EDITORIALE
Il TG Antonini e la manipolazione del lavoro giornalistico
Prologo
È passato poco meno di un mese dal nostro precedente editoriale ”STATTI ZITTO”, scritto in risposta al penultimo tentativo di censura della testata. Da allora, poco è cambiato. Anzi, la tensione tra informazione libera e potere mediatico sembra essersi acuita. Tutto era cominciato il 13 settembre, quando — poche ore dopo la presenza in piazza dei nostri inviati — l’editore di TrapaniSì ha ricevuto via WhatsApp un messaggio da Valerio Antonini, nella molteplice veste di presidente di Telesud e del Trapani Calcio del TrapaniShark, proprietario del gruppo SportInvest e fondatore del movimento politico Futuro. Un messaggio che parla da solo, e che fotografa con chiarezza il livello di intolleranza verso la libertà di stampa:… (segue dopo n.d.d.)
– Il messaggio ricevuto dall’editore Bruno Conforti è molto pesante ed offensivo nei confronti della giunta comunale, dei nostri redattori e di tutti i giornalisti che ogni giorno, onestamente e deontologicamente cercano di fare il loro lavoro.
E’ decisamente un messaggio coercitivo indirizzato da Valerio Antonini alle ore 16.36 di Sabato 13 settembre 2025 al nostro editore, dopo che TrapaniSì aveva seguito con dirette ed interviste il comizio di piazza organizzato su una fioriera davanti al municipio di Trapani dallo stesso Antonini.
Il messaggio indirizzato a Bruno Conforti è e rimane nella sua chat privata.
Contrariamente a quanto è abituato a fare Valerio Antonini che ha più volte, sui suoi canali ed anche esercitando un “diritto di replica” sulla testata TP24 ed in diretta radio-web su RMC 101, utilizzato questa chat privata “Bruno Conforti-Valerio Antonini” per tentare di screditare il nostro editore e condizionare il nostro operato giornalistico, la redazione di TrapaniSì ed il suo direttore responsabile non intendono pubblicare in queste pagine il suddetto messaggio diffamatorio ma, su concessione dell’editore Bruno Conforti, lo recepisce e lo mette a disposizione dell’Ordine dei Giornalisti e Assostampa o altre sigle di categoria o organi inquirenti che volessero approfondire la vicenda.
Un fatto che ha profondamente ferito le parti in causa e che rende inequivocabilmente l’idea di come Valerio Antonini continui a trattare la stampa libera come quella che TrapaniSì si onora di rappresentare.
Nicola Conforti, direttore responsabile –
… Se ci fossimo piegati allo #Stranchidiamoci… saremmo ancora bravi e belli… invece purtroppo da quell’episodio a oggi, la musica non è cambiata: chi racconta i fatti senza piegarsi alle versioni ufficiali, chi osserva con ironia, chi commenta con spirito critico — in una parola, chi fa giornalismo — continua a essere trattato come un nemico personale.
E l’ultima puntata del format “Zitti Zitti” ne è la conferma più evidente.
Nell’ultima puntata del suo format “Zitti Zitti”, Valerio Antonini ha nuovamente trasformato un normale esercizio di libertà di stampa in un attacco personale contro chi osa raccontare, con ironia o spirito critico, la realtà politica trapanese.
Nel mirino, questa volta, un articolo di Valentina Colli, pubblicato su TrapaniSì, che descriveva con tono satirico e teatrale l’ennesimo consiglio comunale caratterizzato da caos e colpi di scena.
Il brano incriminato — quello in cui Valentina Colli, collaboratrice della nostra testata impegnata nel regolare percorso formativo verso l’iscrizione all’albo dei pubblicisti, racconta in chiave ironica la troupe di Telesud che “schiaccia contro l’ascensore l’assessore La Porta, incalzandolo veementemente sulla questione brogli” — è stato distorto e trasformato da Antonini in una presunta accusa di aggressione fisica.
Chiunque legga integralmente il pezzo, tuttavia, comprende immediatamente che si tratta di un’immagine metaforica e satirica, coerente con il tono narrativo dell’articolo: un racconto ironico, quasi cinematografico, che alterna citazioni pop (“questo microfono può essere piuma o può essere ferro”) a osservazioni politiche e di costume.
L’intento della Colli non era quello di accusare qualcuno di violenza, ma di rappresentare — con spirito graffiante — la tensione crescente e il linguaggio sempre più teatrale della politica locale, dove anche il giornalismo d’assalto diventa parte della scena.
Antonini, invece, ha deliberatamente decontestualizzato quel passaggio, ignorando il tono chiaramente ironico e strumentalizzandolo per costruire un racconto di persecuzione nei confronti di sé e della sua emittente.
Nel suo monologo, il “Presidente” di Telesud ha trasformato un articolo d’opinione in un presunto atto diffamatorio, arrivando ad annunciare querela e a lanciare offese personali verso Valentina Colli, definita “apprendista stregona” e “serviente da bar”.
Un comportamento che oltrepassa la legittima replica giornalistica e scivola nella delegittimazione sistematica del lavoro altrui, minando la credibilità di chi svolge con correttezza il proprio mestiere di cronista.
La falsità dell’accusa di “abusivismo”
Particolarmente grave è l’etichetta di “abusiva” che Antonini ha ripetutamente associato a Valentina Colli. Si tratta di un’affermazione falsa e diffamatoria, poiché Valentina è una collaboratrice della nostra testata impegnata nel regolare percorso formativo verso l’iscrizione all’albo dei pubblicisti e svolto sotto la supervisione del direttore responsabile di TrapaniSì. Come previsto dall’ordinamento della professione giornalistica, regolato dalla Legge n. 69 del 1963 e dalle delibere del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti (CNOG). Il percorso per diventare pubblicista consiste in un periodo di pratica giornalistica continuativa svolta presso una o più testate regolarmente registrate, sotto la direzione di un giornalista iscritto all’albo.
Durante questo periodo, il candidato deve dimostrare di aver svolto attività giornalistica con regolarità e continuità per almeno due anni, e deve acquisire una buona padronanza delle tecniche redazionali, deontologiche e professionali proprie dell’attività giornalistica. Partecipando alle attività di redazione e pubblica contenuti dopo revisione e approvazione da parte del direttore o di un redattore professionista. Definire “abusiva” Valentina Colli significa quindi ignorare la legge e denigrare e diffamare volutamente una figura che opera con correttezza all’interno di un percorso trasparente e regolamentato. È un modo per screditare la persona, non per discutere il merito del lavoro giornalistico.
Il metodo è sempre lo stesso
Non è la prima volta che Antonini adotta questa strategia comunicativa: spostare l’attenzione dal contenuto delle critiche alla figura di chi le formula, distorcendo le parole, esasperando i toni e sostituendo il confronto civile con la denigrazione personale.
Un metodo che può funzionare sul piano dello spettacolo, ma che sul piano dell’informazione rappresenta una deriva pericolosa: la riduzione del giornalismo a “nemico interno” da zittire.
“Zitti Zitti”: l’ironia di un titolo che dice tutto.
Il titolo stesso del programma, Zitti Zitti, sembra suonare oggi come un consiglio rivolto alle altre testate: tacete, perché la verità la raccontiamo solo noi.
Una verità unica, assoluta, infallibile, proclamata dall’emittente che si autoinveste del ruolo di verbo autentico del popolo trapanese.
Nel frattempo, chi osa dissentire o anche solo commentare viene minacciato dal classico metodo della ventilata querela — una sorta di spada di Damocle mediatica che serve più a intimidire che a tutelare.
A Trapani, ormai, conosciamo bene questa dinamica: da un lato l’uomo con licenza di diffamazione, libero di insultare, insinuare e dileggiare; dall’altro, redazioni e giornalisti ridotti al silenzio per timore di querele milionarie annunciate in diretta, tra una battuta e un autocompiacimento.
Un paradosso che trasforma la libertà d’espressione in monologo e il confronto democratico in una sceneggiata a senso unico.
L’articolo di TrapaniSì era un pezzo d’opinione, non un atto d’accusa.
La “re-interpretazione” fatta in diretta da Antonini è invece un atto di manipolazione narrativa, finalizzato a delegittimare l’operato dei redattori e a infangare la reputazione personale di chi svolge un ruolo di osservatore critico della politica cittadina.
Il giornalismo vive di pluralismo, confronto e libertà di tono: la satira e l’ironia sono strumenti legittimi della critica.
Quello che non è legittimo è trasformare un articolo di commento in un pretesto per screditare pubblicamente i giornalisti e seminare sfiducia nell’informazione libera.
In un contesto dove il potere politico e mediatico spesso coincidono, la difesa dell’autonomia professionale dei cronisti è un dovere civile, non una battaglia personale.
E ricordare la differenza tra satira e diffamazione dovrebbe essere il primo segno di rispetto per chi dice di difendere la verità.
Nota di contesto
Nel suo articolo, Valentina Colli si riferisce ironicamente a Telesud come a “ciò che resta dell’estinta unica emittente televisiva locale”.
Questa espressione, chiaramente iperbolica, non indica la chiusura della testata né la cessazione delle attività, ma racconta il fatto che l’emittente abbia abbandonato il digitale terrestre ed il canale 87 per scelta economica, continuando solo come web TV.
Da un punto di vista linguistico e giornalistico, definire una televisione “estinta” in questo contesto è una figura retorica: significa che non esiste più nel formato televisivo tradizionale, non che sia scomparsa. Si tratta dunque di una valutazione satirica e non diffamatoria, coerente con il tono critico e ironico del pezzo.
La redazione di TrapaniSì, l’editore Bruno Conforti ed il direttore responsabile Nicola Conforti,
ribadiscono la propria fiducia nel lavoro dei giornalisti, tecnici, collaboratori,
e respinge ogni tentativo di delegittimazione del lavoro d’informazione svolto con correttezza, incondizionabile libertà e responsabilità.

















