Disordini e fughe dal centro per la quarantena dei migranti a Valderice

È ancora allarme al "Villa Sant'Andrea" che ospita i migranti in quarantena anti Covid

Nuovo allarme, stasera, al centro per migranti “Villa Sant’Andrea” di Valderice che ospita coloro che, per la maggior parte tunisini, arrivano sulle coste della Sicilia e sono sottoposti al periodo di quarantena previsto dalle attuali norme anti covid. Attualmente si tratta di circa 80 persone.

Dopo la fuga di ieri, stasera se n’è verificata un’altra, accompagnata da disordini da parte degli ospiti: qualcuno di loro è riuscito così a guadagnare la fuga facendo perdere le sue tracce. Sul posto sono giunte pattuglie di rinforzo della Polizia e dei Carabinieri e sanitari del 118 ma non si registrano feriti.

Come è ormai abituale, nell’allontanarsi dalla struttura i migranti attraversano giardini e proprietà private di cittadini che hanno la sventura – perché in altro modo non può essere definita – di abitare nelle immediate vicinanze del “Villa Sant’Andrea”. Un centro che – è noto a tutti i livelli ma pare non si trovi rimedio – non è assolutamente adeguato alla sua attuale funzione, cioè garantire che le persone che vi sono ospitate non se ne allontanino prima del consentito.

Stamattina abbiamo dato un’occhiata alla palazzina da cui in quattro sono fuggiti ieri, calandosi con una corda fatta di lenzuola da una finestra al secondo piano. Sotto ci stazionava una pattuglia dei “baschi verdi” della Guardia di Finanza. Fermi lì, a fare da deterrente con la loro presenza che, d’altra parte, rassicura i cittadini.

Con il naso in su ci si rende conto che, almeno in quel punto, basterebbe installare delle grate per garantire sonni tranquilli ai cittadini e anche la stessa incolumità dei fuggitivi: non di rado alcuni di loro hanno riportato ferite e fratture agli arti cadendo malamente al suolo.
Invece pare che – al netto dall’impegno quotidiano delle forze dell’ordine – tutto ciò sia inevitabile e ingovernabile, come la pioggia che cade dal cielo. Ma non è di pioggia che stiamo parlando.