Droga e telefonini in carcere, operazione dei Carabinieri e della Polizia Penitenziaria [VIDEO]

Sono 24 i soggetti indagati per corruzione, detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti, abuso d’ufficio, truffa aggravata e altri reati

AGGIORNAMENTO ORE 10.40
Emergono maggiori particolari sull’operazione “Alcatraz” condotta stamattina da Carabinieri e Polizia Penitenziaria. Come riferito nel corso della conferenza stampa svoltasi al Comando provinciale dell’Arma, a cui hanno preso parte il procuratore Gabriele Paci e le sostitute Francesca Urbani e Sara Morri, dalle indagini coordinate dalla Procura di Trapani, avviate anche a seguito della denuncia di alcuni detenuti transitati dalla Casa Circondariale “Pietro Cerulli”, sono stati messi in luce (dal 2018 ad oggi) diversi episodi di corruzione di alcuni poliziotti penitenziari, che hanno prestato servizio presso quel carcere.

In cambio di denaro o altre utilità (comprese prestazioni sessuali da parte della convivente di un detenuto), avrebbero consentito l’introduzione in carcere di sostanze stupefacenti, telefonini – sono oltre 50 quelli sequestratie altri beni (armi improprie, sigarette, profumi,…) destinati a reclusi anche appartenenti alla criminalità organizzata – uno appartenente alla Sacra Corona Unita e uno alla Camorra – e ristretti nel reparto di Alta Sicurezza.

Uno spaccato inquietante – lo definiscono gli inquirenti – della realtà carceraria trapanese, dove la possibilità di utilizzare i telefonini, come strumento di comunicazione con l’esterno, sembrerebbe essere divenuta abituale nella quotidianità dei detenuti e tale facilità di accesso ai dispositivi era “pubblicizzata” – ha riferito il procuratore Paci – tra la popolazione detenuta. Altra notizia nota ai carcerati e trasmessa opportunamente ai complici all’esterno – ha proseguito il procuratore – era che alcune parti del perimetro esterno del carcere non sono dotate di telecamere di sorveglianza.

Gli investigatori hanno accertato le diverse modalità delle consegne in carcere. Quando queste non erano possibili tramite i poliziotti infedeli, gli espedienti utilizzati erano i più disparati: alcuni detenuti nascondevano il materiale in scarpe o anche nelle proprie cavità corporee, altri si avvalevano di tecniche “innovative” come il lancio all’interno dell’Istituto penitenziario di un pallone da calcio, preventivamente  “farcito” con microtelefoni cellulari, oppure mediante droni che persone specializzate mettevano a disposizione come un vero e proprio servizio di consegna.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, alcuni poliziotti penitenziari infedeli avrebbero anche utilizzato certificazioni mediche attestanti falsi stati di malattia per svolgere lavori extra come, ad esempio, il servizio di sicurezza presso locali notturni, oppure altre attività personali durante l’orario di lavoro.
Nel corso dell’attività investigativa sono state complessivamente sottoposte ad indagini 30 persone, tra cui quattro appartenenti alla Polizia Penitenziaria, tutti non più in servizio. Uno di questi, ritenuto il perno del sistema corruttivo, è deceduto qualche tempo fa. Altri due non sono stati raggiunti da provvedimenti cautelari: tra questi l’allora comandante di Reparto della Polizia Penitenziaria del carcere trapanese indagato perché avrebbe omesso di denunciare all’autorità giudiziaria il presunto pestaggio di un detenuto ad opera di alcuni agenti avvenuto nel marzo 2020.

Come ha riferito il colonnello Andrea Pagliaro, comandante del Reparto operativo del Comando provinciale dell’Arma, anche stamane, nel corso di ispezioni di routine all’interno delle camere di detenzione, i poliziotti penitenziari hanno rinvenuto una quantità di stupefacente che è stato sottoposto a sequestro.

“Questa – come più volte ha sottolineato in conclusione il procuratore Paci – non è una indagine contro la Polizia Penitenziaria ma, anzi, a difesa di tutti coloro che vestono quella divisa e la onorano quotidianamente in un lavoro molto difficile. Ci auguriamo che la fotografia della situazione che abbiamo consegnato, il fenomeno della introduzione di telefonini e stupefacenti, peraltro, non riguarda solo il carcere di Trapani – sia utile alle Autorità competenti per le decisioni del caso. Qui è in gioco non solo il rispetto della legge ma anche la sicurezza delle carceri”.
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Dalle prime ore di questa mattina, a Trapani, Mazara del Vallo, Palermo, Benevento, Bari, Porto Empedocle e Avola, i Carabinieri del Comando Provinciale di Trapani e personale del Nucleo Investigativo Regionale Sicilia della Polizia Penitenziaria, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misure cautelari, emessa dal gip del Tribunale di Trapani, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di 24 persone.

I soggetti sono indagati, a vario titolo, per corruzione, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, abuso d’ufficio, truffa aggravata, falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, falsità ideologica, omessa denuncia di reato, evasione, accesso indebito di dispositivi idonei alla comunicazione da parte di persone detenute e per ulteriori violazioni del Codice dell’Ordinamento penitenziario.
Per 17 di queste persone è stata disposta la custodia cautelare in carcere, per cinque gli arresti domiciliari e per due l’obbligo di dimora.

I dettagli dell’operazione, denominata “Alcatraz”, saranno resi noti nelle prossime ore nel corso della conferenza stampa che si terrà al Comando Provinciale dei Carabinieri di Trapani. GUARDA IL VIDEO

 

 

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