Trapani e la sfida dell’acqua, del verde e dello sport: tra prevenzione e futuro [AUDIO]

Una città che convive con l’acqua, tra emergenze idrauliche, polemiche politiche e la necessità di ripensare il proprio sviluppo urbano.

L’ingegnere Orazio Amenta, dirigente del Comune di Trapani, affronta i nodi più delicati che stanno animando il dibattito cittadino: dal progetto Venturini alla messa in sicurezza del territorio, dai finanziamenti necessari alla riforestazione urbana, fino alla vicenda del Palazzetto dello Sport. Un confronto diretto e senza filtri su prevenzione, responsabilità e visione futura della città.
Per ascoltare il podcast dell’intervista schiaccia PLAY:


Ingegnere Amenta, negli ultimi giorni il Consiglio comunale è stato teatro di forti tensioni. Che cosa stava dicendo di così rilevante da scatenare tutto questo trambusto?
Credo ci sia stato un equivoco. Sono stato accusato di aver espresso giudizi politici, ma in realtà mi sono limitato a riportare un dato di fatto. Dopo sette alluvioni avvenute nel territorio di Trapani, il Comune risulta ancora classificato come “zona bianca” nel piano regionale dell’assetto idrogeologico. Questo significa che, secondo la Regione Siciliana, non esiste rischio idraulico. È evidente che in passato non siano state fatte le segnalazioni dovute.

Questa affermazione è stata però letta in chiave politica, soprattutto dall’opposizione. Perché il cosiddetto progetto Venturini che avete presentato a fine Gennaio, ha acceso così tanto il dibattito nel Consiglio comunale di sabato scorso?
Più che di opposizione parlerei di posizioni molto diverse anche al suo interno. Il progetto Venturini dimostra scientificamente che Trapani ha problemi idraulici strutturali, che non possono essere ridotti alla questione dei tombini ostruiti o delle pompe. Questa narrazione serve solo ad assolvere il passato. È una storia comune a molte città del Mezzogiorno, ma oggi conosciamo il costo di quelle scelte: circa 60 milioni di euro, senza contare il depuratore. Il valore del progetto non è solo tecnico, ma anche culturale, perché riscrive la storia urbanistica della città.

Sessanta milioni di euro sono una cifra enorme. È davvero realistico pensare di ottenere questi finanziamenti?
Davanti a uno dei maggiori esperti italiani in materia di alluvioni che lancia un allarme del genere, e considerando le reazioni preoccupate degli organi regionali – dal commissario per l’emergenza idrogeologica alla Protezione civile e all’Autorità di bacino – significa che lo studio è condiviso ai massimi livelli. Le risorse esistono. Basti pensare che a un piccolo comune del Messinese sono stati destinati circa 27 milioni di euro per mettere in sicurezza 300 abitanti. Qui parliamo di un capoluogo e di un rischio che coinvolge centinaia e centinaia di persone. Per il benessere collettivo serve uno sforzo collettivo, anche da coloro che pensano di vedere intaccati i propri interessi personali.

Se il progetto Venturini venisse approvato, che cosa cambierebbe concretamente per Trapani?
Cambierebbe la serenità delle persone. Non dovremmo più preoccuparci, a ogni pioggia intensa, di proteggere scantinati e seminterrati. Se finora questi fondi non sono arrivati è perché non è mai stato ufficialmente segnalato il rischio idraulico. È chiaro che introdurre vincoli significa anche frenare l’edificazione selvaggia degli ultimi anni, e questo tocca interessi forti. Da qui nasce gran parte del dibattito.

Trapani è davvero una città “che fa acqua da tutte le parti”?
Trapani è una città costruita sull’acqua. Con un’urbanizzazione non pianificata ha perso il suo equilibrio naturale. L’acqua prima o poi si riprende il suo spazio, e gli eventi climatici estremi lo dimostrano. Questo studio serve a dire una cosa semplice: prevenire è meglio che curare. Non aspettiamo vittime o danni irreparabili per intervenire. Oggi non è più solo il Comune a doversi far carico del problema: anche la Regione è molto preoccupata e si sta lavorando per una soluzione rapida.

piante di arancio amaro che abbelliranno Corso Italia

Accanto alla sicurezza idraulica c’è anche il tema ambientale. Che ruolo ha la riforestazione urbana che avete chiamato “Trapani Green“?
È fondamentale. Abbiamo ottenuto un finanziamento del Ministero dell’Ambiente per un progetto pilota che prevede la piantumazione di 2.500 alberi in aree urbane. Si parte da Corso Italia, una zona delicata, dove faremo molta attenzione alla mobilità pedonale. I lavori iniziano già questa settimana e dureranno circa tre mesi. È una sfida importante per Trapani.

Corso Italia e l’area tra Sant’Agostino e il Tribunale potrebbero diventare un nuovo volto della città?
Assolutamente sì. È una zona splendida ma ormai colonizzata dalle auto. Con l’arrivo di nuove strutture ricettive di lusso che sorgeranno in questo quartiere, va ripensata completamente, insieme alla mobilità. A breve partirà il progetto del BRT, il bus rapido che collegherà i parcheggi esterni al centro storico in pochi minuti. Senza dimenticare che già oggi esistono linee gratuite, moderne e poco conosciute, ideali per vivere il centro senza auto. È soprattutto una questione culturale.

Oggi però è anche una data importante per un’altra vicenda: la revoca della concessione del Palazzetto dello Sport. Che cosa succede adesso?
Negli ultimi mesi abbiamo lasciato parlare le carte, senza farci condizionare dal clamore mediatico. Oggi si chiude una storia complicata e sofferta. Non c’è nessun ultimatum: i 15 giorni previsti servono solo a consentire alla società concessionaria di rimuovere ciò che non è di proprietà comunale. Tutto avverrà in modo condiviso e verbalizzato, per evitare ulteriori problemi.

Possiamo sperare che presto il palazzetto torni a vivere, soprattutto per lo sport giovanile?
È l’augurio di tutti. Lo sport è un patrimonio della città e deve tornare ad esserlo anche in quello spazio. Speriamo davvero che si apra una pagina nuova per Trapani.

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