Un’emergenza silenziosa che continua a crescere, coinvolgendo sempre più giovani e famiglie, mentre la risposta delle istituzioni appare insufficiente.
A lanciare il grido d’allarme a Trapani è Gianni Di Malta, responsabile della comunità di recupero per tossicodipendenti della cooperativa sociale Anteo, già Saman.
Di Malta, in una lettera aperta, richiama l’attenzione sul fenomeno delle dipendenze e sulla necessità di riportare il tema al centro dell’agenda politica e sociale del territorio.
“I frequenti arresti per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti raccontano soltanto una parte del problema”, sottolinea. Dietro le cronache giudiziarie si nasconde, infatti, una realtà molto più complessa, caratterizzata da una diffusione sempre più capillare di crack, cocaina, hashish e nuove droghe sintetiche.
“A Trapani, come in molte altre realtà del Paese, il fenomeno sta crescendo con una velocità impressionante“, osserva Di Malta. “Non riguarda più soltanto contesti di marginalità sociale ma coinvolge studenti, lavoratori, professionisti e famiglie. Oggi non è raro sentire parlare di ragazzi di appena 13 o 14 anni che hanno già avuto contatti con queste sostanze”.
Una situazione che, secondo il responsabile della comunità terapeutica, rappresenta un enorme vantaggio per le organizzazioni criminali che continuano a trarre profitti milionari dal traffico di droga, alimentando un mercato che prospera sulla fragilità delle persone e sulla sofferenza delle famiglie.
Tra i segnali più preoccupanti evidenziati nella lettera c’è l’aumento delle richieste di accesso ai percorsi di recupero. “Oggi registriamo liste d’attesa sempre più lunghe per entrare nelle comunità terapeutiche”, spiega. “Una situazione che fino a pochi anni fa sarebbe stata impensabile e che dovrebbe rappresentare un campanello d’allarme per tutte le Istituzioni. Se aumentano le richieste di aiuto significa che il problema è molto più grande di quanto si voglia ammettere”.
A rendere ancora più complesso il quadro è la diffusione di sostanze particolarmente pericolose come crack, fentanyl e droghe sintetiche, spesso associate a gravi conseguenze sul piano neurologico e psichiatrico. Sempre più frequenti sono infatti i casi di cosiddetta “doppia diagnosi”, ovvero la contemporanea presenza di una dipendenza patologica e di un disturbo psichiatrico.
“Non si tratta soltanto di un’emergenza sanitaria”, sottolinea Di Malta. “È una questione sociale, educativa e di ordine pubblico che richiede risposte coordinate e una visione di lungo periodo”.
Nella sua analisi, l’operatore sociale pone l’accento soprattutto sull’assenza di programmi strutturati di prevenzione. Ricorda come l’ultima iniziativa organica promossa dal Comune di Trapani, in qualità di ente capofila del Distretto socio-sanitario D50, risalga all’amministrazione guidata dall’allora sindaco Girolamo Fazio attraverso il progetto CPD, Centro Polifunzionale Dipendenze. “Da allora, su questo fronte, sembra essere calato il silenzio”, afferma. “Eppure il fenomeno non è scomparso. Al contrario, è cresciuto, si è trasformato, è diventato più aggressivo e più difficile da intercettare”.
Da qui l’appello rivolto alle Istituzioni affinché il contrasto alle dipendenze torni a essere una priorità politica. Di Malta evidenzia come esistano risorse economiche che, a suo dire, non riescono a essere utilizzate efficacemente e chiede maggiori investimenti nella prevenzione, nei servizi territoriali, nelle scuole, nelle comunità terapeutiche e nel sostegno alle famiglie. “Non servono polemiche né rimpalli di responsabilità”, scrive. “Serve una presa di coscienza collettiva e una strategia concreta che coinvolga istituzioni, sanità, terzo settore, forze dell’ordine e mondo dell’educazione”.
La riflessione si conclude con una domanda diretta alla politica locale: “Quanto ancora dobbiamo aspettare prima che il tema delle dipendenze diventi una vera priorità?”. Un interrogativo che nasce dalla consapevolezza che dietro ogni numero ci siano storie personali, famiglie in difficoltà e giovani che rischiano di vedere compromesso il proprio futuro.
“Perché dietro ogni statistica c’è una persona. Dietro ogni dipendenza c’è una famiglia che soffre. E dietro ogni giovane che perdiamo c’è un pezzo di futuro che viene sottratto alla nostra comunità. Il silenzio non è più un’opzione”, conclude Di Malta.

















