È arrivato alle battute finali davanti al Tribunale di Trapani il processo per la presunta violenza sessuale di gruppo ai danni di una turista finlandese, avvenuta nella notte del 22 luglio 2022 a Erice.
Al centro del dibattimento, il tema cruciale del consenso sul quale si sono confrontate accusa e difesa. Alla sbarra quattro imputati, tra cui Antonio Pizzolato, di Salaparuta, due volte medaglia di bronzo ai Giochi di Tokyo 2020 e Parigi 2024, insieme a Davide Lupo, Claudio Tutino e Stefano Mongiovì.
Secondo la ricostruzione dei Carabinieri e della Procura, la giovane sarebbe stata abusata all’interno di un residence sul mare dopo una serata trascorsa tra il centro storico di Trapani e un locale sulla spiaggia dove i quattro avevano incontrato lei e due amiche.
Lo scorso 26 gennaio l’arringa dell’avvocato Paolo Paladino, difensore di Pizzolato, che ha sostenuto come la versione fornita dall’imputato sia «altrettanto plausibile» di quella dell’accusa, tale da non consentire di raggiungere la prova della colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio e da imporre, quindi, una sentenza di assoluzione.
Già nel maggio scorso, durante un lungo interrogatorio, Pizzolato aveva raccontato la propria versione dei fatti, sostenendo che la ragazza fosse consenziente e che lo avesse seguito volontariamente nel bed and breakfast, mostrando interesse nei suoi confronti. Un racconto che coincide con quello della vittima solo nella prima parte della serata, fino al momento in cui la giovane si sarebbe accorta di essere stata filmata con il cellulare da uno degli imputati, Davide Lupo, mentre baciava un altro ragazzo del gruppo. Secondo Pizzolato, la turista avrebbe chiesto la cancellazione del video e poi si sarebbe riavvicinata a lui come se nulla fosse accaduto.
Di tutt’altro avviso la pubblica accusa. Nella requisitoria, la pm Giulia Sbocchia ha sottolineato che il fatto di aver seguito i ragazzi nel residence non equivale in alcun modo ad un consenso ai rapporti sessuali, evidenziando come la giovane, in vacanza in Sicilia, avesse bevuto e si trovasse in una condizione di vulnerabilità. Per l’accusa, i quattro avrebbero approfittato della situazione, allontanando le amiche e consumando rapporti contro la volontà della donna che avrebbe manifestato un “no” rimasto inascoltato.
La violenza, secondo la ricostruzione della Procura, si sarebbe interrotta solo quando la ragazza, in lacrime, ha chiesto di essere riportata in albergo. La pm ha ribadito che nel corso del processo non è emerso alcun elemento idoneo a dimostrare l’esistenza di un consenso e ha chiesto per tutti e quattro gli imputati la condanna a dieci anni di reclusione.
Nel corso del dibattimento è stato evidenziato il comportamento della giovane, che avrebbe reagito con fastidio alla ripresa video e avrebbe cercato di allontanarsi, senza riuscirci. Per la difesa, invece, in quel momento la situazione si sarebbe fermata. A sostenere la parte civile, l’avvocato Nicola Pellegrino che ha rimarcato il coraggio della ventisettenne, che ha presenziato a diverse udienze del processo, definendo le sue dichiarazioni «chiare e costanti fin dall’inizio» e affermando di attendere con fiducia la decisione del Tribunale.

















