Economia siciliana, la giunta approva il Documento di economia e finanza regionale 2024/26

Schifani e Falcone: «Segnali confortanti e dati positivi per la Sicilia»

«Presentiamo un Defr che, pur nella prudenza necessaria dinanzi alle difficoltà congiunturali che attraversa l’intero Paese, offre segnali confortanti e dati in positivo per la nostra economia». Lo dice il presidente della Regione, Renato Schifani, dopo l’approvazione da parte della giunta del nuovo Documento di economia e finanza regionale 2024/26, su proposta dell’assessore regionale all’Economia, Marco Falcone.

«Il nostro governo – aggiunge Schifani – è a lavoro per irrobustire e rendere sempre più strutturale la crescita, seguendo il percorso già avviato di sostegno alle famiglie e alle imprese. Non mancano le misure per rilanciare gli investimenti e rafforzare la competitività della nostra regione. Per altro verso, non perdiamo di vista il risanamento dei conti e la necessità di contenere e via via ridurre, come già sta avvenendo, l’indebitamento dell’ente, sottoposto inoltre a un virtuoso processo di riordino istituzionale. Stiamo tagliando i rami secchi e le società inattive, ma anche imprimendo una decisa accelerazione alla transizione digitale del processo amministrativo, a cui dovrà dare nuovo slancio il ringiovanimento del personale tramite le nuove assunzioni che intendiamo concordare con Roma».

Si tratta del primo Documento di programmazione della legislatura regionale in corso dopo l’aggiornamento, varato a gennaio, del Defr 2023/2025. Il Defr 2024/2026 viene approvato entro la scadenza di legge (30 giugno), in linea con il rispetto delle tempistiche di approvazione dei documenti finanziari che il governo Schifani sta mantenendo fin dal 2022. Il Defr rappresenta lo strumento di programmazione economica della Regione per il prossimo triennio e si articola in tre sezioni: la prima, dedicata al quadro macroeconomico della Sicilia; la seconda, dedicata alla politica economica seguita dalla Regione, declinata seguendo l’azione di ciascun assessorato; infine, la terza sezione del Defr si concentra sull’analisi del quadro finanziario dell’Ente.

«Migliorano i conti – afferma l’assessore regionale all’Economia, Marco Falcone – riduciamo sempre più le fragilità di bilancio e accresciamo la credibilità della Regione in ambito economico-finanziario. Il governo Schifani lavora in questa direzione e i numeri del Defr confermano l’efficacia del nostro impegno: l’indebitamento della Regione è ormai stabilmente in calo e si riduce il disavanzo, mentre d’altra parte cresce il gettito erariale, consegnandoci nuove risorse da impiegare virtuosamente nel sostegno al tessuto socio-economico siciliano. Superare la crescita di un punto di Pil – aggiunge l’assessore – diventa a questo punto un obiettivo possibile, qualificando e accelerando la spesa pubblica, con importanti iniezioni finanziarie nei settori produttivi e con l’incremento degli investimenti nelle grandi opere pubbliche, essenziali per il salto di qualità dei servizi, ma soprattutto per la qualità della vita della nostra regione. Inoltre, la certezza della spesa e il miglioramento delle tempistiche dei pagamenti, già avviato, sarà d’aiuto alle imprese per fare la loro parte».

Secondo le stime, elaborate dal Servizio statistica della Regione su dati Istat e Movimprese, e confermate ieri dal rapporto di Banca d’Italia, nel 2023 il Prodotto interno lordo della Sicilia crescerà mediamente dell’1 per cento, andamento in linea con quello nazionale. Una previsione tendenziale effettuata con il Modello multisettoriale della Regione Siciliana (MMS) rivista in sensibile rialzo, dato il rallentamento dell’inflazione generata dagli eventi bellici in Ucraina. In Sicilia, l’anno scorso e con l’avvio del 2023, è comunque proseguita la ripresa successiva alla crisi pandemica. Il sistema economico isolano, malgrado le difficoltà generate dallo shock della crisi russo-ucraina, ha retto principalmente grazie alla tenuta del settore dei servizi – ormai in netta ripresa dopo le restrizioni pandemiche – e dal mantenimento della capacità di spesa delle famiglie, a sua volta favorita sia dal precedente accumulo di risparmi sia dalle politiche governative e regionali di sostegno ai redditi.

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