Covid e carceri in Sicilia, Veneziano (Uilpa Polizia Penitenziaria): “Contagi in aumento tra poliziotti e detenuti”

Incontro con i vertici dell'Assessorato regionale alla Salute e dell'Amministrazione penitenziaria siciliana

Sarebbe pari al 25 per cento il numero dei detenuti nelle carceri siciliane che hanno completato il ciclo di vaccinazione anti Covid mentre il 70% sarebbe fermo alla prima dose.

Numeri che allarmano la Uilpa Polizia Penitenziaria che, con una nota del Segretario regionale Gioacchino Veneziano, chiede ai vertici dell’Assessorato regionale alla Salute e all’Amministrazione penitenziaria regionale un incontro urgente sul tema e, in particolare, sul protocollo contenente le direttive per il contenimento della diffusione del Covid-19.”La nuova disposizione – scrive Veneziano – prevede in parte la modifica dei protocolli operativi precedentemente diramati ma nessuna informativa e/o esame è stata data alle sigle sindacali del Comparto Sicurezza”.

L’esponente sindacale cita le attività di competenza della Polizia Penitenziaria che possono essere occasione di contagio: gestione dei detenuti nuovi giunti, dei detenuti che escono per brevi periodi, dei soggetti ammessi alla semilibertà o al lavoro esterno e accedono alle attività gratuite e volontarie all’esterno degli Istituti, dei detenuti che rientrano dai permessi, sei soggetti tradotti, dei detenuti in dimissione e dei colloqui.

“Purtroppo – prosegue Veneziano – non abbiamo il dato sulla vaccinazione dei poliziotti penitenziari ma dobbiamo segnalare la completa violazione del protocollo quadro per la prevenzione e la sicurezza nei luoghi di lavoro presso molte carceri, ragion per cui si chiede senza indugio l’invio del VISAG e degli ispettori dell’Assessorato regionale alla Salute” per accertare una serie di responsabilità che riguarderebbero, tra le altre, la “mancanza di dettagliate informazioni sulla situazione emergenziale ed i suoi sviluppi, la non effettuazione di tamponi rapidi ogni 15 giorni, come previsto dall’accordo sottoscritto con il Provveditore Regionale Amministrazione Penitenziaria della Sicilia, la mancata comunicazione ai sindacati del numero del personale e dei detenuti risultati positivi, la non immediata aerazione e pulizia degli ambienti e la loro successiva sanificazione nel caso di presenza un di una persona affetta da Covid-19, la mancanza di prodotti igienizzanti” .

Al sindacato è stato anche segnalato, che, alla Casa Circondariale di Trapani, un arrestato proveniente dalla libertà, condotto in carcere da una forza di polizia, è stato trovato. positivo al Covid-19 e, quindi, posto in isolamento come previsto in casi del genere.

“A tal proposito – scrive il Segretario regionale della Uilpa Polizia Penitenziaria – pare che, giustamente, l’area sanitaria si sia preoccupata di avvisare senza indugio gli uomini della Forza di polizia che ha proceduto alla traduzione per avviare la tracciabilità di un eventuale contagio ma sembra che i lavoratori della Polizia Penitenziaria che hanno avuto anch’essi contatti con il soggetto positivo (chi lo ha perquisito, chi lo ha immatricolato, chi lo ha condotto in Sezione) non abbia avuto la stessa attenzione. Addirittura, il collega della Matricola pare che abbia dovuto implorare il test molecolare”.

Veneziano chiede che venga svolta un’indagine per accertare se quanto segnalato risponda a verità ed, eventualmente, “la responsabilità di chi ha violato le previsioni del protocollo sanitario”.
Sempre al “Pietro Cerulli” di Trapani – riferisce il sindacalista – “il dirigente sanitario sarebbe stato più volte invitato a indossare i dispositivi di protezione perché sembra che circoli senza mascherina”.

Veneziano sottolinea che si sta “registrando un aumento esponenziale di contagi all’interno delle carceri siciliane, sia in capo ai lavoratori della Polizia Penitenziaria sia tra i detenuti” e, per questo motivo, chiede “un urgentissimo incontro a livello regionale tra le Organizzazioni sindacali della Polizia Penitenziaria, il Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria, lo staff del Dipartimento per le Attività Sanitàrie e Osservatorio Epidemiologico dell’Assessorato regionale alla Salute, “non solo per modificare il precedente protocollo (anche in ordine all’effettuazione dei tamponi molecolari al posto dei test antigenici) ma anche per dare la possibilità alle sigle sindacali di indicare gli Istituti penitenziari dove è stata segnalata la completa violazione dei protocolli” per contenere la diffusione del Coronavirus.