Vie dei Tesori, numeri straordinari per una Trapani tutta da scoprire

Trapani può essere un tesoro. È abbastanza chiaro affacciandosi dal campanile attiguo alla chiesa di San Domenico. Il complesso monumentale dell’ex convento domenicano, dopo un lungo restauro, offre ora la visita dei due bellissimi chiostri e della torre campanaria: porticato su tutti e quattro i lati il primo, solo su due lati il secondo, ricreano entrambi lontane atmosfere claustrali e immettono negli ampi spazi dell’ex complesso conventuale. Nel XV secolo fu realizzata la bellissima torre campanaria a base ottagonale, rinforzata agli angoli, con una singolare scala elicoidale in pietra arenaria, scalini che salgono a chiocciola, a incastro, seguendo un modus tipicamente trapanese. Alla torre si accede dal secondo chiostro attraverso un delizioso portaletto ad arco ribassato.

Spettacolare è la veduta sulla città dall’alto della torre e questa è possibile grazie alla manifestazione “Le Vie dei Tesori” che nel primo weekend ha permesso a circa 3500 persone di visitare le bellezze di Trapani. Ventiquattro luoghi per Trapani, al suo secondo anno, e 17 per Marsala, al suo debutto.

Trapani non è una città in agonia né tantomeno morta, almeno culturalmente.

Semplicemente, aspetta di rinascere, come una fenice. E l’osservazione che si può fare dal campanile di San Domenico enfatizza come la città sia piena di storia, piena di meraviglie. Piena di “tesori”.

Eppure, in tutti questi anni poco è stato fatto. Lo stesso complesso di San Domenico ancora è incompleto. Solo attraverso la prima edizione de “Le Vie dei Tesori” è stato possibile far visitare, non solo ai turisti, il castello della Colombaia, presa d’assalto lo scorso anno.

L’organizzazione logistica è stata nuovamente affidata all’associazione Agorà, formata da giovani trapanesi che per il secondo anno vogliono scommettere sulla loro città. I partecipanti nei prossimi due weekend avranno l’opportunità di scoprire i balconcini teatrali e i ricami di stucco della delicatissima Immacolatella. La chiesa di Santa Maria del Gesù, invece, è appena riaperta dopo il restauro e offre un doppio tesoro: perché una commovente Madonna invetriata di Andrea della Robbia si affaccia da un baldacchino in marmo del Gagini.

Trapani è veramente una scoperta, giocata soprattutto tra conventi e chiese nascoste, ma non si devono dimenticare le sue biblioteche preziose – la Fardelliana ha un patrimonio di 170 mila volumi e conserva le incisioni del Piranesi – prima di raggiungere l’antica Vicaria, oggi museo d’arte moderna e contemporanea la Salerniana; passare sotto gli archi barocchi di palazzo Riccio di San Gioacchino, fermarsi a palazzo D’Alì dove fu girato un episodio della “Piovra”, giungere tra gli arredi di palazzo Milo Pappalardo con la sua sala soppalcata dedicata alla musica; e chiudere con le due tonnare, la Bonagia con la cappelletta dove il rais pregava prima della mattanza, e la tonnara San Giuliano, dimenticata dai fascisti e oggi un tesoro da recuperare. Un passo indietro per ritrovare le chiese: conchiglie e frutti sorgono tra gli stucchi scenografici della Cappella della Mortificazione, marmi mischi e stucchi alla Badia Nuova.

Le leggende dei crocifissi: si narra che quello di Santa Maria dell’Itria rivestito in guscio di tartaruga sia rimasto al suo posto proprio per volere del Cristo in croce; e al crocifisso di San Domenico sono stati attribuiti diversi miracoli. San Pietro, invece, fa storia a sé: è l’unica chiesa a cinque navate e custodisce l’organo più complesso d’Europa, costruito nella prima metà dell’1800. Semplicemente una città dove i tesori vanno solo riscoperti.