Veleni al Comune di Erice, archiviate le accuse del vice sindaco Catalano contro sindaca e altre sei persone

Archiviate dal gip Samuele Corso del Tribunale di Trapani le denunce presentate dall’ex vice sindaco di Erice, Angelo Catalano, nei confronti di sette persone: la sindaca Daniela Toscano, l’imprenditore Riccardo Agliano, i consiglieri comunali Giuseppe Spagnolo, Giovanni Rosario Simonte e Vincenzo Di Marco, l’assessore Gianvito Mauro e il dirigente comunale Pietro Pedone.

Il giudice, nell’ordinanza depositata lo scorso 24 novembre, ha accolto la richiesta del pm Franco Belvisi che si era occupato della vicenda sottolineando, in via preliminare, che l’opposizione alla richiesta di archiviazione del pm, con la quale si chiedevano ulteriori approfondimenti investigativi, è stata presentata da Catalano ben oltre il termine di 20 giorni dalla notifica dell’avviso alla persona offesa.

Secondo il gip, inoltre, sono condivisibili le argomentazioni della Procura a sostegno dell’archiviazione del procedimento tra cui compare anche quella che essendo gli unici mezzi di prova addotti da Catalano le intercettazioni acquisite nell’ambito del processo a suo carico risoltosi con il patteggiamento della condanna, queste non possono essere utilizzate a carico dei sette indagati perché manca una serie di condizioni previste dalla legge.

Riccardo Agliano era accusato di avere falsamente incolpato, nel verbale di sommarie informazioni rese al pubblico ministero nel febbraio 2019, Angelo Catalano ritenendolo responsabile, pur sapendolo innocente, di abuso di ufficio e corruzione.

Giuseppe Spagnolo era accusato di avere, nella qualità di consigliere comunale di Erice, nel corso di conversazioni intercorse con l’ex consigliere comunale Luigi Manuguerra e registrate da quest’ultimo, e nel corso di svariate comunicazioni telefoniche con Daniela Toscano, offeso la reputazione di Catalano, sostenendo, nella conversazione con Manuguerra, di nutrire dubbi e perplessità sull’entità delle risorse pecuniarie di Catalano e sul suo eccessivo tenore di vita rispetto alle entrate finanziarie. Nel corso della comunicazione con Toscano aveva anche pronunciato espressioni di disistima nei confronti di Catalano.

Gian Rosario Simonte era accusato di avere offeso la reputazione di Catalano nel corso di conversazioni telefoniche intercorse con la sindaca Toscano. Di comportamenti analoghi era accusato anche Vincenzo Di Marco così come la stessa sindaca nel corso di conversazioni telefoniche con – tra gli altri – Simonte e Di Marco, con l’ex assessore comunale Ciaravino, con Giacomo Tranchida, allora presidente del Consiglio comunale di Erice, con l’allora sindaco di Valderice Mino Spezia, con l’imprenditore Bucaria e con l’assessore comunale Mauro.
Secondo il gip si trattò di “giudizi di natura politica, ancorché espressi con
parole aspre e forti”, tali quindi, da non integrare la fattispecie di diffamazione, anche perché avvenute tra due soli interlocutori.

Anche l’assessore Mauro era accusato di aver offeso la reputazione di Catalano con una serie di commenti mentre Pedone era accusato di avere falsamente incolpato, pur sapendolo innocente, Catalano di una pluralità di reati, sostenendo innanzi ai Carabinieri del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Trapani e al pm che Catalano era “mosso da interessi personali nella selezione delle imprese a cui affidare l’esecuzione di lavori per conto dell’Ente”.