Quasi l’80% degli imputati nei processi per violenza contro le donne celebrati davanti al Tribunale di Trapani sono uomini tra i 18 e i 50 anni: una fascia d’età che, secondo la presidente del Tribunale Alessandra Camassa, rivela anche un dato profondamente culturale.
Intervenendo all’incontro promosso dal circolo UDI di Trapani per gli 80 anni dell’associazione – svoltosi oggi nella sala Sodano del Palazzo comunale – Camassa ha spiegato che non si tratta di un fenomeno confinato a soggetti marginali o anziani, ma di uomini pienamente inseriti nella vita sociale e lavorativa, segno che permangono in essi modelli educativi e relazionali distorti.
La presidente ha evidenziato come questo dato sollevi interrogativi sugli strumenti finora messi in campo: nonostante l’impegno delle Istituzioni, delle associazioni e della Scuola, gli episodi di violenza continuano ad aumentare: i comportamenti maschili non cambiano con la stessa velocità con cui è cresciuta, invece, la consapevolezza delle donne sui propri diritti.
Ma non bisogna, proprio per questo, abbassare la guardia. Le donne denunciano di più, sono più informate, più autonome, più capaci di riconoscere la violenza – ma non ancora abbastanza – ma il ruolo sociale maschile non ha compiuto un’evoluzione parallela, generando uno squilibrio che spesso sfocia in comportamenti violenti o prevaricatori.
La presidente Camassa ha ribadito anche la necessità di una formazione specifica dei magistrati, indispensabile per “leggere” i contesti sociali e familiari da cui la violenza trae origine. Ha espresso apprezzamento per l’introduzione del principio del consenso nella normativa sullo stupro e per la più puntuale definizione del reato di femminicidio, ritenendo che questi strumenti permettano di fotografare con maggiore precisione la complessità del fenomeno.
Nel suo intervento ha infine richiamato la propria esperienza professionale, sottolineando come, nonostante oltre il 60% dei magistrati italiani siano donne, permangano ostacoli strutturali che impediscono una piena parità nell’esercizio del loro lavoro rispetto agli uomini.
Accanto alla presidente, hanno preso la parola anche altre relatrici. Daniela Dioguardi, della Segreteria nazionale UDI, ha ripercorso la storia dell’associazione e il lungo impegno per i diritti delle donne dal 1945 ad oggi. In un contesto, quello del secondo dopoguerra, in cui la ricostruzione necessaria non era solo quella delle città e dei luoghi ma anche, e soprattutto, quella di un’idea di società che riuscisse a scardinare gli stereotipi che tenevano le donne lontane dalla vita pubblica e legate solo alle attività di cura e accudimento familiare. Tanto si è ottenuto da allora ma l’attualità racconta di quanto ancora ci sia da fare.
Maresa Alaimo, presidente del circolo UDI Trapani, ha richiamato il valore politico e simbolico degli 80 anni dell’UDI mentre la professoressa Laura Lorello, docente di Diritto Costituzionale all’Università di Palermo, ha ricordato i fondamentali contributi delle donne che parteciparono all’Assemblea Costituente nella stesura della nostra Carta Costituzionale in termini di parità tra i generi e tutela dei diritti delle donne.
La parità non è omologazione ai modelli maschili – è stato sottolineato – ma il raggiungimento di condizioni reali che permettano alle donne di essere sé stesse, di esercitare il proprio ruolo senza barriere, visibili o invisibili. Un cammino che richiama alla responsabilità ciascuno di noi.

















