il ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani: “Le navi cargo metaniere hanno il vantaggio che possono essere utilizzate finché servono e tolte in qualsiasi momento. Non sono infrastrutture permanenti ma possono fornire un grandissimo contributo all’autonomia energetica dalla Russia“.

In base al nuovo piano di ampliamento dei rigassificatori, il governo intende installare due nuove navi al largo di Ravenna e di Piombino, in provincia di Livorno. A Ravenna, come riferisce l’Ansa, dovrebbero cominciare a inizio 2023 i lavori per il rigassificatore galleggiante di Snam, che si prevede possa entrare in funzione nell’estate del 2024. Oltre alle due navi, il governo intende creare due nuovi rigassificatori a terra. Il primo a Porto Empedocle e l’altro a Gioia Tauro.

Se da un lato l’Italia ha un urgente bisogno di rendersi indipendente dal gas russo, dall’altro non sono mancate le critiche circa il progetto dei rigassificatori. Si teme questa scelta sia in termini di pericolosità, in quanto un eventuale esplosione potrebbe distruggere l’intera costa, sia in termini di impatto ambientale. I pescatori in particolare, temono un danneggiamento dell’ecosistema marino a causa del cloro rilasciato dalla nave e degli sbalzi termici creati durante il processo di rigassificazione. Le suddette preoccupazioni sono state poi discusse e superate dagli ingegneri che stanno seguendo il progetto. Una soluzione è necessaria vista l’emergenza che stiamo affrontando, in un modo o in un altro, facendo coincidere le varie esigenze quali rispetto per l’ambiente, pericolosità e necessità di indipendenza dal gas russo, bisogna reagire. Il rigassificatore, appare oggi, una valida opzione. Peraltro il rigassificatore nel porto di Piombino sarà una soluzione temporanea per far fronte alla nostra necessità di diversificare le fonti energetiche. Roberto Cingolani, ministro per la Transizione Ecologica, ha detto che l’area portuale del comune toscano ospiterà l’unità galleggiante per uno o due anni: “Una volta scollegata, la nave può essere sistemata altrove con facilità”.
In un momento delicato come questo, possiamo soltanto sperare che si trovi rapidamente una strada, il problema del caro bollette, e la necessità di affrontare la stagione invernale rendono indispensabile una soluzione a stretto giro che va oltre ogni ragionevole dibattito intrattenuto sul problema. C’è bisogno di concretezza, di pragmaticità.

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