A Trapani, i familiari dei detenuti della Casa Circondariale “Pietro Cerulli” hanno lanciato una petizione per chiedere la riparazione del condizionatore guasto nella sala d’attesa dell’Istituto, un locale a vetri, posto all’esterno della struttura, che d’estate diventa invivibile.
L’iniziativa, pubblicata lo scorso 24 giugno su Change.org a QUESTO LINK e ha raccolto l’adesione di diversi cittadini, stanchi di affrontare temperature estreme in un ambiente che dovrebbe accogliere in modo dignitoso chi attende di incontrare un proprio caro dietro le sbarre.
La sala d’attesa del carcere trapanese è il primo e spesso unico spazio in cui genitori, figli, coniugi e amici si fermano prima dei colloqui. Un luogo di tensione, di emozioni, ma anche di lunghe attese. In estate, però, la situazione diventa insostenibile: “Il caldo è diventato insopportabile – scrive la promotrice dell’iniziativa – soprattutto per i bambini e le persone anziane che ci accompagnano. Si stancano ulteriormente a causa del calore”.
La richiesta è chiara: l’impianto di condizionamento deve essere riparato al più presto, e non si può accettare che venga ignorata una problematica tanto semplice quanto grave. “Può sembrare una questione marginale per chi non vive questa realtà, ma per noi è fondamentale. Il ristoro da un condizionatore funzionante non dovrebbe essere un lusso, ma un diritto”, si legge nel testo della petizione.
L’appello è stato rivolto alle autorità competenti del Ministero della Giustizia e alla Direzione del carcere trapanese. L’auspicio è che si possa procedere rapidamente alla manutenzione dell’impianto, evitando che le alte temperature estive trasformino l’attesa in un incubo.
L’iniziativa riporta alla luce un tema spesso invisibile: i diritti di chi vive la detenzione da fuori. I familiari dei detenuti non hanno commesso reati, ma subiscono le difficoltà di una burocrazia lenta e talvolta disinteressata. Anche una sala d’attesa può diventare simbolo di civiltà, o della sua assenza.

















