Trapani, confronto sull’oncologia del futuro tra multidisciplinarietà e nuove terapie [VIDEO]

L’evoluzione delle cure oncologiche passa sempre più da un approccio multidisciplinare e dall’impiego di terapie innovative capaci di garantire trattamenti personalizzati ed efficaci.

Su questi temi si è concentrata la conferenza “Oncologia: approccio multidisciplinare e nuove frontiere terapeutiche”, svoltasi a Trapani presso l’Hotel Crystal e organizzata dalla CDM Clinic di Trapani, struttura sanitaria che collabora anche con realtà di livello nazionale, con particolare attenzione all’ambito oncologico e all’applicazione delle più innovative proposte terapeutiche.

L’incontro ha rappresentato un importante momento di confronto, ponendo al centro il valore dell’integrazione nel percorso diagnostico e terapeutico del paziente oncologico. Ampio spazio è stato riservato all’analisi dell’efficacia e della sicurezza delle nuove strategie terapeutiche, oggi sempre più determinanti nel miglioramento della qualità delle cure.

Tra i relatori il professore Paolo Veronesi, figura di riferimento nel campo della senologia chirurgica e dell’Istituto Europeo di Oncologia.

Professore, oggi a Trapani si è parlato di approccio multidisciplinare nel percorso oncologico. Qual è il vero valore aggiunto di questo modello?
L’approccio multidisciplinare ha rappresentato una svolta nei trattamenti oncologici. È nato in modo strutturato con le breast unit per il tumore della mammella, oggi diffuse su tutto il territorio nazionale, e consente una presa in carico completa della paziente. All’interno di questi percorsi sono presenti tutte le competenze necessarie, dalla chirurgia alla terapia medica, dalla ricostruzione al supporto psicologico. I dati dimostrano che chi si cura in una breast unit ha circa il 20 per cento in più di possibilità di guarigione definitiva rispetto a chi si cura altrove, con un miglioramento significativo anche della qualità di vita.

Negli ultimi anni si è parlato molto dei progressi nelle terapie oncologiche. Quali sviluppi ritiene più promettenti per il futuro?
Negli ultimi 20-25 anni la vera rivoluzione è avvenuta nel campo delle terapie mediche. La chirurgia e la radioterapia sono diventate sempre più mirate ed efficaci, ma il salto più importante è arrivato con le terapie biologiche e, successivamente, con l’immunoterapia. In patologie come il tumore del polmone, del rene o il melanoma, oggi vediamo guarigioni o sopravvivenze molto lunghe, laddove prima si parlava di pochi mesi. La ricerca sta andando avanti velocemente e ogni anno vengono approvati nuovi farmaci sempre più efficaci. In alcuni casi, soprattutto nel tumore della mammella, queste terapie consentono addirittura di evitare l’intervento chirurgico e arrivare alla guarigione completa.

Quanto conta oggi la personalizzazione delle cure nel trattamento dei tumori?
È un aspetto fondamentale. In passato si curava la malattia, oggi sappiamo che dobbiamo curare la persona. Ogni paziente ha progetti, aspettative e priorità diverse, e lo stesso tumore può essere affrontato in modo differente a seconda della persona che lo ha. Ascoltare le pazienti è essenziale per costruire un percorso terapeutico condiviso e garantire l’adesione alle cure. Quando questo non avviene, purtroppo, si rischia che alcune persone rinuncino alle terapie e arrivino all’osservazione medica in fase avanzata, quando le possibilità di cura sono molto più limitate.

Durante l’incontro si è parlato anche di prevenzione. Quali azioni sono davvero efficaci oggi?
La prevenzione è centrale e si articola su due livelli. La prevenzione primaria riguarda la riduzione del rischio di ammalarsi attraverso corretti stili di vita: alimentazione sana, attività fisica, astensione dal fumo e limitazione dell’alcol possono ridurre il rischio oncologico di circa il 30 per cento. La prevenzione secondaria è la diagnosi precoce, che permette di individuare tumori in fase inizialissima, con possibilità di guarigione che sfiorano il 100 per cento. È fondamentale fare mammografie a partire dai 40 anni e integrare con l’ecografia già dai 30-35 anni, eseguita in centri qualificati, perché oggi riusciamo a diagnosticare tumori di pochi millimetri anche in donne giovani.

Guardando ai prossimi 10-15 anni, quali saranno le principali sfide dell’oncologia?
Non abbiamo certezze, ma iniziamo a vedere una luce in fondo al tunnel. Molti tumori oggi hanno percorsi terapeutici efficaci che portano alla guarigione più spesso rispetto al passato. Restano però alcune patologie ancora difficili da trattare, come il tumore del pancreas, delle vie biliari o alcuni tumori cerebrali, su cui bisogna concentrare maggiormente la ricerca. Un’altra grande sfida è superare le disuguaglianze territoriali, garantendo a tutti i pazienti le stesse possibilità di cura in ogni parte del Paese, riducendo la migrazione sanitaria e facendo conoscere meglio le eccellenze già presenti anche nel Centro-Sud. VIDEO

 

Alla conferenza era presente anche la commissaria straordinaria dell’ASP di Trapani, Sabrina Pulvirenti, con la quale abbiamo fatto il punto sulla implementazione della Brest Unit dell’ospedale di Trapani . VIDEO

 

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