Nel pieno dell’estate, mentre la crisi idrica si acuisce e le forniture d’acqua diventano sempre più instabili, a Valderice il Comitato Operatori Turistici (COT) e l’associazione “Per il Bene del Paese” hanno lanciato un appello all’Amministrazione guidata dal sindaco Francesco Stabile: servono informazioni tempestive e soluzioni strutturali.
In un comunicato stampa, le due realtà civiche hanno denunciato non solo la mancanza d’acqua in molte zone del territorio, ma anche la carenza di trasparenza nella gestione dell’emergenza. A loro avviso, la totale assenza di previsioni ufficiali sull’erogazione, di aggiornamenti giornalieri e di un canale stabile di comunicazione con la cittadinanza sta generando solo confusione e sfiducia. Famiglie, imprese e operatori del Turismo – dicono – si trovano a dover affrontare un disservizio cronico senza sapere come organizzarsi.
Ma non si tratta soltanto di una denuncia. COT e “Per il Bene del Paese” hanno presentato al Comune una proposta tecnica per affrontare la crisi in maniera concreta e programmata. Il documento, firmato dai rappresentanti delle due associazioni, contiene un piano preliminare per il recupero e la rifunzionalizzazione dell’ex dissalatore comunale, abbinato all’utilizzo di un pozzo già esistente e collegato alla rete idrica. L’impianto, oggi inutilizzato e in stato di degrado, potrebbe essere riconvertito grazie a un intervento dal costo complessivo di 535mila euro, completamente finanziabile attraverso fondi PNRR, PO FESR Sicilia 2021–2027 e misure straordinarie per le aree interne.
Il progetto prevede una produzione giornaliera di circa 500 metri cubi d’acqua potabile mediante un moderno sistema di dissalazione a osmosi inversa. L’acqua prodotta, conforme alla normativa vigente, sarebbe gestita in regime pubblico trasparente, con tariffe stabilite secondo il Codice dell’Ambiente. Si prevede inoltre l’obbligo da parte dell’EAS, anche in fase di liquidazione, di ricevere e distribuire l’acqua trattata, secondo quanto previsto dalle leggi regionali e nazionali.
Tra le proposte avanzate c’è anche la revisione del sistema dei contatori, attraverso l’introduzione di dispositivi intelligenti a telelettura per migliorare la trasparenza nei consumi e ridurre le contestazioni.
L’impianto, una volta riattivato, sarebbe gestito da un operatore selezionato tramite appalto decennale, con obblighi precisi di manutenzione, monitoraggio della qualità e reportistica periodica. I costi di esercizio, stimati in circa 102mila euro annui, sarebbero coperti dalla tariffazione del servizio, senza alcun impatto per il bilancio comunale.
I proponenti sottolineano come non intendano sostituirsi ai tecnici comunali, ma offrire una base di partenza concreta e coerente con gli strumenti normativi vigenti. Alla proposta tecnica sono allegati un capitolato preliminare, una relazione economica, un piano di gestione decennale e una bozza di incarico professionale per i rilievi e le verifiche tecniche, da affidare con procedura diretta a esperti del settore.
Nel concludere la lettera inviata al sindaco, le due associazioni chiedono con urgenza non solo l’attivazione dell’iter progettuale, ma anche un cambio di passo sul fronte della comunicazione pubblica: servono aggiornamenti regolari sull’erogazione idrica, anche attraverso i social istituzionali o strumenti digitali dedicati.

















