Mare, Trapani tra le prime province d’Italia: l’11,6% degli occupati lavora nella Blue Economy

Trapani è tra le province italiane dove l’economia del mare pesa di più sul mercato del lavoro. I cosiddetti “lavoratori blu” rappresentano l’11,6% dell’occupazione provinciale, una percentuale che colloca il territorio trapanese all’undicesimo posto nella graduatoria nazionale. In Sicilia soltanto Siracusa registra un’incidenza superiore, con l’11,9% e la decima posizione in Italia.

I dati emergono dal rapporto “Focus regionale – L’economia del mare in Sicilia”, elaborato dal Centro Studi delle Camere di commercio “Guglielmo Tagliacarne”, Unioncamere e OsserMare e presentato al Seacily, il Salone nautico inaugurato ieri a Castellammare del Golfo. Il quadro evidenzia una crescita della Blue Economy siciliana superiore a quella registrata complessivamente nel Paese.

Nel 2024 l’economia del mare ha generato in Sicilia 7,2 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 7% dell’intera economia regionale, contro un’incidenza nazionale del 4%. Rispetto al 2023 il valore aggiunto del comparto nell’Isola è cresciuto del 14,1%, mentre a livello italiano l’incremento si è fermato al 3,8%.

Una dinamica particolarmente sostenuta riguarda anche l’occupazione. Nel 2024 in Sicilia gli occupati dell’economia del mare sono stati circa 122.800, con una crescita del 16,4% rispetto all’anno precedente, contro il 4,2% registrato a livello nazionale. Il settore rappresenta così il 7,4% dell’occupazione regionale, a fronte del 4,3% italiano.

Ed è proprio sul fronte occupazionale che emerge il peso della provincia di Trapani. Con l’11,6% degli occupati provinciali impegnati nelle attività riconducibili alla Blue Economy, il Trapanese si colloca nettamente al di sopra sia della media siciliana del 7,4% sia di quella nazionale del 4,3%. Davanti a Trapani, tra le province siciliane, c’è soltanto Siracusa. Messina registra invece un’incidenza dell’8,8%, mentre Palermo si attesta all’8,4%.

Il confronto nazionale vede ai primi posti Livorno, dove l’economia del mare rappresenta il 18,9% dell’occupazione provinciale, seguita da Genova con il 16,2%, La Spezia con il 15,8%, Trieste con il 15,3% e Rimini con il 14,7%. Siracusa è decima con l’11,9% e Trapani immediatamente dopo con l’11,6%.

Il ruolo di Trapani emerge anche osservando il tessuto imprenditoriale. Nel 2025 in Sicilia sono 31.369 le imprese riconducibili all’economia del mare, pari al 6,8% del totale regionale. Palermo ne concentra 7.666, Catania 5.511 e Messina 5.465. Trapani segue con 4.583 imprese, pari al 14,6% di tutte le aziende siciliane appartenenti al comparto.

A livello regionale sono soprattutto due settori a generare la maggior parte della ricchezza della Blue Economy. La movimentazione di merci e passeggeri via mare produce 2,63 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 36,7% del totale, mentre i servizi di alloggio e ristorazione valgono 2,6 miliardi, il 36,3%. Insieme rappresentano circa il 73% del valore aggiunto dell’intera economia del mare siciliana. Seguono le attività di ricerca, regolamentazione e tutela ambientale con 553,3 milioni di euro, la cantieristica con 500,5 milioni, le attività sportive e ricreative con 449,2 milioni e la filiera ittica con 402,2 milioni. Le estrazioni marine generano invece 23,3 milioni di euro.

Nel confronto tra le regioni italiane, la Sicilia è quinta per incidenza del valore aggiunto dell’economia del mare sul totale dell’economia locale, con il 7%, quarta per peso dell’occupazione e terza per incidenza delle imprese della Blue Economy sul totale delle aziende presenti sul territorio. Il rapporto fotografa anche la composizione delle imprese siciliane del mare: delle 31.369 censite nel 2025, 7.693 sono classificate come imprese femminili, pari al 24,5%; 3.090 sono giovanili, il 9,8%, mentre 1.499 sono imprese straniere, pari al 4,8%.

Sul fronte del commercio estero, i dati provvisori riferiti al 2025 indicano per l’economia del mare siciliana esportazioni per 564,9 milioni di euro e importazioni per 373,4 milioni, con un saldo positivo di 191,5 milioni. A trainare l’export è soprattutto la cantieristica, con vendite all’estero per 474,5 milioni di euro. La filiera ittica presenta invece esportazioni per 90,4 milioni e importazioni per 348,9 milioni.

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