Caso Martha, la Procura di Trapani si muove per tutelare la giovane che vive in strada

Si va verso la nomina di una figura di tutela per la donna

Ci sono nuovi, e auspicati, sviluppi a tutela della salute e dell’incolumità fisica di Martha, la ventisettenne di origine nigeriana che da mesi, ormai, vive sotto il porticato di uno stabile in via Osorio a Trapani.

Dopo la relazione inviata lo scorso 26 gennaio dai Servizi Sociali del Comune – che per primi, già nel mese di dicembre, si erano attivati per togliere la donna dalla strada e garantirle condizioni di vita adeguate – la Procura della Repubblica di Trapani ha avviato l’iter che consentirà di fornire alla giovane, per la quale abbiamo sempre e solo sottolineato la necessità di un’adeguata osservazione e assistenza sanitaria per indagare le cause del suo evidente disagio psichico (la diagnosi di una eventuale, conclamata patologia la lasciamo a chi di competenza).

La pm titolare del fascicolo, “considerato che la giovane non appare in grado di provvedere ai propri interessi”, infatti, ha chiesto lo scorso 16 febbraio al Tribunale di Trapani di nominare un giudice istruttore che proceda ad esaminare l’interessata, a nominare un tutore provvisorio e ad “assumere tutti i mezzi di prova ritenuti necessari” per definire il quadro della situazione.

Nella documentazione acquisita dalla pm – che nella stessa giornata del 26 gennaio chiedeva, con urgenza, al Dipartimento di Salute Mentale dell’Asp di sottoporre la giovane a visita medica e di riferirne – vi è la risposta del Centro di Salute Mentale (datata 6 febbraio) che riporta la relazione stilata dopo il TSO effettuato dal 20 al 26 dicembre scorso e fa riferimento anche alle successive, molteplici occasioni (l’ultima riferita al 15 febbraio) in cui la giovane è stata condotta, dal 118 o dalle forze dell’ordine, al Pronto Soccorso dell’opedale “Sant’Antonio Abate” di Trapani, anche a seguito di alcune sue condotte definite “disturbanti”.
Non sappiamo, però, se la ragazza, in quelle circostanze, sia giunta all’osservazione di medici dato che, e ne siamo stati testimoni oculari in un’occasione, se si allontana non può essere fermata e costretta alla visita. Rispetto a quanto già scritto dopo il TSO, alla fine, dal Centro di Salute Mentale si segnala la ventisettenne come “persona con disagio per eventuali azioni ritenute opportune” ma non come “pazza pericolosa” come, secondo alcuni, sarebbe.

Ci auguriamo, come sin dall’inizio abbiamo inteso occupandoci di questa vicenda, che  l’iter giudiziario possa portare a risolvere le problematiche di una giovane donna che ha chiaramente bisogno di aiuto. Come abbiamo già scritto, abbiamo avuto modo di osservarla da vicino e a lungo ma, nel rispetto della sua dignità di essere umano e della sua privacy non abbiamo mai riferito pubblicamente ciò che abbiamo visto dei suoi comportamenti e ascoltato e compreso dalle sue esternazioni. Ci auguriamo che riescano a farlo, nel modo migliore, anche coloro che ne hanno la responsabilità.

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