Trapani volta pagina sul fronte urbanistico: dopo quindici anni dall’ultimo piano regolatore, l’amministrazione comunale avvia ufficialmente il nuovo Piano Urbanistico Generale (PUG), uno strumento che non si limita ad aggiornare le regole edilizie ma punta a ridisegnare il futuro della città secondo criteri di sostenibilità, rigenerazione urbana e qualità della vita.
Il Documento Preliminare, trasmesso alla giunta municipale per un “imprimatur” politico e che poi passerà alla deliberazione del Consiglio comunale che potrà proporre correttivi e modifiche, rappresenta il primo passo di un percorso che porterà nei prossimi anni alla definizione del nuovo assetto urbano del capoluogo. Nel frattempo, per evitare interventi incoerenti, alcune previsioni del vecchio PRG vengono sospese nella fase transitoria, in attesa dell’approvazione definitiva del nuovo strumento urbanistico.
Il nuovo PUG non rappresenta un semplice aggiornamento tecnico, ma segna un vero cambio di paradigma, a partire dal metodo con cui è stato elaborato. Il piano è stato redatto dalla Mate Engineering di Bologna, già incaricata dalla Regione Siciliana della redazione del Piano Urbanistico Regionale, e sarà tra i primi in Sicilia ad essere adottati secondo la nuova legge urbanistica regionale (LR 19/2020) che cambia radicalmente l’approccio alla pianificazione.
La nuova legge urbanistica siciliana introduce un’importante novità: le scelte urbanistiche devono essere sostenibili anche dal punto di vista economico. Il PUG non può limitarsi a disegnare la città, ma deve valutare le risorse disponibili e la capacità del Comune di finanziare infrastrutture e opere pubbliche.
Il piano diventa così la base giuridica del programma delle opere pubbliche, collegando previsioni urbanistiche, Valutazione Ambientale Strategica (Vas) e bilancio comunale. Nel Documento Preliminare si definisce un metodo: puntare a un equilibrio tra entrate e uscite, riducendo il ricorso a risorse pubbliche attraverso la perequazione urbanistica e il coinvolgimento dei privati.
Le entrate derivano soprattutto dall’attività edilizia (oneri di urbanizzazione, contributi di costruzione, IMU) e dovrebbero tornare a finanziare la città pubblica. L’obiettivo politico-amministrativo è chiaro: un PUG realistico, attuabile e finanziariamente sostenibile, capace di tradurre le scelte urbanistiche in interventi concreti senza pesare sui conti del Comune.
La normativa siciliana recepisce le linee guida europee e introduce principi finora poco praticati nella pianificazione locale: partecipazione, trasparenza e sostenibilità ambientale. Con il nuovo PUG si chiude, almeno nelle intenzioni, la stagione dei piani regolatori costruiti lontano dal confronto pubblico e riservati alle stanze della tecnica e della politica.
Si apre invece una fase nuova, che ha puntato a coinvolgere stakeholders come la Sovrintendenza, gli ordini professionali, ma anche associazioni ambientaliste, e a misurarsi con le grandi sfide contemporanee: il cambiamento climatico, la riduzione del consumo di suolo, la rigenerazione urbana e le nuove esigenze sociali ed economiche della popolazione. Una svolta necessaria e non più rinviabile e che ora dovrà dimostrare, nei fatti, di produrre risultati migliori rispetto al passato.
Il principio cardine del nuovo PUG è fermare l’espansione urbana indiscriminata e ridurre drasticamente il consumo di suolo, privilegiando il recupero dell’esistente.
La crescita edilizia non avverrà più occupando nuove aree agricole, ma attraverso la rigenerazione di quartieri degradati, il recupero di immobili inutilizzati o sottoutilizzati, la riqualificazione degli spazi pubblici.
L’analisi dello stato attuale della città, contenuta nel Documento Preliminare, mette nero su bianco criticità strutturali mai risolte: quasi la metà delle aree a standard previste dal vecchio PRG non è mai stata realizzata;
Trapani dispone di 12,45 metri quadrati di servizi e spazi pubblici per abitante, contro i 18 mq minimi previsti dalla legge; le maggiori carenze riguardano verde pubblico, impianti sportivi e scuole, soprattutto nelle periferie.
In sostanza, negli anni si è costruito molto, ma senza completare i servizi necessari per una città equilibrata.
Una scelta che segna dunque una discontinuità netta con il passato.
Il nuovo PUG individua nel centro storico e nei quartieri periferici le principali priorità di intervento.
Nel cuore della città l’attenzione si concentra su waterfront e parco marittimo, riqualificazione degli spazi pubblici,
valorizzazione del patrimonio storico e culturale.
Nelle periferie, emergono problemi storici di urbanizzazione incompleta, viabilità carente e scarsa qualità edilizia. Il piano punta a colmare queste disuguaglianze, portando servizi, verde e spazi di aggregazione anche fuori dal centro.
Tra i nodi strategici del nuovo PUG c’è il porto di Trapani, considerato un motore fondamentale per lo sviluppo economico. Centrale anche il ruolo della Zona Economica Speciale (ZES) tra porto e retroporto, pensata per attrarre investimenti e nuove attività produttive.
Il Documento Preliminare si fonda quindi su sei grandi “visioni” che delineano la città dei prossimi decenni:
una città nuova, sostenibile, attiva, accessibile, attraente e vivibile. Un impianto strategico che guarda non solo all’edilizia, ma anche a mobilità, ambiente, turismo, lavoro e inclusione sociale.
Non è solo un atto tecnico, ma una scelta politica e culturale: decidere che tipo di città Trapani vuole essere nei prossimi decenni: una città meno cementificata, più verde, più giusta nella distribuzione dei servizi e più attenta alla qualità della vita dei suoi abitanti.
Ora la vera prova sarà passare dal progetto alla realtà. E sarà il tempo, insieme al confronto pubblico, a dire se questa svolta urbanistica saprà davvero cambiare il volto della città.
Il nuovo PUG diventerà così un ulteriore termometro politico di questa amministrazione.
Non solo per ciò che prevede, ma per ciò che mette in discussione: vecchi equilibri, rendite di posizione e modalità di sviluppo consolidate.
La sfida, ora, è trasformare una visione strategica in scelte coerenti e condivise. Perché a Trapani, più che in altre città, l’urbanistica è sempre stata anche, e soprattutto, una questione politica.

















