venerdì, Marzo 1, 2024

Caso Denise, dieci persone di Mazara del Vallo denunciano giornalisti per violenza privata

L'esposto è firmato da dieci persone, tra cui alcuni familiari di Anna Corona

“Basta giornalisti a Mazara del Vallo, ci stanno perseguitando”. Questo l’appello di alcuni tra familiari e testimoni coinvolti nelle indagini sulla scomparsa di Denise Pipitone, sparita il 1 settembre 2004 fa dalla cittadina siciliana quando aveva quasi 4 anni.

“A seguito dei comportamenti tenuti dai giornalisti nei nostri confronti abbiamo modificato le nostre abitudini di vita – si legge, come riporta un lancio dell’agenzia AGI, in un esposto/denuncia per violenza privata, presentato ai Carabinieri e alla Procura di Marsala – in quanto non possiamo più uscire liberamente dalle nostre case o recarci a lavoro senza timore di essere seguiti, alcuni di noi hanno anche smesso di andare a lavorare temendo la presenza dei giornalisti sul posto di lavoro”.

La segnalazione è firmata da dieci persone, tra cui alcuni familiari di Anna Corona, madre di Jessica Pulizzi, l’unica finora ad essere stata processata per il rapimento ed assolta con sentenza definitiva.

A 17 anni di distanza, l’inchiesta è stata riaperta dalla Procura di Marsala. “Da circa due mesi la città di Mazara del Vallo è stata invasa dai giornalisti di tutte le testate giornalistiche e reti televisive a seguito della presunta riapertura delle indagini”, si legge nell’esposto. “Per tali ragioni i giornalisti si presentano presso le nostre abitazioni private soltanto perchè abbiamo rapporti di parentela o conoscenza con i soggetti coinvolti nelle indagini”, continua la denuncia presentata dagli avvocati Antonina Martinciglio e Tiziana Gabriele.

“Se in possesso dei nostri numeri di telefono, ci telefonano incessantemente per avere una dichiarazione – si legge – invitandoci a collaborare per la ricerca della bambina, dicendoci che il nostro rifiuto è un atteggiamento omertoso o di persone che hanno qualcosa da nascondere”.

E ancora, “suonano incessantemente e ripetutamente i campanelli delle nostre abitazioni private, ci chiamano a voce, nonostante i sottoscritti manifestino il loro rifiuto a rilasciare dichiarazioni – si legge nella denuncia – i giornalisti stazionano davanti gli ingressi delle abitazioni per lungo tempo in attesa che qualcuno esca di casa o ne faccia rientro per intervistarci e riprenderci con video/audio anche contro la nostra volontà, facendoci domande insistenti sulla vicenda”.

I giornalisti, inoltre, “si recano per la città a chiedere notizie su dove poterci trovare o incontrare e ciò ci mette in grave disagio anche nei confronti dei nostri conoscenti”.

Tra i dieci autori della denuncia compare anche il nominativo dell’uomo che, alcuni giorni fa, ha aggredito un giornalista della Rai e che “ha ricevuto diverse minacce nei commenti – conclude la denuncia – da parte di soggetti che hanno commentato la notizia, sulla stampa locale e sul profilo Facebook di Piera Maggio”.

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