Unire le riserve costiere e marine del trapanese per un Parco Nazionale: l’idea del WWF [AUDIO]

in questo articolo vi proponiamo tre interviste in due podcast ai sindaci di Paceco e Favignana ed al presidente del Centro studi WWF, per approfondire quanto anticipatovi nell’articolo Il WWF rilancia il progetto del Parco Nazionale delle Egadi e del Litorale Trapanese.


Gaetano Benedetto, storico presidente del WWF Italia e oggi alla guida del Centro Studi WWF, è stato a Trapani per illustrare la proposta di un grande Parco Nazionale che unisca tre aree naturali già esistenti: la Riserva delle saline di Trapani e Paceco, la Riserva dello Stagnone e l’Area Marina Protetta delle isole Egadi. Un progetto che punta a creare una gestione unitaria, una maggiore attrattività turistica e un equilibrio tra tutela ambientale e sviluppo economico.
Per ascoltare il podcast dell’intervista schiaccia PLAY:

Presidente Benedetto, cui prodest questa proposta di un Parco Nazionale che unisca tre riserve già esistenti?
Prodest a tutti. Il meccanismo della sinergia ha almeno tre vantaggi. Il primo è l’omogeneità nella gestione naturalistica: con un’unica governance si possono armonizzare gli approcci di tutela che oggi sono frammentati.
Il secondo vantaggio è la capacità di presentarsi sul mercato del turismo e della fruizione in modo più coerente e forte. Il “market territoriale” è la strategia vincente che in Italia si adotta dal Trentino alla Val d’Orcia: unire le forze anziché disperderle. Non più “vieni a Marsala” o “vieni alle saline”, ma “vieni al Parco Nazionale delle Egadi e del litorale trapanese”, dove puoi ammirare isole, saline e fenicotteri in pochi giorni.
Il terzo vantaggio riguarda la pianificazione: un piano del parco è sovraordinato agli altri e offre certezze agli investitori e agli imprenditori, riducendo i conflitti tra i vari piani regolatori o ambientali.

Nel progetto resterebbero comunque escluse le aree portuali e urbanizzate, corretto?
Esatto. Non c’è nessuna intenzione di “invadere” le aree produttive. Già oggi Rete Natura 2000 esclude il porto di Trapani, quello di Marsala e l’aeroporto di Birgi, e noi seguiamo lo stesso principio. Restano fuori anche i centri abitati e le zone maggiormente urbanizzate.
Il parco si innesta sulle aree naturalistiche e su quelle agricole, che diventano alleate strategiche nella tutela: l’agricoltura, infatti, può contribuire al mantenimento del territorio.

E le saline, che sono anche aree produttive, verrebbero tutelate?
Assolutamente sì. Le attività sostenibili resterebbero e avrebbero un plus valore: essere dentro un Parco Nazionale è un upgrade, un riconoscimento che dà valore al territorio e ai suoi prodotti.

La proposta risale al 2008. Perché sono passati così tanti anni senza risultati concreti?
Perché si sono susseguiti vari tentativi e visioni diverse: chi voleva un parco più ampio, chi solo per le isole, chi fino al Belice o allo Zingaro. Ma la norma parla chiaro: “isole Egadi e litorale trapanese”.
Il litorale naturale di riferimento è quello delle Egadi, cioè la costa del sale. L’unione tra l’area marina protetta delle Egadi e quella dello Stagnone (che deve ancora nascere) creerebbe una connessione perfetta.
E non dimentichiamo che lo Stato garantirebbe un finanziamento per la gestione del parco: un’occasione che sarebbe sciocco perdere.

Quindi un Parco come opportunità economica e non solo vincolo ambientale?
Esatto. L’obiettivo del WWF non è imporre un modello, ma stimolare il Ministero dell’Ambiente a riprendere il dossier e avviare il confronto sulla perimetrazione. Da lì si potrà discutere metro per metro, coinvolgendo la Regione e gli enti locali.
I parchi in Italia hanno generato economia: basti pensare a quelli dell’Appennino. Hanno valorizzato territori, tradizioni e identità. Qui invece c’è troppa frammentazione: uscire da questa polverizzazione e pianificare in modo coerente conviene a tutti.

Qualcuno teme che i comuni possano perdere sovranità sul proprio territorio. È così?
No, cambia solo il modo di esercitarla. Si passa da una gestione “monarchica” – dove ogni comune decide da solo – a una più “democratica”, condivisa tra tutti gli attori. È una governance partecipata di un bene comune più ampio.

E oggi, con la presenza anche di rappresentanti del governo regionale, si può dire che il tema è tornato sul tavolo.
Sì, abbiamo riaperto il file. E questa volta spero che non si chiuda più.


Interviste al sindaco di Paceco, Aldo Grammatico e al sindaco delle Egadi Giuseppe Pagoto.

Con il sindaco di Paceco, Aldo Grammatico, parliamo della proposta del WWF di creare una grande sinergia ambientale che unisca il Parco naturale delle saline di Trapani e Paceco, il Parco dello Stagnone e l’Area marina protetta delle isole Egadi. Un progetto che risale al 2008 e che oggi torna di attualità grazie a nuovi attori istituzionali e alla prospettiva di un riconoscimento MAB UNESCO per l’area.
Il sindaco di Favignana, Giuseppe Pagoto, interviene sul progetto del parco del litorale trapanese, che mira a unire le aree protette del territorio, e sull’impatto dell’ipotesi di un parco eolico offshore di fronte alle Egadi. Una riflessione sulle scelte ambientali, sul rispetto delle comunità locali e sulla necessità di un vero confronto pubblico.

Per ascoltare il podcast delle due interviste schiaccia PLAY:

questa la sintesi delle loro dichiarazioni:

Sindaco Grammatico, Il WWF ha presentato un’ipotesi di grande sinergia: unire il Parco naturale delle saline di Trapani e Paceco al Parco dello Stagnone e all’area marina protetta delle Egadi. Una prospettiva particolarmente importante anche per le amministrazioni comunali coinvolte.
Sì, parlo per il mio comune, assolutamente sì. È un progetto del 2008 che viene ripreso, forse perché adesso gli attori in campo sono diversi rispetto a qualche anno fa. Il Comune di Paceco è sicuramente interessato a questa possibilità: siamo alla continua ricerca di nuove opportunità. Dovremo valutare attentamente i vincoli che potrebbero ricadere sul territorio e su chi lo vive ogni giorno, ma di certo il Comune di Paceco sarà un attore principale in questa proposta e valuteremo con attenzione il da farsi.

Ultimamente si è parlato anche di un’altra prospettiva, quella dell’ingresso dell’UNESCO. Voi siete stati protagonisti di questo percorso.
Sì, siamo in corsa anche con il progetto MAB UNESCO, che peraltro interessa le stesse aree coinvolte nel progetto del parco. Per quanto riguarda il riconoscimento UNESCO, dovremmo avere notizie nell’arco di qualche mese e speriamo di poter rientrare tra le zone di interesse mondiale.

Ci sentiremo per quell’occasione, anche per ulteriori novità. Dal 2008 ad oggi il tempo per riflettere non è mancato.
Il tempo di ragionare c’è stato, sicuramente c’è stato chi lo ha fatto. Noi adesso entriamo in gioco, pronti a cogliere questa possibilità e opportunità.


Sindaco Pagoto, si parla di area marina protetta, di un grande parco del litorale che includerebbe anche le Egadi insieme alle saline di Trapani e Paceco e alla riserva dello Stagnone. È un progetto che nasce nel 2008, ma che sembra ancora in fase di discussione. Qual è la sua posizione?
Dal 2007, quindi da diciotto anni, non potevo non accogliere l’invito del WWF, per autorevolezza e capacità di proposta. Tuttavia, non condividiamo del tutto i termini utilizzati oggi: si è parlato di “ammagliamento” e di “marketing territoriale”. Non credo che le isole abbiano bisogno di marketing territoriale, e certamente non abbiamo bisogno di “ammagliarci”. È un termine che appartiene forse alla pesca, ma noi non ci faremo intrappolare, pur riconoscendo la bontà della provenienza della proposta.
Vorrebbero unire le isole Egadi alla costa di fronte, togliendo alcuni territori. È una proposta legittima, apprezzabile sul piano tecnico, che studieremo e approfondiremo. Ma non ci convince, per tanti motivi. Se dopo diciotto anni siamo ancora alla fase embrionale, significa che questo parco non ha la forza per concretizzarsi. Potremmo parlarne per generazioni: una è già passata e ancora siamo qui.
Mi fa piacere però che ci sia un approccio tecnico e politico. La nostra comunità, alle condizioni attuali, non è favorevole, anche perché non le conosce.

Quindi servirà approfondire meglio queste condizioni e confrontarsi sui contenuti concreti?
Assolutamente sì. Io sono venuto proprio per questo, non solo per ascoltare. Il WWF ha presentato una proposta scritta di natura tecnica, apprezzabile, che approfondiremo. Ci confronteremo nei tavoli di discussione, nei momenti di condivisione e di critica costruttiva. È importante riprendere il dialogo dopo tanti anni, anche perché esiste una norma e le norme vanno rispettate.
Personalmente, dico da tempo che sarebbe stato più semplice togliere la parola “Egadi” dal titolo “Parco del Litorale Trapanese e delle Isole Egadi”. Forse oggi quel parco sarebbe già realtà. Continuando così, non so dove si andrà: ci sono gli ottimisti e noi, che siamo realisti.

Passiamo a un altro tema: il Consiglio comunale di Favignana ha espresso una posizione unanime contro il parco eolico offshore previsto davanti alle isole. Ci spiega meglio la vostra posizione?
È molto semplice. Sulle isole abbiamo ancora centrali a gasolio e nessuno ci collega alla rete elettrica principale. Si parla di energia sostenibile, ma le nostre bollette non sono diminuite. Abbiamo già visto cosa è accaduto nella Valle del Belice, devastata dagli impianti eolici. Ora vogliono realizzare un parco offshore enorme, quasi quanto metà della provincia di Trapani, proprio di fronte alle Egadi.
Sono stati fatti studi perfino dai Faraglioni di Levanzo e da Marettimo per capire se le pale si vedono meno. Hanno cambiato più volte l’ampiezza del progetto, ma non hanno previsto misure di compensazione né coinvolto le comunità. E sembrerebbe che quell’energia non andrà neanche alla Sicilia, o almeno non alle aree direttamente interessate.
Ci dicono che nel Nord Europa questi impianti funzionano, ma qui dovremmo anche trarne dei benefici, non solo subirne le conseguenze. Noi vogliamo essere ascoltati: prima di subire decisioni calate dall’alto, vogliamo capire di cosa si tratta.

Sebbene il parco eolico sarebbe fuori dall’area marina protetta, le rotte potrebbero interferire con la fauna marina, come le migrazioni dei tonni.
Esatto. Mi piacerebbe che in questo territorio si parlasse di dare nuove quote di pesca ai nostri pescatori, che stanno scomparendo e rottamano i pescherecci. Mi piacerebbe parlare dei giovani che vogliono tornare a lavorare per mare, di un indotto vero. Cosa significa questo progetto per l’economia locale? Assumeranno operai, tecnici, ingegneri del nostro territorio? Di questo non si parla. Le decisioni vengono prese in tavoli lontani dalle nostre comunità.
Eppure, se la Capitaneria di Porto e gli uffici dell’Ambiente stanno istruendo le pratiche, significa che questo è mare di competenza siciliana e italiana, non acque internazionali. Quindi abbiamo il diritto – come cittadini e come amministratori – di capire di più.

Ora che c’è una presa di posizione ufficiale del Consiglio comunale, ci si aspetta un confronto serio con chi porta avanti il progetto.
Esatto. Ricordo che solo per caserme e carceri esiste la segretezza nelle opere pubbliche. In tutti gli altri casi serve trasparenza, confronto, unità. Non si possono imporre scelte senza senso alle comunità.
Grazie a voi per l’attenzione e per avermi dato modo di chiarire la posizione di Favignana.

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