venerdì, Marzo 1, 2024

Come si calcola la Cassa Integrazione?

AVVISO: il blog vuole cercare di raggiungere una platea di utenti che normalmente non mastica il diritto del lavoro, e pertanto è volutamente sintetico e cerca di usare una comunicazione semplice. Un occhio tecnico potrebbe trovare alcune imperfezioni, che sono però un costo necessario da sostenere per poter raggiungere una platea più ampia.

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Come sappiamo bene, l’emergenza da Covid-19 ha cristallizzato il Paese per 100 giorni, con conseguenze importanti sull’economia e sui rapporti di lavoro. La risposta del Legislatore a questo fermo obbligato è stata, com’è noto, la Cassa Integrazione, con tutti i suoi derivati (cassa in deroga, fondo di integrazione salariale, fondo di solidarietà bilaterale degli artigiani) che per comodità chiameremo CIG.

La CIG è in parole povere una integrazione dello stipendio da parte dello Stato, che si sostituisce laddove il datore il lavoro non riesce ad arrivare. Se è a zero ore significa che l’intero importo è a carico dello Stato.

Genericamente si è detto che la CIG è pari all’80% della retribuzione; pertanto molti lavoratori hanno stimato una decurtazione del 20% in busta paga, avendo poi una brutta sorpresa quando hanno ricevuto i primi bonifici da parte dell’INPS, ritrovandosi una perdita maggiore di quanto immaginassero.

La perdita stimata, considerando il totale di tutti i lavoratori italiani, è infatti, in media, del 36% della retribuzione.

Anche questa stima però non ci dice tutta la verità sulla CIG, poiché ci sono lavoratori che sono effettivamente andati incontro a perdite simili se non maggiori ed altri a cui invece è andata molto meglio.

Per capire com’è possibile ciò, dobbiamo per forza spiegare come funziona il calcolo della CIG.

La CIG è l’80% della retribuzione?

Guardando la normativa sulle integrazioni salariali, sembrerebbe così. In verità il riferimento è alla retribuzione globale di fatto, cioè tutti gli elementi retributivi che il lavoratore percepisce con continuità nel tempo. In pratica, nella maggior parte dei casi, retribuzione lorda + tredicesima + quattordicesima.

Questa somma però non costituisce ancora la base di calcolo della CIG.

I massimali e la contribuzione agevolata

La base di calcolo viene fuori in riferimento ai massimali imposti dalla legge:

  • per chi percepisce una retribuzione globale di fatto fino € 2159,48 il massimale è di € 998,18;
  • per chi percepisce una retribuzione globale di fatto che supera € 2159,48 il massimale è di € 1199,72.

Detto in parole semplici, significa che se è vero che la CIG spetta nella misura pari all’80% della retribuzione globale di fatto, tali retribuzioni devono rispettare questi massimali, che rappresentano di fatto per moltissimi lavoratori la vera base di calcolo della CIG. Quindi il calcolo dell’80% passa in secondo piano, dando spazio ad una riduzione dello stipendio più alta del 20%.

Determinata la base di calcolo, per arrivare al netto si applica la trattenuta a carico del lavoratore dei contributi previdenziali nella misura del 5,84% (agevolata rispetto all’ordinario 9,19%) e poi, come di consueto, si applica la tassazione Irpef sul reddito presunto.

Alcuni esempi

CIG a zero ore con stipendio di € 1.200 euro. Ipotizziamo che il lavoratore percepisca tredici mensilità; avremo una retribuzione globale di 1.300 euro (1200 + un 12simo di tredicesima); l’80% sarebbe di € 1.040 lordi con un massimale di € 998,18 lordi che diventano € 939,89 al netto dei contributi. In questo caso il lavoratore percepisce il 76% lordo (compreso la tredicesima).

CIG a zero ore con stipendio di € 1.500. Ipotizziamo che il lavoratore percepisca quattordici mensilità; avremo una retribuzione globale di € 1.750 (1500 + un 12simo di tredicesima e un 12simo di quattordicesima); l’80% sarebbe di € 1.400 con un massimale di € 998,18 lordi che diventano € 939,89 al netto dei contributi. In questo caso il lavoratore percepisce il 57% lordo (compreso i ratei).

CIG a zero ore con stipendio di 2.200 euro. Ipotizziamo che il lavoratore percepisca quattordici mensilità, avremo una retribuzione globale di 2.567 euro; l’80% sarebbe di € 2.053 lordi con un massimale di € 1199,72 che diventano € 1.129,66 euro al netto dei contributi. In questo caso il lavoratore percepisce il 46% lordo (compreso ratei).

Il calcolo della CIG oraria

Al di là di questi esempi di massima, per giungere ad una corretta valutazione di quanto erogato dall’Inps occorre conoscere il divisore orario del proprio Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro.

In questo modo basterà dividere la propria retribuzione globale di fatto per il divisore, facendo eventualmente riferimento ai massimali.

Se la retribuzione globale è di € 900 e il divisore è 168, il calcolo sarà 900/168 = € 5,35; da questo somma va sottratto il 5,84%, ottenendo € 5,04 orari da moltiplicare per le ore in cui si è stati in CIG.

Se invece la retribuzione globale è già di € 1000, si supererà il massimale e di dovrà dividere € 998,18 (massimale) per il divisore orario. Utilizzando l’esempio di prima: 998,18/168 = € 5,94; meno il 5,84% = € 5,59 orari.

In media quindi, con i dati di questo esempio, chi guadagna € 900 avrà una perdita media minore di chi guadagna per esempio € 1200.

Questi € 5,59 orari valgono infine fino alla soglia di € 2159,48. Superata questa soglia il calcolo diventa: 1199,72 (secondo massimale) / 168 = € 7,13; meno il 5,84% = € 6,71 orari.

“Il lavoro, spiegato bene” è il blog di Sergio Villabuona, consulente del lavoro ed euro-progettista. È possibile interagire con lui attraverso la sua pagina Facebook.

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