«Io sarei il baro? Il sindaco lasci gli insulti e risponda a queste domande». Il presidente del Consiglio comunale di Trapani Alberto Mazzeo replica al sindaco Giacomo Tranchida dopo il duro scontro che ha caratterizzato la conclusione, ieri sera, della seduta a Palazzo Cavarretta e che ha portato il primo cittadino, la giunta e i consiglieri di maggioranza ad occupare l’aula consiliare.
Mazzeo respinge l’accusa di essere un «baro», rivoltagli ripetutamente da Tranchida, e fornisce la propria ricostruzione delle ragioni che lo hanno portato a dichiarare conclusi i lavori. «Il sindaco Tranchida mi accusa di essere un “baro” per avere concluso una seduta nella quale non vi erano più le condizioni per proseguire e per avere scelto di riunire la Conferenza dei capigruppo allo scopo di riconvocare tempestivamente il Consiglio comunale. Respingo questa espressione offensiva e rispondo punto per punto», afferma il presidente.
Il primo elemento indicato da Mazzeo riguarda l’assenza del segretario verbalizzante. Secondo il presidente del Consiglio, al momento della conclusione della seduta non sarebbe stato presente neppure un altro soggetto che potesse svolgerne le funzioni. Una condizione che, nella sua ricostruzione, non avrebbe consentito di proseguire regolarmente i lavori. «Il sindaco spieghi come avrebbe voluto proseguire i lavori in queste condizioni. La responsabilità del presidente è garantire il regolare svolgimento della seduta, anche quando questo comporta decisioni politicamente scomode», sostiene Mazzeo.
Il secondo punto della replica riguarda direttamente il PEF e la possibilità di procedere al prelievo del provvedimento. «Il sindaco sostiene che vi fossero i numeri per procedere al prelievo. Ma la presenza di una maggioranza favorevole non risolve una preclusione procedurale: in quella fase della seduta il punto non era più prelevabile», afferma il presidente, invitando Tranchida, qualora ritenga possibile una diversa interpretazione, a indicare la disposizione del regolamento consiliare sulla quale fonda la propria posizione. «Le regole dell’Aula valgono per tutti», aggiunge.
Mazzeo respinge, inoltre, l’interpretazione secondo cui la chiusura della seduta sarebbe stata finalizzata a impedire la discussione dei provvedimenti. Spiega di avere voluto riunire la Conferenza dei capigruppo proprio per arrivare ad una nuova convocazione in tempi rapidi e consentire al Consiglio di affrontare le questioni rimaste aperte. «Presentare questa scelta come un tentativo di impedire il confronto significa travisarne il senso. Il percorso indicato serve precisamente a riportare la questione in Aula», dichiara.
Un passaggio centrale della replica riguarda la vertenza di Formula Ambiente e i 15 lavoratori che temono di perdere il posto. Mazzeo dice di comprendere la preoccupazione dei dipendenti e delle loro famiglie, ma respinge l’attribuzione al presidente del Consiglio della responsabilità per la situazione. A suo giudizio, per tutelare i lavoratori occorrono «documenti chiari, impegni verificabili e un confronto serio con l’azienda e con gli uffici competenti». Per questo chiede al sindaco di spiegare quali iniziative siano state intraprese fino a questo momento, quali possibili alternative siano state esaminate e, soprattutto, quali garanzie concrete possano essere fornite sul futuro dei dipendenti. «Attribuire al presidente del Consiglio la responsabilità della vertenza attraverso un’accusa personale non offre alcuna soluzione ai lavoratori», sostiene Mazzeo.
La replica si sposta poi sul terreno delle risorse economiche e delle scelte di bilancio dell’amministrazione. Il presidente del Consiglio solleva una questione relativa alle somme destinate al settore dei rifiuti e a quelle utilizzate per le indennità degli amministratori. Mazzeo afferma che alla fine del 2025 sarebbero state reperite le risorse necessarie per mantenere le indennità degli amministratori ai livelli massimi, superando una riduzione che era stata precedentemente annunciata. Su questo punto chiede che vengano resi pubblici e illustrati i prospetti relativi alla variazione di bilancio e al PEG, ponendo una serie di domande al sindaco: quali somme sarebbero state sottratte ai capitoli riguardanti i rifiuti, quali sarebbero state destinate alle indennità e quali annualità sarebbero interessate dalle movimentazioni. In particolare, Mazzeo contesta una movimentazione di oltre 500 mila euro e chiede all’amministrazione di chiarirne composizione e destinazione.
«La domanda riguarda le priorità dell’amministrazione e l’impiego delle risorse pubbliche. Quando si parla del servizio rifiuti e dei lavoratori, ogni euro merita una spiegazione; lo stesso deve valere quando si finanziano le indennità degli amministratori», afferma Mazzeo. Il presidente conclude tornando sullo scontro istituzionale con Tranchida e distinguendo la legittimità del confronto politico dalle espressioni utilizzate nei suoi confronti. «Il sindaco può contestare le mie decisioni e chiedere che siano verificate nelle sedi competenti. Deve però motivare le proprie contestazioni e confrontarsi sui fatti. Definire “baro” il presidente del Consiglio offende la persona e mortifica il ruolo istituzionale che rappresenta». Mazzeo assicura che continuerà a garantire il confronto, il rispetto delle regole e una tempestiva convocazione dell’Aula, indicando due questioni sulle quali ritiene necessario fornire risposte: «Ai cittadini dobbiamo chiarezza sulle scelte di bilancio; ai lavoratori dobbiamo risposte sul loro futuro».

















