Truffa ad Istituti religiosi, tra gli indagati un uomo di Paceco

Era stato sottoposto all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria il 42enne V V. di Paceco, indagato per truffa dalla Procura di Torino ma il Tribunale del Riesame della città piemontese, accogliendo l’istanza dei suoi avvocati Natale Pietrafitta e Luigi Pipitone, ha annullato la misura cautelare.

Soddisfatti per l’annullamento del provvedimento del gip torinese, i due legali tenteranno di smontare l’accusa dimostrando che l’uomo non ha nulla a che fare con la truffa ai danni di Istituti religiosi. Contro V.V. c’è il fatto che la carta Posta Pay con la quale sono state commesse le truffe è intestata a lui ma per gli avvocati non è improbabile che qualcuno possa essere entrato in possesso dei dati della carta per utilizzarla a insaputa del titolare.

Questo il meccanismo della truffa: una persona telefonava all’Istituto religioso e chiedeva di parlare con il suo rappresentante legale dicendogli che la Regione Piemonte aveva erogato, per errore, una cifra superiore a quella che effettivamente spettava e che, quindi, doveva subito essere restituita la differenza. Forniva poi i dati di una carta sulla quale effettuare il bonifico della somma ricevuta in eccesso. Qualcuno è caduto nella trappola ma poi, forse dopo una telefonata ai competenti uffici regionali, è scattata la denuncia e l’inchiesta. “Non sono mai stato a Torino, non so nulla di questa storia” si difende, però, l’indagato di Paceco.

L’operazione dei Carabinieri di Torino, scattata alla fine dello scorso mese di luglio, ha portato in totale a tre arresti e sei obblighi di firma con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla truffa. La banda avrebbe messo a segno, nei mesi scorsi, 41 raggiri in tutta Italia per un bottino complessivo di 110mila euro.

L’indagine ha permesso di individuare diversi prestanome intestatari di carte prepagate per l’accredito del denaro che erano poi ricompensati dai truffatori con percentuali variabili in base alla somma incassata.