Violenza tra gli adolescenti, coinvolti oltre quattro studenti su dieci

La violenza tra gli adolescenti continua a rappresentare un fenomeno diffuso e, per alcuni aspetti, sempre più preoccupante.
Secondo i dati dell’indagine ESPAD®Italia 2025, realizzata dall’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Ifc) i cui risultati sono stati resi noti lo scorso 24 luglio, il 43,4% degli studenti tra i 15 e i 19 anni, pari a oltre un milione di ragazzi e ragazze, riferisce di aver agito o subito almeno uno dei comportamenti violenti presi in esame, mentre il 14,2%, oltre 350 mila giovani, dichiara di essere stato coinvolto in due o più episodi. Il fenomeno interessa soprattutto i maschi, con una prevalenza del 49,8% contro il 37,2% registrato tra le ragazze.

L’indagine, basata su oltre 17 mila questionari raccolti nelle scuole italiane, evidenzia come il comportamento più frequente resti la partecipazione a zuffe o risse, dichiarata dal 38,3% degli studenti. Seguono le risse tra gruppi di amici contrapposti, che coinvolgono l’11,9% dei giovani, il danneggiamento volontario di beni pubblici o privati (5,9%) e le aggressioni che provocano lesioni tali da richiedere cure mediche (5%). Più contenuti nei numeri, ma in forte crescita rispetto agli anni precedenti, risultano gli episodi di aggressione agli insegnanti, che raggiungono il 3,6%, e l’utilizzo di armi per ottenere qualcosa, attestato al 3,5%. In entrambi i casi l’incidenza tra i ragazzi è più che doppia rispetto alle coetanee.

Il confronto con gli anni precedenti mostra infatti un incremento significativo proprio delle condotte più gravi. Rispetto al biennio 2018-2019, gli episodi di aggressione agli insegnanti sono più che raddoppiati, passando da una media dell’1,4% al 3,5%, mentre l’uso di armi per intimidire è salito dall’1,4% al 3,3%. Più contenuto l’aumento delle lesioni gravi e dei danneggiamenti, mentre le zuffe rimangono su livelli sostanzialmente stabili.

Accanto alla violenza agita cresce anche quella osservata e condivisa. Nel 2025 il 13% degli studenti dichiara di aver assistito o filmato una scena di violenza, con l’11,8% che riferisce di aver visto episodi ripresi con un telefono cellulare e il 3,8% di averli filmati personalmente. Si tratta del valore più elevato registrato dall’indagine negli ultimi anni, segno di una crescente normalizzazione della violenza anche come contenuto da osservare e diffondere.

Lo studio evidenzia, inoltre, una forte correlazione tra i comportamenti violenti e alcune condizioni di disagio personale e relazionale. Tra chi riferisce gravi problemi nei rapporti con gli insegnanti, il 48,1% manifesta comportamenti violenti, percentuale analoga a quella rilevata tra chi ha difficoltà con gli amici (48%) e nettamente superiore a quella registrata tra chi vive un buon rapporto con il proprio contesto relazionale. Anche i conflitti con i genitori risultano associati a una maggiore incidenza della violenza, così come l’essere stati vittime di cyberbullismo, situazione che interessa il 58,3% dei giovani coinvolti in comportamenti violenti.

L’indagine mette in evidenza anche un’associazione tra violenza e altri comportamenti a rischio. Tra gli adolescenti che riferiscono episodi violenti risultano più frequenti l’uso di sostanze illegali, il consumo problematico di alcol, il gioco d’azzardo, l’uso problematico di internet, i rapporti sessuali non protetti, gli incidenti stradali e gli episodi di autolesionismo. Gli autori di cyberbullismo rappresentano il 42,9% tra chi manifesta condotte violente, mentre le vittime raggiungono il 58,3%.

Sul versante opposto, lo studio individua alcuni fattori associati a livelli più bassi di violenza. Tra questi figurano una buona soddisfazione del rapporto con i genitori e con gli amici, il sostegno affettivo familiare, la conoscenza da parte dei genitori delle frequentazioni e delle uscite serali dei figli, un buon rendimento scolastico e l’abitudine alla lettura per piacere. Gli autori della ricerca precisano, tuttavia, che questi elementi rappresentano semplici associazioni statistiche e non un rapporto diretto di causa-effetto.

“La violenza tra pari non è un fatto episodico, attraversa la quotidianità di una quota ampia di adolescenti”, osserva Sabrina Molinaro, dirigente di ricerca del Cnr-Ifc e responsabile di ESPAD®Italia. La ricercatrice sottolinea come preoccupino soprattutto gli indicatori più gravi, dall’uso delle armi alle aggressioni agli insegnanti, oggi superiori ai livelli precedenti alla pandemia, ribadendo la necessità di investire in competenze emotive, educazione digitale e in un lavoro condiviso tra scuola, famiglie e servizi territoriali per prevenire e contrastare il fenomeno.

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