6 aprile 1943: le campane della chiesa di San Pietro in memoria dei caduti [VIDEO]

"Quando il 5 aprile venne bombardato a tappeto l'aeroporto di Milo causando la distruzione di una decina di aerei, a Trapani il 70% della popolazione era già sfollato. In città, impossibilitati a farlo erano rimaste le classi più povere: operai, gente di mare, che popolavano densamente il quartiere di San Pietro"

Sono passati 78 anni dalla giornata più buia di Trapani: il bombardamento del 6 aprile 1943 rase al suolo parte del centro storico cittadino. Tutto ciò che era in corso Italia e via XXX gennaio fu spazzato via.

Questa mattina la cerimonia ha ricordato i caduti. Alle 15.20, orario dell’inizio del bombardamento, invece, la chiesa di San Pietro ha omaggiato i caduti con il rintocco delle campane, su richiesta da parte di due studiosi, Antonio Jacopo Triscari e Giuseppe Schifano.

Il primo è uno studente del liceo classico, il secondo è un adulto appassionato di ricerca storica. Insieme, hanno chiesto questa cosa a don Giuseppe Bruccoleri.

Ecco il video:

Come ci racconta il giornalista Beppino Tartaro nel suo scritto “6 Aprile 1943, Trapani sfigurata dalle bombe” sulla rivista EXTRA nel 2011, “il 6 aprile 1943 Trapani conobbe l’inferno. Una moltitudine di aerei sganciarono sulla città migliaia di bombe. I quadrimotori colpirono sull’asse nord-sud bombardando a tappeto la zona compresa tra il Porto e la Stazione ferroviaria. Inevitabilmente, il quartiere di San Pietro si trovò al centro di questo tremendo tiro al bersaglio. Fu una carneficina. In pochi riuscirono a salvarsi, le sirene suonarono quando già gli aerei erano sulla città e chi era riuscito a lasciare le case venne travolto dai crolli degli edifici. In quei quindici minuti di fuoco successe praticamente di tutto. A Piazza Teatro (oggi Scarlatti) saltò una cucina da campo tedesca provocando la morte di militari e civili mentre chi aveva cercato scampo nel rifugio allestito presso l’Istituto provinciale degli Artigianelli rimase schiacciato dal crollo del palazzo. A fine bombardamenti rimase una fitta coltre di polvere ed un silenzio spettrale rotto, a tratti, dalle urla di dolore di chi, sotto le macerie, cercava di salvarsi”.