Deposito nazionale rifiuti nucleari, Trapani e Calatafimi ribadiscono il loro “no”

Ferma contrarietà è stata espressa dai sindaci Tranchida e Gruppuso

I territorio di Trapani – con un sito nelle campagne tra Fulgatore e Dattilo e uno vicino a Calatafimi Segesta è ancora indicato nell’elenco di 51 luoghi individuati in tutto il territorio nazionale, reso noto oggi dal Ministero dell’Ambiente, ritenuti adeguati ad ospitate il costruendo Deposito nazionale di rifiuti radioattivi.

Nel 2021 Sogin aveva pubblicato una prima Carta di 67 aree potenzialmente idonee, la Cnai, basata su 28 criteri di sicurezza fissati dall’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare. Fra questi criteri ci sono la lontananza da zone vulcaniche, sismiche, di faglia e a rischio dissesto, e da insediamenti civili, industriali e militari. Sono escluse le aree naturali protette, quelle oltre i 700 metri sul livello del mare, a meno di 5 km dalla costa, con presenza di miniere e pozzi di petrolio o gas, di interesse agricolo, archeologico e storico. È richiesta, infine, la disponibilità di infrastrutture di trasporto. Su questa prima lista di 67 siti, è stata aperta una consultazione pubblica con gli Enti locali e i cittadini interessati. Al termine di questa, Sogin ha stilato la lista finale dei 51 siti idonei.

La reazione a questa indicazione, da parte delle due Amministrazioni comunali interessate e politica locale, non si è fatta attendere.
“Trapani ribadisce con fermezza il suo rifiuto di diventare un sito per ospitare rifiuti nucleari. Questo messaggio – ha reso noto il sindaco Giacomo Tranchida – è stato trasmesso alle autorità governative regionali e nazionali in passato, e oggi viene nuovamente sottolineato. La città non è interessata a candidarsi per ospitare rifiuti nucleari, e si opporrà a qualsiasi iniziativa autoritaria da parte di terzi enti, sia a livello regionale che nazionale”.

“Non basta avere uno dei Parchi archeologici, Segesta, più belli e più rinomati del Mondo, un fiume di acque calde termali famoso fin dai tempi dei Romani, una cittadina medievale impareggiabile per bellezza come Erice, essere la provincia più “vitata” d’Italia, e rappresentare quindi uno dei principali poli turistici della Sicilia – sottolinea il sindaco di Calatafimi Francesco Gruppuso – tutto questo non è bastato ad evitare che questo territorio rimanesse nell’elenco delle aree idonee ad ospitare il sito nazionale dei rifiuti radioattivi.
Una pervicavia scellerata che insospettisce circa le ragioni e i criteri con cui ancora oggi i due siti di Calatafimi Segesta e Fulgatore permangono idonei nella lista”.

Gruppuso esprime la “netta contrarietà a questa ipotesi” ed annuncia “una strenua battaglia per sventare questo attacco al nostro territorio, consapevoli di rappresentare gli interessi dei nostri cittadini e di tutta la provincia di Trapani”.

Anche la deputata regionale del Movimento 5 Stelle Cristina Ciminnisi interviene sulla questione. “Nelle prossime ore – sottolinea – depositerò una mozione per impegnare il governo Schifani a stoppare questo ennesimo disegno a danno dei siciliani. Le condizioni geografiche, le infrastrutture, il carattere insulare, nonché i siti di pregio agricolo e archeologico delle due aree del Trapanese rendono assolutamente improponibile la proposta del CNAI”.

L’Assemblea Regionale Siciliana si era già espressa nel 2018 sul “no” al deposito di rifiuti radioattivi in Sicilia, approvando all’unanimità una mozione del Movimento 5 Stelle all’ARS a firma del deputato regionale Nuccio Di Paola, oggi vice presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana.

“Non passa giorno – dice Di Paola – senza che i siciliani debbano difendersi dagli attacchi dei governi nazionale e regionale, dalla distrazione dei fondi sui trasporti, ai tagli alla sanità e oggi la nuova spada di Damocle del deposito di scorie nucleari. Faremo sentire la nostra totale contrarietà a tutti i livelli istituzionali e se necessario nelle piazze”.

“Pensare di trasformare una porzione di territorio della provincia di Trapani in una discarica di rifiuti nucleari è una follia nella follia: non solo perché le aree individuate, quelle di Calatafimi Segesta e Fulgatore, sono zone a forte valenza agricola e turistica ma anche perché trasferire le scorie in Sicilia, via mare, significherebbe un aggravio di costi del tutto ingiustificabile. Oltre che un incremento del rischio di inquinamento ambientale che potrebbe provocare danni inimmaginabili”. È perentorio il no del segretario regionale del PD Anthony Barbagallo della deputata nazionale Giovanna Iacono e del deputato trapanese dei Dem Dario Safina dopo che la Carta nazionale delle aree idonee per il deposito nazionale delle scorie radioattive (Cnai) ha individuato tra le cinque zone italiane anche la provincia di Trapani quale area idonea al deposito.

“Non possiamo che ribadire dunque – continuano Barbagallo, Iacono e Safina – quanto già sottoscritto nel documento redatto qualche anno fa dall’Amministrazione comunale di Trapani che poneva tutta una serie di criticità rispetto alla installazione dei siti di smaltimento in provincia di Trapani. In sostanza, questa valutazione di idoneità è assolutamente irrispettosa delle osservazioni fatte per il bene del territorio che erano invece assolutamente pertinenti. Si tratta di zone con grandi prospettive sia dal punto agricolo che turistico, che andrebbero invece rivalutate piuttosto che mortificate trasformandole in una discarica per scorie nucleari”.

“E’ assolutamente necessario – concludono il segretario regionale e i deputati nazionale e regionale Dem – che il governo Schifani prenda subito una posizione incontrovertibile contro questa assurda decisione per bloccare l’ennesimo scempio della nostra amata terra di Sicilia”.

 

 

 

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