Otto medici dell’ASP sono indagati nell’ambito dell’inchiesta sui ritardi nella refertazione degli esami istologici. Lo riporta un articolo pubblicato oggi sul Giornale di Sicilia.
La problematica è balzata nei mesi scorsi alla ribalta delle cronache, anche nazionali, dopo la denuncia di una donna di Mazara del Vallo.
Sulla vicenda sia l’Assessorato regionale alla Salute sia il Ministero avevano inviato propri ispettori presso l’ASP di Trapani il cui direttore generale Ferdinando Croce è stato poi rimosso.
Il fascicolo dell’indagine penale è ora nelle mani della Procura di Trapani che, dopo aver ricevuto gli atti dalla Procura di Marsala per ragioni di competenza territoriale, ha avviato una nuova fase delle indagini.
Secondo quanto emerge, i referti al centro dell’inchiesta sarebbero oltre 3.300, con almeno 352 diagnosi di tumore notificate ai pazienti con mesi di ritardo. In molti casi, questo avrebbe compromesso significativamente la possibilità di un trattamento tempestivo, con la patologia giunta ormai a stadi troppo avanzati per garantire cure efficaci.
Una situazione drammatica, che ha spinto la Procura a ipotizzare reati gravissimi: omicidio colposo, lesioni personali colpose e omessa vigilanza, secondo gli articoli 589 e 590 del Codice penale. L’indagine è condotta dalla sostituta procuratrice Antonella Trainito con il supporto operativo dei carabinieri del Nas di Palermo.
Gli otto medici destinatari degli avvisi di garanzia lavorano nelle Anatomie patologiche degli ospedali di Trapani e Castelvetrano. Si tratta, per ora, di un atto dovuto per garantire il diritto alla difesa degli indagati, ma rappresenta anche l’apertura di un’istruttoria giudiziaria che si preannuncia lunga e complessa.
La pm ha richiesto un incidente probatorio per accertare, tramite una consulenza medico-legale, l’impatto clinico dei ritardi sulla salute di dieci pazienti coinvolti.

















