Criticità assistenza sanitaria, il sindaco di Trapani e l’assessora comunale di Erice Daidone chiedono interventi all’Asp

"Non si scherza con la salute dei Trapanesi", dice il primo cittadino del capoluogo

Toni diversi ma identica determinazione nell’ottenere risposte dall’Asp di Trapani in merito a sempre più frequenti segnalazioni di criticità dell’assistenza sanitaria presso l’ospedale “Sant’Antonio Abate” e, più in generale, nell’intero territorio trapanese. Così, stamane, sia il sindaco di Trapani, Giacomo tranchida, sia l’assessora comunale di Erice ai Servizi Sociali, Carmela Daidone, hanno indirizzato i loro strali al commissario straordinario dell’Azienda Sanitaria Provinciale Vincenzo Spera.

“Non si scherza con la salute dei Trapanesi – ha esordito stamane in una nota stampa il primo cittadino di Trapani – così non va proprio. L’emergenza sanitaria non si ferma: mancano medici ovunque in provincia di Trapani. Gli ospedali, i Pronto Soccorso e le Guardie Mediche sono in crisi, per non parlare delle infinite liste d’attesa”.

Tranchida ricorda che “da tempo sollecitiamo l’ASP come Conferenza dei Sindaci e, sulle disfunzioni delle Guardie Mediche, ho cercato di richiamare l’Azienda alle sue responsabilità. Ci vengono illustrate difficoltà nel trovare soluzioni, specialmente per quanto riguarda l’arrivo dei medici, perfino argentini, che faticano a trovare alloggi con contratti di affitto regolari. Ho recentemente discusso di questa situazione con il commissario dell’ASP nominato dalla Regione Siciliana, Vincenzo Spera, ma il suo operato sembra ormai limitato. Per questo motivo, ho convocato d’urgenza una riunione della Conferenza dei sindaci per giovedì prossimo, 7 settembre, alle ore 10 in sala Sodano, a Palazzo d’Alì”.

Tranchida, nella nota diffusa alla stampa, riferisce di avere anche “sollecitato i consiglieri comunali di maggioranza di Trapani a convocare un Consiglio comunale straordinario e aperto, coinvolgendo tutte le forze politiche e i cittadini trapanesi, per affrontare seriamente questa questione. La Sanità – così come l’istruzione e la sicurezza curezza – non deve avere colori politici”.

“Tra le criticità segnalate, oltre alla carenza di personale nei Pronto Soccorso
ci sono anche i ritardi nelle prenotazioni delle visite. Una problematica – afferma Tranchida – che il commissario dell’ASP Vincenzo Spera non riesce a risolvere e che mortifica il territorio”.

Anche l’assessora ai Servizi Sociali del Comune di Erice, Carmela Daidone, in una nota inviata a Spera lo scorso 26 agosto e diffusa stamane alla stampa, segnala una serie di problematiche al Pronto Soccorso del “Sant’Antonio Abate”: tra queste la presenza di “barelle, probabilmente acquistate di recente, che come le precedenti non sono conformi alle dimensioni degli ascensori, per cui il paziente in barella (infartuato, con febbre, ecc…) viene accompagnato per seguire, sia in estate che in inverno, un percorso all’aperto, l’unico che permette di raggiungere gli ascensori al momento compatibili con le dimensioni delle barelle”.

“Sono a conoscenza – prosegue Daidone – e ne abbiamo anche parlato, di una nuova collocazione del Pronto Soccorso; pensavo si trattasse di qualche mese o di settimane ma, ad oggi, nulla è cambiato e la situazione continua ad essere preoccupante. Più volte, soprattutto durante le giornate afose di quest’estate, mi è stato segnalato che i corridoi del primo, secondo e terzo piano sono sprovvisti di aria condizionata. Nel corridoio del secondo piano stazionano in attesa i pazienti dializzati, i pazienti urologici (età media 65/70 anni) e i familiari di pazienti del reparto Chirurgia in attesa del proprio caro sottoposto a intervento, in quanto al secondo piano è ubicato il complesso operatorio”.

Secondo quanto raccolto tramite segnalazioni, l’assessora comunale sostiene che “gli operatori sociosanitari (OSS), che dovrebbero essere destinati all’assistenza igienico-personale e domestico-alberghiera dei pazienti ricoverati, sono numericamente insufficienti. La situazione è allarmante soprattutto per i pazienti ricoverati nei reparti di Neurologia, Pediatria, Urologia, Nefrologia, Rianimazione. Le maggiori difficoltà si riscontrano nelle ore notturne, durante le quali non esiste tale personale dedicato nelle turnazioni (ore 20.00-8.00). Tale servizio – prosegue Carmela Daidone – è a carico pressochè totale dei “nominati eroi in periodo Covid”, gli infermieri professionali, poiché esiste una squadra dei Servizi Generali notturna composta da due unità, ognuna delle quali deve espletare il servizio per l’intero nosocomio, compresa la gestione della camera mortuaria, la quale richiede la loro presenza anche per più ore consecutive, venendo meno quindi all’assistenza dei pazienti ricoverati nei reparti sopracitati. A ciò aggiungo che, a quanto pare, tali unità della squadra dei Servizi Generali durante le ore notturne, in caso di accesso di pazienti Covid (virus che ancora persiste) al Presidio Ospedaliero, devono disinfettare i percorsi diagnostici che i pazienti seguono. Ore sempre più ridotte, quindi, per l’assistenza nei reparti da parte di tali operatori”.

“La chiusura dell’area Covid del settimo piano del nosocomio – sottolinea l’assessora – avvenuta agli inizi di questo mese, area destinata solo ai pazienti covid con specifico personale dedicato, ha provocato gravissime disfunzioni nei reparti, in quanto negli stessi sono state istituite delle stanze denominate “Bolle covid”, nelle quali i pazienti ricevono le cure del solo personale del reparto con gravi rischi di contaminazione del personale e di conseguenza dei pazienti “non covid” ricoverati nelle stanze adiacenti. Sarebbe più opportuno riconsiderare l’apertura del reparto malattie infettive per trasferire questi pazienti in una struttura più idonea alla loro gestione? Mi giunge voce, inoltre, che l’Azienda, sta trasformando più di 50 posti di ausiliario sociosanitario (con l’avallo delle Organizzazioni sindacali) in posti di amministrativo. Pur essendo questa una categoria in esaurimento, non sarebbe stato più corretto trasformare questi posti in OSS?”.

Per quale motivo – chiede l’esponente della giunta Toscano – dopo le numerose stabilizzazioni post-Covid e mobilità di operatori socio sanitari all’ASP, nel Presidio Ospedaliero “Sant’Antonio Abate” ci si ritrova con queste gravi carenze? Dove sono state collocate le centinaia di assunzioni di OSS pervenute in questo periodo? Ancora, come mai da più di due anni la graduatoria che doveva essere redatta dopo le domandine inviate agli operatori OSS ancora non è stata elaborata, tanto che le unità OSS devono essere selezionate da una graduatoria di Palermo? Nel complimentarmi per il restyling della hall del nosocomio, chiedo il motivo per il quale si utilizzi il personale OSS, tanto prezioso, per dare indicazioni all’utenza che afferisce al presidio ospedaliero. Sarebbe auspicabile, ma si tratta solo di una mia proposta, vista la criticità nei reparti, utilizzare tali risorse umane per l’assistenza ai pazienti ricoverati”.

“Cerco sempre di essere propositiva – conclude l’assessora – e suggerisco, se posso, di sostituire queste unità con operatori della valide associazioni di volontariato che, a seguito di un breve percorso formativo sui servizi ospedalieri potrebbero, almeno al momento, indirizzare gli utenti che accedono. Rilevo altresì, che l’avvenuta chiusura delle Guardie Mediche in alcuni fine settimana per carenza di personale medico, della quale abbiamo discusso in una riunione della Conferenza dei Sindaci, inasprisce ancor di più la situazione delle file al Pronto Soccorso e dell’attesa promiscua di adulti e di bambini, normodotati e disabili, che devono essere valutati al triage”.

A proposito di disabilità, Daidone chiede al commissario straordinario Spera un incontro, insieme alle associazioni che richiedono il servizio, per evitare che le famiglie dei disabili non collaboranti – nel caso di intervento odontoiatrico al proprio familiare disabile (soprattutto se trattasi bambini autistici) – debbano recarsi a Catania dove ci sono i servizi necessari a permettere di fare diagnosi al soggetto non collaborante”.

In conclusione della lunga missiva indirizzata al commissario straordinario dell’Asp, l’assessora comunale di Erice chiede “aggiornamenti sulla tanto desiderata realizzazione di una Unità operativa di radioterapia presso il “Sant’Antonio Abate” definendolo “importante traguardo che eviterebbe le gravi difficoltà di spostamento per i pazienti oncologici, nonostante il Distretto 50 sostenga le spese di trasporto con i voucher che ciascun Comune ha a disposizione”.

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